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Ridurre le emissioni applicando la tecnologia della cattura della CO2 ad una centrale a gas costerebbe circa 60 euro per ogni tonnellata di anidride carbonica evitata. Farlo con il fotovoltaico circa 20 euro a tonnellata. Sostituire con i LED le lampadine a incandescenza, invece, per ogni tonnellata di CO2 ridotta darebbe anche un risparmio di 140-160 euro. Sono stime economiche tratte dall'ultima versione della famosa “curva” redatta dalla società di consulenza Mc Kinsey in cui si confrontano i costi di abbattimento della CO2 delle varie tecnologie. Numeri che rendono bene l'idea delle potenzialità di questa tecnologia di illuminazione nella transizione energetica necessaria e che si sta lentamente avviando.
Il tempo delle lampadine a incandescenza, che sprecano in calore la maggior parte dell'energia, d'altra parte come sappiamo è agli sgoccioli: già ora stanno venendo scalzate dalle fluorescenti compatte, o CFL, ed entro il 2016, assieme a tutte le lampade con classe di efficienza energetica “C”, in Europa andranno fuori produzione. Ma se le CFL sono state una rivoluzione rispetto alle vecchie lampadine a incandescenza, discendenti dirette della prima realizzata da Edison, tutti sono d'accordo nel dire che il prossimo capitolo della storia dell'illuminazione avrà per protagonisti i LED.
Troppi i punti di forza dei diodi che emettono luce, in inglese Light Emitting Diode, costituiti da un catodo, un anodo, un chip montato su di un supporto riflettore e che producono luce grazie al movimento di elettroni in un materiale semiconduttore drogato. I consumi prima di tutto. Se una lampadina a incandescenza ha un'efficienza luminosa tra i 10 e 15 lumen per watt e una fluorescente arriva massimo ai 90 (ma si ferma spesso sui 60), i LED superano i 120-130 e IMS Research prevede che al 2015 se ne fabbrichino con efficienze luminose fino a 180 lumen per watt . Insomma, tagliano la bolletta e non di poco. Altro plus, la durata: con la loro struttura semplice e robusta i LED arrivano a durare circa cinque volte più delle CFL e oltre 50 volte più delle lampadine a incandescenza: funzionano per oltre 50mila ore (dopo di che non si spengono ma cala la luce che producono), contro le 8-12mila delle fluorescenti e le circa mille di quelle a incandescenza.
Altre ancora le caratteristiche dei LED che li candidano a essere la lampadina del futuro. Sono piccoli e modulari, super resistenti a sollecitazioni e urti, quindi adatti a una quantità quasi infinita di applicazioni. Possono dare una gamma di colori molto ampia (milioni di colori con la stessa lampadina per quelli formati da diodi di 3 colori) e non producono quasi per nulla calore ne raggi ultravioletti. Infine - aspetto da non trascurare - a differenza delle fluorescenti compatte - non contengono mercurio o altri elementi difficili da smaltire. E, rispetto alle altre tipologie di lampadine, assai minore è la quantità di materia utilizzata nella fabbricazione.
Una potenzialità quella dei LED, che però non è ancora pienamente espressa. Il LED per ora si sta affermando decisamente solo in alcuni settori. Uno di questo è sicuramente l'illuminazione pubblica. Durevoli ed efficienti i LED sono l'ideale per l'illuminazione stradale anche perché sono direzionali, emettono cioè un fascio luminoso definito, riducendo al minimo l’inquinamento luminoso e permettendo anche di ridurre i punti luce.
Fonte http://www.qualenergia.it/articoli/20120126-il-futuro-illuminazione-sara...
TRA L'ALTRO L'EX SINDACO REVISORE, ATTUALE ASSESSORE AL BILANCIO DEL COMUNE DI GALLICANO, NON SI E' MAI PRESENTATO AI CONSIGLI COMUNALI DOVE ALL'ORDINE DEL GIORNO C'ERA PROPRIO SEVERA.
STRANEZZE DELLA POLITICA.
O FORSE NO.
Nel nostro paese dal 10 anni i consumi di energia per abitazione si sono ridotti solo del 2,6%: oltre 4 volte meno della media europea. In un grafico la variazione del consumo totale, elettrico e del riscaldamento, per abitazione nel periodo 2000-2009.
