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Auto a metano e GPL: boom nel 2011. Record per FIAT Punto e Panda

fotoComplici i rincari dei carburanti, che nel 2011 hanno portato il prezzo di verde e diesel sopra 1,7 euro al litro, le trasformazioni di auto a benzina in GPL o metano hanno fatto segnare risultati eccellenti negli scorsi dodici mesi. Nel complesso, tra GPL e metano, le conversioni verso i combustibili più economici e meno inquinanti sono state 124.380 vetture: 110.164 a GPL e 14.216 a metano.

I numeri li ha forniti il Ministero dei Trasporti, stilando anche la classifica annuale delle auto più trasformate. Al primo posto c’è la FIAT Punto con 8.731 trasformazioni a GPL e 1.952 a metano. Segue un’altra Fiat, la Panda: 6.067 a GPL e 1.231 a metano che lasciano ben sperare per il lancio ufficiale dei modelli della nuova Fiat Panda a GPL e metano “di fabbrica” che dovrebbero uscire a breve sul mercato. Al terzo e al quarto posto ci sono altra due vetture del gruppo italiano: la Lancia Ypsilon, con 3.787 a GPL e 641 a metano e la FIAT Grande Punto con 3.129 a GPL e 393 a metano.

 

Al quinto posto troviamo la Ford Fiesta, che ha fatto registrare 2659 trasformazioni a GPL e 332 a metano. Sesto e settimo posto per due Volkswagen: la Golf (2.310 GPL e 432 metano) e la Polo (1.494 e 309). Ottavo e nono altre due straniere: Renault Megane (1.410 e 206) e Mercedes Classe A (1.361 e 134). Chiude la classifica delle auto trasformate, in decima posizione, la FIAT Seicento con 1.437 auto in totale, 1.286 a GPL e 151 a metano.

 

Incentivi a parte, a spingere il passaggio dalla benzina al GPL o al metano, paradossalmente, è stato anche il diesel: con prezzi del gasolio ormai praticamente identici a quelli della senza piombo le auto turbodiesel sono meno attraenti che in passato. Se si cerca il risparmio inizia a diventare più conveniente non cambiare auto ma cambiare combustibile. E ci guadagna anche l’ambiente: non solo metano e GPL comportano minori emissioni di CO2 rispetto a benzina e gasolio, ma permettono anche di non rottamare l’auto e di tenerla.

Costruire un’automobile comporta un enorme consumo di materiali, acqua e energia. Demolirla non è da meno. Tenerla e portarla da un meccanico qualificato in grado di fare una buona messa a punto del motore e una trasformazione a GPL o metano è certamente la scelta ecologicamente più corretta. Lasciare l’auto a casa e usare i mezzi pubblici sarebbe ancora meglio.

 

Fonte: Ministero dei Trasporti

Interrogazione sugli SWAP sottoscritti dal Comune di Gallicano

Interrogazione sul Forum Giovani

Campagna per la promozione e la difesa del latte materno. Latte materno “Bene Comune”

fotoPensare che il latte materno – così prezioso – possa essere contaminato da sostanze inquinanti, terribili come la diossina, è insopportabile. Le associazioni insistono sulla necessità di interventi non più rinviabili.
Puoi aderire alla Campagna cliccando su http://www.peacelink.it/latte

Il Manifesto  per la difesa del latte materno comincia così: “Il latte materno è un Bene Comune di inestimabile valore“.

Allattamento al seno
LA CAMPAGNA NAZIONALE PER LA DIFESA DEL LATTE MATERNO

Non è una frase ad effetto: si parla di una realtà che ci è stata forse strappata di mano anche nel modo di rappresentarla (oramai quasi solo in termini medici o agiografici … una bella foto di altri tempi).

Grazie ad alcune associazioni, è ora in atto una “campagna nazionale per la difesa del latte materno”. I suoi promotori pensano che sia importante diffondere la pratica dell’allattamento al seno; per questo offrono informazioni sui suoi effetti sui bambini (effetti che si riflettono anche negli anni a venire) e ne sottolineano il valore per tutta la comunità, usando il concetto di “Bene Comune”.

Ecco le associazioni promotrici: ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente, IBFAN Italia, MAMI – Movimento Allattamento Materno Italiano, Minerva p.e.l.t.i. onlus, PeaceLink, Gruppo Allattando a Faenza, Mamme per la Salute e l’Ambiente onlus – Venafro.

