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E' partita ieri, con il deposito presso la Corte di Cassazione di Roma dei quesiti referendari, la corsa per abrogare tutte le norme che hanno aperto ai privati le porte per la gestione dell'acqua. Non sarà un impegno facile per il Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua e per l'ampia aggregazione di associazioni (laiche, cattoliche, ambientaliste), movimenti, forze politiche e sindacali che sostengono questa "battaglia" per l'acqua pubblica: in tre mesi dovranno essere raccolte 500 mila firme necessarie per l'ammissione dei referendum.
Ma la partecipazione e i primi segnali che giungono dai territori, dove già si sono costituiti molti comitati referendari regionali e territoriali, non possono che essere interpretati con deciso ottimismo da parte degli organizzatori, che non solo pensano di centrare l'obiettivo minimo del numero necessario di firme raccolte, ma di arrivare a votare il referendum e raggiungere il quorum con la vittoria dei tre sì per l'acqua pubblica.
I quesiti referendari sono stati redatti da un'equipe di costituzionalisti (Gaetano Azzariti, Gianni Ferrara, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Nivarra, Stefano Rodotà) che hanno motivato tecnicamente la formulazione delle domande. Per reintrodurre nell'ordinamento giuridico italiano l'affidamento della gestione dell'acqua ad un soggetto di diritto pubblico (ad es. Azienda speciale), in attesa di una legge nazionale, non era sufficiente "attaccare" l'art. 15 del decreto-legge n.135/2009 (convertito in legge n.166/2009), ma anche abrogare alcuni articoli del Decreto Legislativo n. 152/2006 "Norme in materia ambientale".
Nelle motivazioni di carattere generale fondamento per il ricorso all'istituto referendario, i costituzionalisti hanno risposto ad una delle osservazioni più consuete di chi sostiene le ragioni del decreto Ronchi. «Soprattutto in beni come l'acqua a valore aggiunto assai basso, tra proprietà formale del bene e delle infrastrutture e gestione effettiva del servizio, vi è una tale asimmetria d'informazioni, al punto da far parlare di proprietà formale e proprietà sostanziale, ovvero il proprietario reale è colui che gestisce il bene ed eroga il servizio. Occorrerebbe perciò evitare argomenti fallaci che ruotano intorno alle false dicotomie pubblico-privato, proprietà-gestione e affermare con chiarezza che un bene è pubblico se è gestito da un soggetto formalmente e sostanzialmente pubblico, nell'interesse esclusivo della collettività». Se poi aggiungiamo che non c'è un'Autorità di controllo nazionale (comunque necessaria con qualsiasi tipo di soggetto gestore) e che il controllo pubblico attuale può poco rispetto alle forme giuridiche di diritto privato, sono palesi i rischi della direzione di marcia scelta dal governo senza che l'Europa avesse chiesto nulla come invece è stato fatto credere.
La raccolta firme sui sottostanti quesiti inizierà nel fine settimana del 24-25 aprile, una data definita simbolo che il Forum dei Movimenti per l'Acqua «intende come la Liberazione dell'acqua dalle logiche di profitto».
Fonte greenreport.it
CONCESSIONE PATROCINIO ALLA ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA TEAM PROMO SPORT PER LA MANIFESTAZIONE CICLISTICA DENOMINATA - IX GRAN FONDO CITTA' DI LUCCA - IN PROGRAMMA PER IL 25 APRILE 2010.
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CONCESSIONE PATROCINIO PER 6 EDIZIONE TROFEO MELOGRANO E SOSTEGNO DI SPESA PER ORGANIZZAZIONE GARA PODISTICA LOC. LA BARCA - SABATO 10 APRILE 2010.
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CONCESSIONE PATROCINIO PER CENA DEGUSTATIVA - IL CARCIOFO DI FURTEI 4 - ORGANIZZATA DALLA ASSOCIAZIONE BUFFARDELLO TEAM E CONDOTTA SLOW FOOD GARFAGNANA PRESSO IMPIANTI SPORTIVI DI GALLICANO IN DATA 13 MARZO 2010.