In questo grafico, fonte Enea su dati Eurostat, la variazione del consumo totale, elettrico e del riscaldamento, per abitazione nel periodo 2000-2009.

Nel 2009 il consumo energetico del settore residenziale nel nostro paese è stato di 26,0 Mtep, con un incremento del 3,2% rispetto al 2008. Il consumo di energia per abitazione mostra una riduzione del 2,6% del valore 2009 rispetto al 2000. Questo dato è notevolmente al di sotto della corrispondente variazione per la UE27 che risulta essere di -11,7% e delle riduzioni ottenute da Germania, Francia e Regno Unito.
Meglio degli altri in genere l'Italia ha fatto sul consumo elettrico per abitazione. Nel periodo considerato, si legge nell'ultimo rapporto Enea ha registrato una modesta riduzione (-1,8%), conseguenza dell’acquisto e utilizzo da parte dei consumatori di apparecchi elettrici più efficienti.
Il consumo termico per abitazione invece è leggermente aumentato, al contrario di quanto verificatosi per la maggior parte dei Paesi europei.
E' uscito il rapporto ENEA RAEE 2010 che fa il punto sull'efficienza energetica in Italia, clicca qui per leggere il rapporto.
Ci sono diversi documenti tecnici, ma uno in particolare è orientato ai cittadini (clicca sull'immagine sotto per leggerlo) e fornisce diverse semplici informazioni e consigli per il risparmio energetico.
Alcuni utili consigli
RIDUCI
SPEGNI
MUOVITI
Il 2011 è stato un anno turbolento per il fotovoltaico italiano. Il mercato è cresciuto, i prezzi sono scesi, ma i consumatori sono ancora confusi. Per questo, con l'anno nuovo, Qualenergia.it prova a fare un po' di chiarezza, fornendo alcuni semplici dati grazie a un rapido sondaggio realizzato tra alcuni installatori italiani.
Con i prezzi e gli incentivi attuali quanto rende investire in un piccolo impianto fotovoltaico? Siamo riusciti a desumere alcune ipotesi di investimento in varie zone della Penisola per due tipologia di impianti FV: 3 e 20 kWp. I risultati confermano che il fotovoltaico resta ancora un ottimo investimento.
Come sappiamo, con la nuova versione del conto energia entrata in vigore lo scorso maggio (qui la sintesi), la quota di incentivo per kWh prodotto diminuirà progressivamente fino al 2016. Per gli impianti domestici da 3 kW sugli edifici, nel corso del 2012 gli incentivi previsti dal quarto conto energia andranno dagli 0,274 euro per kWh di inizio anno agli 0,252 €/kWh del secondo semestre; per quelli da 20 kW, sempre su tetto, il premio nei primi 6 mesi di quest’anno sarà di 0,233 €/kWh e nel secondo semestre 0,206 €/kWh.
Ma anche i prezzi in questo ultimo anno sono scesi tantissimo: per dare un’idea, il valore di mercato di un modulo FV cristallino di basso costo a novembre 2010 era attorno a 1,60 €/Wp; ora ci sono prodotti venduti anche sotto 0,90 €/W. Un crollo di prezzo che ovviamente si riflette sul costo totale degli impianti, sul quale i moduli pesano per circa il 45%.
Per i consumatori ciò significa che, seppure con una diminuzione degli incentivi, il fotovoltaico è ancora un investimento interessante con tempi di ritorno piuttosto rapidi. Lo mostrano bene le ipotesi di investimento che abbiamo ottenuto consultando diversi installatori. Come detto, si tratta di preventivi per impianti da 3 e da 20 kW installati al Nord, al Centro e al Sud Italia che ipotizziamo possano entrare in esercizio nel primo semestre del 2012.
I costi medi per kWp installato che abbiamo rilevato si aggirano intorno a 3.400 € per gli impianti da 3 kWp e scendono fino a 2.500 per impianti da 20 kWp. Con una producibilità, variabile in base allla località di installazione, avremo a Milano impianti che produrranno circa 1.200 kWh annui per kWp installato, a Roma circa 1.450, mentre a Palermo arriveranno anche fino a 1.600.