IL LATTE MATERNO E’ IN PERICOLO

Le informazioni alle quali la campagna intende dare la massima diffusione includono – purtroppo – le conoscenze scientifiche riguardanti la contaminazione del latte materno da sostanze inquinanti. E’ necessario quindi che, in modo continuativo, le istituzioni realizzino un biomonitoraggio su sangue placentare e latte materno, specialmente nelle aree più inquinate.

L’Italia al momento non ha ancora ratificato la convenzione di Stoccolma  (sottoscritta nel 2004), che fissa limiti severi e rigide misure di controllo all’emissione in ambiente di sostanze inquinanti e persistenti; il Manifesto ora ribadisce la necessità di mettere al bando pratiche inquinanti, antiecologiche ed antieconomiche – quali l’incenerimento di rifiuti e biomasse – per privilegiare pratiche virtuose alternative.

Per salvaguardare il benessere degli esseri viventi, vanno imposti e rispettati vincoli normativi più rigidi e controlli più efficaci nei confronti degli insediamenti industriali e produttivi, soprattutto e con urgenza nei pressi di centri abitati e di zone in cui si praticano l’agricoltura, l’allevamento di bestiame e la pesca di pesci e molluschi.

Pensare che il latte materno possa continuare ad essere minacciato da pericolose sostanze inquinanti – in primo luogo da una sostanza terribile come la diossina – è insopportabile.

Per questo PeaceLink aderisce con convinzione a questa campagna nazionale.

Lidia Giannotti (http://www.peacelink.it/tools/author.php?u=462)

Interrogazione sulla gestione della struttura CIAF (ex cinema Cheli)

intrrogazione

Ordinanza chiusura scuole - Mercoledì 1 e Giovedì 2 Febbraio 2012

Visto il perdurare delle avverse condizioni meteorologiche per la giornata del 2 Febbraio 2012, ed in specifico per previsioni di precipitazioni a carattere nevoso sino a bassa quota e probabili formazioni di ghiaccio, si provvede con ordinanza del Sindaco n. 5/2012 alla chiusura in via precauzionale della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado di Gallicano per il giorno di GIOVEDI’ 2 FEBBRAIO 2012, al fine di garantire la pubblica e privata incolumità.

Ritorna il vuoto a rendere: lo stabilisce il decreto sulle liberalizzazioni

fotol vuoto a rendere tornerà a far parte della nostra vita quotidiana e dei nostri consumi. Così ha voluto infatti il decreto sulle liberalizzazioni presentato dal Governo Monti. In sostanza, nel momento in cui si compra un alimento, si paga una cauzione per la bottiglia o per il contenitore, i quali, una volta riportati al negozio, costituiscono motivo di restituzione dei soldi pagati per la cauzione. Non è possibile riuscire a capire quali saranno i materiali su cui è applicato il vuoto a rendere, ma sappiamo che in passato per lo più il tutto riguardava il vetro.

 


In realtà qualunque ogni tipo di imballaggio potrebbe essere soggetto ad una restituzione. Basti pensare al tetrapak, al cartone, all’alluminio e soprattutto alla plastica.

 

Ma siamo ancora in attesa di poter apprendere tutti dettagli, perché entro la fine del giugno di quest’anno arriverà un apposito decreto del Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, per stabilire tutte le norme che dovranno regolare il vuoto a rendere.

 

Lo specifico articolo contenuto nel decreto sulle liberazioni dice esattamente questo: “I venditori al dettaglio devono ritirare dai consumatori finali, contestualmente alla cessione del singolo prodotto, il deposito cauzionale, garantendo la restituzione dello stesso o la corresponsione di un titolo all’acquisto di valore almeno equivalente, a fronte della restituzione degli imballaggi usati.”

 

Il sistema dovrebbe configurarsi come un’apposita strategia per provvedere alla diminuzione della produzione dei rifiuti e per favorire il riciclo. Infatti, una volta restituiti, i materiali possono essere immessi di nuovo nel ciclo produttivo in nome della sostenibilità ambientale, risparmiando anche l’energia necessaria per la loro produzione.