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Per il 68% dei cittadini toscani la salute delle popolazioni umane dipende in larga parte (cioè, in termini percentuali, per il 60-100%) dalla qualità dell'ambiente, mentre per il 23% l'incidenza dello stato dell'ambiente sulla salute è tra il 30 e il 60%. Le criticità ambientali che destano preoccupazione riguardano principalmente il "quello che mangio" (48%) e "l'aria che respiro" (46%): seguono a distanza "l'uso non controllato di prodotti chimici (detersivi, diserbanti, vernici - 14%)", il traffico (10%), "quello che bevo" (6%), mentre il 20% dei cittadini della regione ritiene equivalenti tutti i problemi elencati.
L’incentivo alle energie rinnovabili deriva da una direttiva della Comunità Europea, emanata nel 2001 al fine di indurre i Paesi membri a privilegiare la produzione di energia pulita. Da noi però la fantasia dei governi dell’una e dell’altra sponda è riuscita con talento a creare un’aberrazione tale per cui viene sostenuta la produzione tramite combustione di rifiuti urbani, residui di raffinazione e scarti industriali. Tutti processi altamente inquinanti.
Il finanziamento di queste attività è frutto di una delibera, chiamata CIP6, che il Comitato Interministeriale Prezzi italiano emanò il 29 aprile 1992. Per promuovere il ricorso alle fonti rinnovabili, si stabilì che chiunque producesse energia elettrica da tali risorse avesse il diritto di rivenderla al gestore dei servizi elettrici (allora Enel, poi diventato GSE) ad un prezzo maggiorato rispetto a quello normale di mercato. Il surplus sarebbe stato rimborsato dagli utenti finali, tramite un aumento del 7% sulla bolletta. E così è stato da allora.
Ma fin qui nessun problema: incentivare economicamente l’approvvigionamento di energia da fonti alternative ci può star bene. La particolarità (nonché la scorrettezza) tutta italiana sta nell’includere tra le fonti rinnovabili anche alcune che non sono tali, in particolare i rifiuti non biodegradabili. Accade così che, di quel 7% che esborsiamo su ogni bolletta, una parte (e guardando i dati si scopre che è cospicua) vada a sostenere gli inceneritori (detti anche termovalorizzatori).
Il sovrapprezzo assegnato alle fonti contemplate nelle disposizioni del CIP6 si compone di due parti: il “costo evitato”, relativo all’impianto, il suo esercizio, la manutenzione e l’acquisto del combustibile; l’”incentivazione”, basata sulla stima dei costi aggiuntivi per ogni singola tecnologia. Nonostante il nome fuorviante, non solo questa seconda componente bensì entrambe sono corrisposte dai cittadini nella bolletta. I “costi evitati” sono concessi per tutto il periodo di durata del contratto (fino ad un massimo di 15 anni), l’”incentivazione” per i primi 8 anni dall’entrata in funzione dell’impianto.
Nel 2001 giunge finalmente la Comunità Europea a chiarire cosa si debba intendere per fonti energetiche, emanando una direttiva specifica (2001/77/CE). Nell’art.2 di questa, sotto la dicitura “Definizioni”, si legge: “Ai fini della presente direttiva si intende per fonti energetiche rinnovabili le fonti non fossili (eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomassa)”. A seguire, si spiega che la biomassa è “la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali ed animali), nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani” e si precisa che "“Nel contesto di un futuro sistema di sostegno alle fonti energetiche rinnovabili non bisognerebbe pertanto promuovere l’incenerimento dei rifiuti urbani non separati”.
Nonostante ciò in Italia l’incenerimento dei rifiuti solidi urbani e industriali non biodegradabili continua a costituire un componente del carnet di fonti rinnovabili, aventi diritto alle sovvenzioni CIP6.
Di fronte a tale atteggiamento di indifferenza verso la direttiva, la Comunità Europea interviene nel novembre 2003 sottolineando ancora una volta cosa si debba intendere per fonti rinnovabili e chiarendo che le disposizioni della disciplina comunitaria per il sostegno di tali risorse “non si applicano agli aiuti per la produzione di energia da rifiuti non biodegradabili”.