Con gli incentivi del primo semestre 2012 e con la sovrapproduzione pagata 13-14 centesimi per kWh immesso in rete (ipotesi), considerati i consumi medi di una famiglia italiana e i conseguenti risparmi in bolletta, si possono stimare tempi medi di rientro dell'investimento molto più rapidi dei 9 anni che le aziende valutano solo nel 2009.
Per impianti da 3 kWp, mediamente i tempi di ritorno dell'investimento si aggirano intorno ai 5 anni e mezzo; al Sud si riesce a scendere fino a 4 e mezzo. Secondo i preventivi più economici bastano invece 5 anni per rientrare dell'investimento per un impianto da 20 kWp a Milano e addirittura sarebbero sufficienti meno di 4 anni a Palermo.
Facciamo qualche esempio. Consideriamo un impianto da 3 kWp (con scambio sul posto), il cui costo - secondo un preventivo che si colloca nella fascia di mezzo - ammonta a 10.150 € (Iva inclusa 10%), interamente pagato con capitale proprio. AMilano con una resa di 3.648 kWh/anno, l'impianto FV frutterebbe di incentivi 1.098,21 €/anno circa, da sommare a 510,80 € di risparmio in bolletta, per un totale di circa 1.609 €/anno. L’investimento si ripagherebbe in 6,3 anni e nei 20 anni di durata dell’incentivo si avrebbero benefici economici per 32.180 €: un guadagno netto di oltre 22mila euro, cui va aggiunto il risparmio in bolletta di cui si potrà usufruire nella restante vita utile dell’impianto (25-30 anni), oltre il periodo incentivato (vedi sotto).

Clicca qui per leggere l'articolo completo http://www.qualenergia.it/articoli/20120122-quanto-conviene-un-piccolo-impianto-fotovoltaico
Colorati e di diverso colore integrano la moneta corrente nel coprire il costo di un bene o di un servizio
In Italia 15.ooo soci e 3000 aziende. In centro è già boom.
NAPOLI — Un pagamento «solidale» per rendere il costo della vita più accessibile in un momento di grande crisi. Nasce da qui l’idea tutta napoletana di creare lo «Scec», una sorta di «moneta» che può essere utilizzata per saldare parte di una prestazione professionale o di un bene, salvando in questo modo il potere d’acquisto dei consumatori. Menti, di quello che ormai è un trend irrefrenabile: Aniello De Gennaro, Fabio Filippi, Giacomo Faiella, Vittorio Di Resta e Luca Vannetiello assieme all’associazione Masaniello.
E proprio Vannetiello, medico chiropratico, spiega la genesi e il segreto di un successo in rapida ascesa: «Il progetto è nato a Napoli e proprio per questo i primi Scec sono stati realizzati usando immagini a noi molto vicine. Tra quelle più note: la dea Partenope, il Vesuvio o Masaniello. Poi, visto che si affrontava un tema molto diffuso e particolarmente sentito, il tutto si è rapidamente esteso, allargandosi in tutta Italia. In questo, il ruolo di internet è stato essenziale. Molte associazioni che avevano ipotizzato di sviluppare iniziative analoghe hanno infatti colto la palla al balzo mettendosi in contatto con noi».
Ed è così che è nato quello che ora viene definito l’arcipelago dello Scec; in sostanza un coordinamento nazionale grazie al quale ogni regione si configura, appunto, come l’isola di un arcipelago. «Tengo a precisare — continua Vannetiello — che gli Scec non sono delle vere e proprie monete. Non possono essere convertiti con alcuna valuta, né si possono usare in modo esclusivo per acquistare un bene. E’ più corretto parlare di una sostituzione di prezzo, nella quale ogni Scec vale un Euro». E il mondo degli Scec è veramente ampio e dettagliato, come è semplice capire se ci si collega al sito www.scecservice.org. Dal portale si possono infatti attingere informazioni di ogni genere sul progetto e, soprattutto, si può scegliere di iniziare a provare questa innovativa metodologia di acquisto. È bene chiarirlo, senza cacciare un solo Euro. Basta registrarsi e immediatamente si ottiene un vero e proprio conto corrente con 100 Scec, che possono poi essere riscossi presso alcuni «Scec point» della città. Tutto incomincia da qui, e il concetto è molto semplice. «In sostanza — dice ancora il medico — una parte del prezzo viene sostituito con un prodotto che ha delle caratteristiche. Una particolarità dello Scec è che non si lega al debito, un fatto non da poco se si considera che oggi giorno non esiste settore che non sia inquinato da meccanismo del debito. E poi, tutti possono decidere di entrare a far parte di questo mondo».