 

Il vuoto a rendere è stato soppiantato dalla raccolta differenziata, ma su questo punto spesso le famiglie italiane sono indietro, senza contare tra l’altro i frequenti errori nella raccolta differenziata che ostacolano il riciclo. Il vuoto a rendere vuole essere una soluzione più efficace.

 

 

Fonte http://www.ciaccimagazine.org/?p=8065

Rifiuti, Federambiente: «Costi di gestione indifferenziato il doppio di quelli per differenziato»

fotoIl dato emerge dal Green Book 2012. Secondo il presidente Fortini, in Italia ancora il 40% dei rifiuti finisce in discarica, spesso senza aver subito alcun trattamento. La spesa media di una famiglia è 240 euro all’anno In Italia, i costi associati alla gestione dei rifiuti indifferenziati hanno un peso doppio sui costi totali rispetto a quelli per i rifiuti differenziati.

 

È uno dei dati più significativi contenuti nel Green Book 2012 di Federambiente e Utilitatis, presentato a Roma. Un rapporto che analizza gli «aspetti economici della gestione dei rifiuti urbani in Italia», spaziando dagli assetti istituzionali agli aspetti micro settoriali, fino allo studio dei bandi di gara.

Un altro dato interessante lo fornisce il presidente di Federambiente Daniele Fortini durante la presentazione: nel nostro Paese ancora il 40% dei rifiuti (con punte dell’80% al Sud, aggiunge l’ad di Ama Salvatore Cappello) finisce in discarica, spesso senza aver subito alcun trattamento utile per minimizzare il potenziale di inquinamento.

 

Per quanto riguarda i dati più strettamente economici, Utilitatis ha calcolato anche la spesa media di una famiglia per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti: un nucleo di tre persone che vive in un’abitazione di 80 metri quadrati nel 2011 ha speso in media 240,37 euro, «con un esborso più elevato nel Centro (279,76 euro all’anno) e al Sud (274,74) e inferiore al Nord Ovest (199,91)». In merito invece alla spesa dei Comuni, il rapporto evidenzia che nel 2009 (ultimo anno disponibile), «il costo della gestione (dei rifiuti, ndr) si attesta a 8,5 miliardi di euro, determinati per il 95% da spese correnti, con un aumento del 4% rispetto al 2008. Lazio e Lombardia sostengono i costi maggiori. Il costo pro capite medio sostenuto dagli enti locali è pari a 139,7 euro per abitante, mentre rispetto alle quantità gestite si raggiunge un costo medio di 263,8 euro a tonnellata».

 

Spendono meno i Comuni e gli Ato di medie dimensioni. di Veronica Ulivieri Eco dalle Città

 

Per scaricare il Rapprto: http://www.utilitatis.org/book/green_book/2012greenbook.html

Consiglio Comunale 12-12-2011

Sul canale "Gallicano c'è" Web Tv" è disponibile il Consiglio Comunale del 12/12/2011.

 

 

 

Consiglio Comunale 30-11-2011

Sul canale "Gallicano c'è" Web Tv" è disponibile il Consiglio Comunale del 30/11/2011.

 

 

 

Il futuro dell'illuminazione è a LED

 