GALLICANO. L’associazione Equa e Solidale Media Valle e Garfagnana, allarmata sui dati delle analisi del suolo effettuate dall’Arpat, scrive una lettera aperta ai sindaci di Barga, Gallicano e Bagni di Lucca, oltre che all’assessore all’ambiente della Provincia, all’Asl e all’Arpat stessa. «Apprendiamo con sconcerto che a seguito di analisi effettuate da Arpat su campioni di suolo prelevati in terreni a Fornaci di Barga, - si legge nella lettera aperta - è stata riscontrata la presenza di sostanze in eccesso rispetto ai limiti di legge. In particolare, gli eccessi sono rilevati per cadmio e diossine, entrambi inquinanti cancerogeni per l’uomo la cui presenza non può non creare preoccupazione per le ricadute sulla salute della popolazione. Le analisi confermerebbero le risultanze di altre analisi effettuate da un privato in alcuni dei terreni oggetto delle indagini Arpat, anch’esse evidenzianti la presenza di metalli pesanti in eccesso rispetto alle normativa».
Gli apparecchi di casa consumano anche quando sono semplicemente collegati alla rete. Azzera il consumo in stand-by e risparmierai fino al 10% sulla bolletta. Grazie al nostro semplice calcolatore puoi scoprire quanta energia bruciano gli elettrodomestici. Spunta gli apparecchi qui in basso, che tieni abitualmente con la spina inserita. Otterrai il calcolo dei tuoi consumi in bolletta e anche l'impatto che produci sull'ambiente in termini di anidride carbonica.
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Dal 2001 ad oggi i cittadini di tutta Italia hanno destinato una parte delle loro bollette elettriche ai cosiddetti Cip6, inventati per finanziare energie verdi ma poi, per un'anomalia tutta italiana, destinati al finanziamento occulto degli inceneritori. Ora i cittadini chiedono il rimborso.
La sigla Cip6 deriva da una delibera del Comitato Interministeriale Prezzi, la numero 6 appunto, che nel 1992 recepiva una norma europea di incentivazione alla produzione “verde” di energia.
In Italia però, unico paese in Europa in cui è successo questo, fu aggiunta la parolina “assimilate”, che di fatto aprì la strada al finanziamento occulto degli inceneritori. Da allora, questi impianti hanno fatto man bassa degli incentivi andando a raccogliere il 90% dei finanziamenti.
I Cip6 si sono rilevati un tesoro nascosto per i gestori degli inceneritori che hanno visto l'energia elettrica prodotta dagli impianti pagata tre volte il prezzo di mercato. Un Bengodi che ha fatto incassare, ad esempio all'inceneritore di Brescia, qualcosa come l'astronomica cifra di 450 milioni di euro.
Rimborso CIp6: il Coordinamento Gestione Corretta dei Rifiuti di Parma ha organizzato una serata per spiegare ai cittadini tutte le modalità di azione e per raccogliere al tempo stesso le adesioni
Il 7% di ogni bolletta elettrica viene utilizzato per sostenere i Cip 6, di fatto i contribuenti hanno finanziato negli anni impianti che bruciavano perfino scarti di raffineria e di lavorazioni industriali, oltre che plastica dai rifiuti urbani e molte altre sostanze inquinanti.
Ad oggi solo il 10% di questi soldi è stato veramente investito nelle vere rinnovabili come eolico, solare, idroelettrico. L'Italia è stata sottoposta a procedura di infrazione da parte dell'Unione Europea ed è stata condannata. Alla luce di questo c'è oggi la possibilità di chiedere, sia come aziende che come provati, la restituzione della somma che dal 2001 ad oggi è stata illecitamente usata. A condurre questa battaglia è l'associazione Diritto al Futuro che sta raccogliendo in tutta Italia le adesioni per poter poi procedere con la richiesta di rimborso.
Fonte terranauta.it
Il 7 aprile si festeggia la Giornata mondiale della salute che, sotto il titolo "La salute nelle aree urbane conta", affronta quest'anno il tema dell'urbanizzazione in relazione alla salute. Tre gli obiettivi principali dell’edizione 2010:
"La grande famiglia delle agenzie e dei programmi delle Nazioni Unite è coinvolta in tale sforzo: lavorare per ridurre l'inquinamento atmosferico e acustico, la congestione del traffico e la criminalità, contribuire al miglioramento delle abitazioni, della sanità e della sicurezza di acqua e cibo". Cosi' il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, nel suo messaggio in occasione della Giornata mondiale della salute 2010 con cui invita leader ed amministratori locali ad aderire all'iniziativa "1000 cities, 1000 lives".