In altri termini, qualsiasi professionista o titolare di un esercizio commerciale può decidere di adottare il sistema ed esigere dal consumatore, o dal cliente, solo una parte del prezzo in euro, sostituendo la differenza con Scec che poi a sua volta userà per acquistare parte di un altro bene o servizio. Un sistema che in Italia è stato adottato da più di 15mila soci, con tremila aziende iscritte. E solo tra Napoli e provincia ha coinvolto già più di 500 attività commerciali. Tra i più noti sostenitori in città, la cartoleria Fratelli Amodio di Portalba, le librerie di Dante e Descartes, la libreria Treves. E ancora le pizzerie I Decumani e Fratelli Sorbillo. La lista completa dei punti dove «spendere» i propri Scec è disponibile sul sito web, dove peraltro si può trovare risposta a qualsiasi altra domanda per iniziare a risparmiare
Raffaele Nespoli
Corriere del Mezzogiorno
Con l'approvazione della finanziaria 2012 dalla prossima legislatura si avrà un diminuzione dei consiglieri insieme all'abolizione del vitalizio con il passaggio al contributivo. La riduzione dei consiglieri regionali da 54 a 40 e degli assessori da 10 a 8, comporterà oltre 5 milioni di risparmio annui.
Approvata anche la soppressione del vitalizio ed il passaggio al sistema contributivo, ma anche questo a partire dalla prossima legislatura.
Nel complesso, nel 2009 il Consiglio toscano ha impiegato circa 30 milioni di risorse, nel 2010 29,9, e siamo passati a 25,260 milioni nel 2011 mentre nel 2012 ci siamo dati il traguardo di scendere ancora di altri 5-600 mila euro. L'obiettivo comunque non deve essere solo quello di 'potare' le assemblee legislative ma ridurre la macchina complessiva che sta intorno, mantenendo l'efficienza e l'efficacia.
Ancora riguardo ai tagli alla spesa Monaci ha ricordato anche l'eliminazione dell'indennità di missione per i consiglieri, anche se ha spiegato "di fatto avevamo deciso di non percepirla fin dall'inizio della legislatura".
Da questo sito (http://isegretidellacasta.blogspot.com/2011/11/il-tabellario-degli-stipendi-dei.html) abbiamo tratto un confronto fra gli stipendi guadagnati dai consiglieri , assessori, governatori nelle regioni italiane.
La Toscana fra le grandi regioni, risulta tra le più virtuose.

Prende il via la campagna “Acqua di casa mia”, un’iniziativa promossa dalla Coop. Una vera e propria etichettatura dell’acqua di rubinetto per aiutare i consumatori nei propri acquisti. Si parte dall’Emilia Romagna con la Coop Estense: tutti i punti vendita indicheranno i parametri registrati nel comune di riferimento e forniti dal gestore, oltre ai riferimenti per ottenere ulteriori informazioni.
L’etichetta dell’acqua di rubinetto sarà composta da sei parti e ciascuna riporterà non solo il valore registrato a livello locale, ma anche quello previsto o consigliato dalla legge. Presenti i dati chimico-fisici quali concentrazione di ioni H, cloruri, ammonio, nitrati e nitriti nonchè residuo secco a 180 gradi e durezza.
Come riferito durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa da Isa Sala, direttore Soci e Consumatori Coop Estense:
Esporre nei nostri negozi le etichette sulla qualità dell’acqua del rubinetto è una scelta forte e perfettamente coerente con i principi di tutela dell’ambiente e di promozione di un consumo consapevole, che sono tipici della nostra impresa.
“Acqua di casa mia” è un’iniziativa nata nel 2010 che inaugura ora una nuova fase operativa, studiata allo scopo di sensibilizzare i propri consumatori a un utilizzo più responsabile delle risorse idriche anche nell’ottica di una riduzione della CO2 derivata:
Invitiamo i nostri soci e consumatori a riflettere: è bene sapere che per l’imbottigliamento e il trasporto su gomma di 100 litri d’acqua che viaggiano per 100 km (ma mediamente ne fanno di più) si producono emissioni almeno pari a 10 kg di CO2. Se invece si sceglie l’acqua di rubinetto per ogni 100 litri erogati si emettono circa 0,04 kg di CO2.