Ridurre le emissioni applicando la tecnologia della cattura della CO2 ad una centrale a gas costerebbe circa 60 euro per ogni tonnellata di anidride carbonica evitata. Farlo con il fotovoltaico circa 20 euro a tonnellata. Sostituire con i LED le lampadine a incandescenza, invece, per ogni tonnellata di CO2 ridotta darebbe anche un risparmio di 140-160 euro. Sono stime economiche tratte dall'ultima versione della famosa “curva” redatta dalla società di consulenza Mc Kinsey in cui si confrontano i costi di abbattimento della CO2 delle varie tecnologie. Numeri che rendono bene l'idea delle potenzialità di questa tecnologia di illuminazione nella transizione energetica necessaria e che si sta lentamente avviando.
Il tempo delle lampadine a incandescenza, che sprecano in calore la maggior parte dell'energia, d'altra parte come sappiamo è agli sgoccioli: già ora stanno venendo scalzate dalle fluorescenti compatte, o CFL, ed entro il 2016, assieme a tutte le lampade con classe di efficienza energetica “C”, in Europa andranno fuori produzione. Ma se le CFL sono state una rivoluzione rispetto alle vecchie lampadine a incandescenza, discendenti dirette della prima realizzata da Edison, tutti sono d'accordo nel dire che il prossimo capitolo della storia dell'illuminazione avrà per protagonisti i LED.
Troppi i punti di forza dei diodi che emettono luce, in inglese Light Emitting Diode, costituiti da un catodo, un anodo, un chip montato su di un supporto riflettore e che producono luce grazie al movimento di elettroni in un materiale semiconduttore drogato. I consumi prima di tutto. Se una lampadina a incandescenza ha un'efficienza luminosa tra i 10 e 15 lumen per watt e una fluorescente arriva massimo ai 90 (ma si ferma spesso sui 60), i LED superano i 120-130 e IMS Research prevede che al 2015 se ne fabbrichino con efficienze luminose fino a 180 lumen per watt . Insomma, tagliano la bolletta e non di poco. Altro plus, la durata: con la loro struttura semplice e robusta i LED arrivano a durare circa cinque volte più delle CFL e oltre 50 volte più delle lampadine a incandescenza: funzionano per oltre 50mila ore (dopo di che non si spengono ma cala la luce che producono), contro le 8-12mila delle fluorescenti e le circa mille di quelle a incandescenza.
Altre ancora le caratteristiche dei LED che li candidano a essere la lampadina del futuro. Sono piccoli e modulari, super resistenti a sollecitazioni e urti, quindi adatti a una quantità quasi infinita di applicazioni. Possono dare una gamma di colori molto ampia (milioni di colori con la stessa lampadina per quelli formati da diodi di 3 colori) e non producono quasi per nulla calore ne raggi ultravioletti. Infine - aspetto da non trascurare - a differenza delle fluorescenti compatte - non contengono mercurio o altri elementi difficili da smaltire. E, rispetto alle altre tipologie di lampadine, assai minore è la quantità di materia utilizzata nella fabbricazione.
Una potenzialità quella dei LED, che però non è ancora pienamente espressa. Il LED per ora si sta affermando decisamente solo in alcuni settori. Uno di questo è sicuramente l'illuminazione pubblica. Durevoli ed efficienti i LED sono l'ideale per l'illuminazione stradale anche perché sono direzionali, emettono cioè un fascio luminoso definito, riducendo al minimo l’inquinamento luminoso e permettendo anche di ridurre i punti luce.

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Ridurre le emissioni applicando la tecnologia della cattura della CO2 ad una centrale a gas costerebbe circa 60 euro per ogni tonnellata di anidride carbonica evitata. Farlo con il fotovoltaico circa 20 euro a tonnellata. Sostituire con i LED le lampadine a incandescenza, invece, per ogni tonnellata di CO2 ridotta darebbe anche un risparmio di 140-160 euro. Sono stime economiche tratte dall'ultima versione della famosa “curva” redatta dalla società di consulenza Mc Kinsey in cui si confrontano i costi di abbattimento della CO2 delle varie tecnologie. Numeri che rendono bene l'idea delle potenzialità di questa tecnologia di illuminazione nella transizione energetica necessaria e che si sta lentamente avviando.

 

Il tempo delle lampadine a incandescenza, che sprecano in calore la maggior parte dell'energia, d'altra parte come sappiamo è agli sgoccioli: già ora stanno venendo scalzate dalle fluorescenti compatte, o CFL, ed entro il 2016, assieme a tutte le lampade con classe di efficienza energetica “C”, in Europa andranno fuori produzione. Ma se le CFL sono state una rivoluzione rispetto alle vecchie lampadine a incandescenza, discendenti dirette della prima realizzata da Edison, tutti sono d'accordo nel dire che il prossimo capitolo della storia dell'illuminazione avrà per protagonisti i LED.

 

Troppi i punti di forza dei diodi che emettono luce, in inglese Light Emitting Diode, costituiti da un catodo, un anodo, un chip montato su di un supporto riflettore e che producono luce grazie al movimento di elettroni in un materiale semiconduttore drogato. I consumi prima di tutto. Se una lampadina a incandescenza ha un'efficienza luminosa tra i 10 e 15 lumen per watt e una fluorescente arriva massimo ai 90 (ma si ferma spesso sui 60), i LED superano i 120-130 e IMS Research prevede che al 2015 se ne fabbrichino con efficienze luminose fino a 180 lumen per watt . Insomma, tagliano la bolletta e non di poco. Altro plus, la durata: con la loro struttura semplice e robusta i LED arrivano a durare circa cinque volte più delle CFL e oltre 50 volte più delle lampadine a incandescenza: funzionano per oltre 50mila ore (dopo di che non si spengono ma cala la luce che producono), contro le 8-12mila delle fluorescenti e le circa mille di quelle a incandescenza.