Scusate il ritardo con cui pubblichiamo la risposta alla interrogazione di Gallicano C'è sulla gestione delle piscine comunali.
Clicca qui per leggere integralmente la nostra interrogazione


"Il bando sui sacchetti di plastica è un successo italiano, ma il commercio al dettaglio è inondato da finti bio-shopper. Per questo è urgente approvare una norma che definisca al meglio il concetto di biodegradabilità".
Così Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, è intervenuta il 12 gennaio alla conferenza stampa diAssobioplastiche a Roma. Gli italiani infatti, apprezzano molto il bando sui sacchetti non biodegradabili, come confermato anche dal sondaggio di Ispo commissionato da Assobioplastiche, ma ora serve un intervento normativo necessario a fare chiarezza sul concetto dibiodegradabilità e compostabilità dei sacchettidiffusi in commercio.
A un anno dall'entrata in vigore del bando, infatti, soprattutto il commercio al dettaglio è stato inondato da sacchetti di plastica tradizionale arricchiti con additivi chimici spacciati per "bio" ma che in realtà sono inquinanti quanto gli shopper banditi dal 1 gennaio 2011. Questi sacchetti, ad esempio, se usati per la raccolta differenziata dell'organico domestico,inquinano pesantemente il compost prodotto dagli impianti di compostaggio con frammenti di plastica, oltre a non degradarsi completamente qualoradispersi nell'ambiente.
"Chiediamo al ministro Clini di recuperare al più presto l'articolo deldecreto Milleproroghe approvato dal Consiglio dei ministri ma poi inspiegabilmente scomparso prima della firma del Presidente Napolitano, che prevedeva la regola dello spessore al di sotto del quale i sacchetti devono essere realizzati con materiali biodegradabili e compostabilisecondo la norma EN 13432 - ha aggiunto Rossella Muroni -. Solo in questo modo riusciremo a completare la rivoluzione italiana, partita con il bando e diventata un modello da seguire a livello mondiale, che ha fatto riscoprire ai cittadini del nostro Paese la sana abitudine dell'uso delle sportine riutilizzabili, fondamentali per ridurre concretamente l'uso dei sacchetti usa e getta".
Serve poi una campagna informativa sull'innovazione delle bioplastiche, recentemente oggetto di critiche da parte di alcuni soggetti evidentemente poco informati, perché sostenere che la loro produzione possa affamare il mondo togliendo spazio alle colture alimentari, vuole dire non conoscere il settore, che usa invece anche materiali vegetali di scarto che non avrebbero altri utilizzi.
Le biopastiche sono il futuro di questo settore e non a caso il rilancio di alcuni poli chimici italiani in difficoltà o smobilitazione, come Porto Torres o Terni, prevede proprio la riconversione dei cicli produttivi dalla vecchia chimica del petrolio alla nuova chimica verde delle materie prime rinnovabili.
Di M.Romagno http://www.alternativasostenibile.it/articolo/bioshopper-biodegradabile-o-compostabile-1401.html
Dal primo gennaio 2012 presso l’INPS è scattato un nuovo consistente blocco di procedure che dalla carta passano al canale telematico: dopo il traghettamento su Internetdi servizi storici come l’inoltro e la consultazione degli attestati di malattia per il datore di lavoro, la rivoluzione ICT procede verso la sua conclusione.
Mentre le sedi INPS territoriali sono chiamate a svolgere un ruolo consulenziale, Web e telefono diventano i canali - che già oggi sviluppano oltre 600mila contatti al giorno - per rispondere alle domande di procedura ed inoltrare le richieste per prestazioni e servizi.
Prestazioni
La richiesta di assegni familiari per lavoratori domestici e le domande di autorizzazione alla Cassa Integrazione Salariale Operai dell’Agricoltura (CISOA), per esempio, devono essere presentate online dal primo gennaio 2012.
Dal primo ottobre 2011, invece, sono passai online le domande per la maternità, i congedi parentali di lavoratori dipendenti e autonomi, gli assegni al nucleo familiare e l’assegno integrativo destinato a chi, durante il periodo di mobilità, inizia un nuovo rapporto di lavoro con una retribuzione inferiore alla precedente possono essere presentate solo online.
In tutti questi casi le richieste possono pervenire all’INPS solo online attraverso i seguenti tre canali :
a) direttamente via Web, sul sito dell’INPS, tramite PIN;
b) al telefono, contattando il contact center (numero verde) dell’Istituto;
c) rivolgendosi ai patronati o ai consulenti del lavoro, i quali forniranno i propri servizi telematici.
Le domande di pensione in regime internazionale, poi, migreranno sul Web dal 31 marzo del 2012.
La deadline finale per il trasferimento in Rete di tutte le prestazioni e i servizi dell’Inps è fissato per il 31 luglio 2012.
In sintesi, dopo la sperimentazione avviata dal 1 ottobre e conclusa il 30 novembre 2011 in relazione alle domande per visite mediche di controllo da parte dei datori di lavoro, dal 1 gennaio 2012 è partito un blocco consistente di procedure online (fatte salve ne nuove procedure legate alla riforma delle pensioni):
Dal 1 aprile 2012 si aggiungeranno le seguenti procedure:
Il 2012 si appresta a diventare quindi l’anno dell’addio alla carta per i servizi INPS. Una vera e propria sfida per un ente che eroga sia pensioni di natura strettamente previdenziale, derivate da rapporti assicurativi e finanziate con i contributi dei lavoratori e delle aziende, sia prestazioni di tipo assistenziale, proprie dello Welfare State, come le pensioni e gli assegni sociali e le provvidenze economiche agli invalidi civili.
Nel 2010 la spesa pensionistica INPS complessiva da Bilancio Assestato - previdenziale e assistenziale - è stata di 190.453 milioni di euro (+2,3% rispetto al 2009), comprensivi della spesa per l’erogazione delle indennità di accompagnamento agli invalidi civili, pari a 13.083 milioni di euro.
Una battuta d'arresto senza precedenti per la crescita dei biocarburanti: nel 2011 per la prima volta si è prodotto meno biofuel rispetto all'anno precedente. Lo mostrano chiaramente i dati dell'ultimo Oil Market Report dell' International Energy Agency (vedi tabella sotto e report allegato, biocarburanti a pagina 30). La stima della produzione nell'anno appena concluso è scesa, arrivando a 1.819 migliaia di barili al giorno, contro i 1.822 migliaia del 2010.
E' la prima volta che questo accade dopo 10 anni di espansione ininterrotta e anche le ultime prospettive di crescita dipinte dalla IEA sono ridimensionate (vedi secondo grafico). Secondo l'Agenzia la produzione mondiale dal 2011 al 2015 crescerà di 0,4 milioni di barili al giorno, mentre dal 2006 al 2010 era aumentata di 1 milione di barili al giorno.
Diverse le cause. In Brasile, secondo produttore mondiale, la produzione è stata influenzata da un raccolto magro di canna da zucchero e un prezzo dello zucchero piuttosto elevato. Negli Usa, maggior produttore mondiale, il mercato è saturo e dal 1 gennaio 2012 sono anche stati eliminati gli sgravi fiscali che da 30 anni supportavano il settore. In Europa l'industria deve fare i conti con glialti prezzi delle materie prime e la concorrenza estera: nel 2011 produzione in calo sia in Italia che in Spagna. La Cina ha ridimensionato i suoi progetti nel settore per timore dell'impatto che avrebbero sul prezzo dei generi alimentari.
“I biocarburanti sono vittime del loro stesso successo”, è la lettura che danno alcuni (come Damian Carrington sul Guardian). La ragione principale della battuta d'arresto infatti è la crescita di prezzo delle materie prime, che servono anche a scopo alimentare. E l'impennata del prezzo di cereali, zucchero e olii vegetali a sua volta è dovuta alla crescita della produzione di biocarburanti: ad esempio negli Usa il 40% del mais finisce nei serbatoi e la correlazione tra fame nel mondo e biofuel è stata denunciata da tempo dalle fonti più autorevoli
Fonte http://www.qualenergia.it/articoli/20120112-biocarburanti-fine-di-un-boom