 

Altre ancora le caratteristiche dei LED che li candidano a essere la lampadina del futuro. Sono piccoli e modulari, super resistenti a sollecitazioni e urti, quindi adatti a una quantità quasi infinita di applicazioni. Possono dare una gamma di colori molto ampia (milioni di colori con la stessa lampadina per quelli formati da diodi di 3 colori) e non producono quasi per nulla calore ne raggi ultravioletti. Infine - aspetto da non trascurare - a differenza delle fluorescenti compatte - non contengono mercurio o altri elementi difficili da smaltire. E, rispetto alle altre tipologie di lampadine, assai minore è la quantità di materia utilizzata nella fabbricazione.

 

Una potenzialità quella dei LED, che però non è ancora pienamente espressa. Il LED per ora si sta affermando decisamente solo in alcuni settori. Uno di questo è sicuramente l'illuminazione pubblica. Durevoli ed efficienti i LED sono l'ideale per l'illuminazione stradale anche perché sono direzionali, emettono cioè un fascio luminoso definito, riducendo al minimo l’inquinamento luminoso e permettendo anche di ridurre i punti luce.

 

 

 

Fonte http://www.qualenergia.it/articoli/20120126-il-futuro-illuminazione-sara...

CON I LAVORATORI IN CASSA INTEGRAZIONE E SENZA STIPENDIO L'ASSESSORE AL BILANCIO PIGNORA SEVERA PER 30.000 €.

TRA L'ALTRO L'EX SINDACO REVISORE, ATTUALE ASSESSORE AL BILANCIO DEL COMUNE DI GALLICANO, NON SI E' MAI PRESENTATO AI CONSIGLI COMUNALI DOVE ALL'ORDINE DEL GIORNO C'ERA PROPRIO SEVERA.

STRANEZZE DELLA POLITICA.

O FORSE NO.

 

Case ed efficienza energetica, i magri progressi dell'Italia rispetto agli altri

Nel nostro paese dal 10 anni i consumi di energia per abitazione si sono ridotti solo del 2,6%: oltre 4 volte meno della media europea. In un grafico la variazione del consumo totale, elettrico e del riscaldamento, per abitazione nel periodo 2000-2009.

 

In questo grafico, fonte Enea su dati Eurostat, la variazione  del consumo totale, elettrico e del riscaldamento, per abitazione nel periodo 2000-2009.

 

Nel 2009 il consumo energetico del settore residenziale nel nostro paese è stato di 26,0 Mtep, con un incremento del 3,2% rispetto al 2008. Il consumo di energia per abitazione mostra una riduzione del 2,6% del valore 2009 rispetto al 2000. Questo dato è notevolmente al di sotto della corrispondente variazione per la UE27 che risulta essere di -11,7% e delle riduzioni ottenute da Germania, Francia e Regno Unito.

Meglio degli altri in genere l'Italia ha fatto sul consumo elettrico per abitazione. Nel periodo considerato, si legge nell'ultimo rapporto Enea ha registrato una modesta riduzione (-1,8%), conseguenza dell’acquisto e utilizzo da parte dei consumatori di apparecchi elettrici più efficienti.

Il consumo termico per abitazione invece è leggermente aumentato, al contrario di quanto verificatosi per la maggior parte dei Paesi europei.

 

FOnte http://www.qualenergia.it/articoli/20120124-case-efficienza-energetica-edifici-Italia-Europa-variazione-2000-2009

ENEA - RAEE 2010 - Rapporto Annuale Efficienza Energetica

E' uscito il rapporto ENEA RAEE 2010 che fa il punto sull'efficienza energetica in Italia, clicca qui per leggere il rapporto.

 

Ci sono diversi documenti tecnici, ma uno in particolare è orientato ai cittadini (clicca sull'immagine sotto per leggerlo) e fornisce diverse semplici informazioni e consigli per il risparmio energetico.

ENEA RAEE

 

Alcuni utili consigli

RIDUCI

 

Controlla la temperatura della tua abitazione. Riducendo la
temperatura ambiente di appena 1°C puoi tagliare i costi del 5-10% per
abitazione ogni anno.
? Riprogramma il termostato. Abbassando la temperatura di notte, o
quando in casa non c'è nessuno, e rialzandola al risveglio o al rientro in
casa, la bolletta sarà più leggera del 7-15%.
? Evita di raffreddare la casa troppo a lungo. Nel cambiare l'aria alle
stanze, ricorda di non lasciare la finestra spalancata troppo a lungo per
evitare che il calore esca per troppo tempo.
? Verifica la temperatura dell’acqua. E’inutile tenere il termostato del
boiler oltre i 60°C. Lo stesso vale anche per l'acqua necessaria al
riscaldamento.
? Fai attenzione alla regolazione del frigorifero: La temperatura
raccomandata per il frigorifero è tra 1 e 4°C e per il congelatore è -
18°C. Per ogni grado al di sotto di queste temperature il consumo
aumenterà del 5%.
? Non usare il ciclo di prelavaggio della lavatrice.
Le nuove lavatrici permettono di evitare questo passaggio e di
risparmiare il 15% di energia.
? Spegni il forno o i fornelli qualche minuto prima del termine della
cottura e lascia che il calore residuo completi l'opera.

 

  • Controlla la temperatura della tua abitazione. Riducendo la temperatura ambiente di appena 1°C puoi tagliare i costi del 5-10% per abitazione ogni anno.
  • Riprogramma il termostato. Abbassando la temperatura di notte, o quando in casa non c'è nessuno, e rialzandola al risveglio o al rientro in casa, la bolletta sarà più leggera del 7-15%.
  • Evita di raffreddare la casa troppo a lungo. Nel cambiare l'aria alle stanze, ricorda di non lasciare la finestra spalancata troppo a lungo per evitare che il calore esca per troppo tempo.
  • Verifica la temperatura dell’acqua. E’inutile tenere il termostato del boiler oltre i 60°C. Lo stesso vale anche per l'acqua necessaria al riscaldamento.
  • Fai attenzione alla regolazione del frigorifero: La temperatura raccomandata per il frigorifero è tra 1 e 4°C e per il congelatore è -18°C. Per ogni grado al di sotto di queste temperature il consumo aumenterà del 5%.
  • Non usare il ciclo di prelavaggio della lavatrice. Le nuove lavatrici permettono di evitare questo passaggio e di risparmiare il 15% di energia.
  • Spegni il forno o i fornelli qualche minuto prima del termine della cottura e lascia che il calore residuo completi l'opera.

 

 

SPEGNI

 

  • Spegni le luci quando non ne hai bisogno. Spegnendo 5 lampadine lasciate accese dove non servono puoi risparmiare circa € 60 all'anno.
  • Passa alle lampadine a basso consumo: una sola di queste può ridurre la bolletta di 30 euro all’anno.
  • Quando è possibile, collega tutti gli apparecchi elettrici (TV,lettore DVD, impianto stereo) ad una presa multipla dotata di interruttore. Quando non li utilizzi, spegni semplicemente l'interruttore e taglierai i consumi di elettricità dal 5 al 10% . Gli apparecchi lasciati in stand-by, infatti, continuano a usare elettricità.

MUOVITI

  • Scegli una di queste alternative per recarti sul luogo di lavoro:bicicletta, car pooling, mezzi pubblici. In media, per ogni litro di benzina bruciato motore della tua auto vengono rilasciati in atmosfera oltre 2,5 kg di CO2.
  • Cerca di evitare i brevi percorsi in auto. Il consumo di carburante è molto più elevato a motore freddo.
  • Attenzione alla pressione degli pneumatici: se è inferiore a 0,5 bar, l'automobile utilizza il 2,5% in più di carburante.
  • Utilizza un olio a bassa viscosità per il motore, per lubrificare meglio la parti mobili riducendo l'attrito. Gli oli migliori possono ridurre il consumo di carburante e di oltre il 2,5%.
  • Non abusare dell'aria condizionata in auto. Quando l'accendi , il consumo e le emissioni di CO2 aumentano del 5% circa.

 

Quanto conviene un piccolo impianto fotovoltaico?

Il 2011 è stato un anno turbolento per il fotovoltaico italiano. Il mercato è cresciuto, i prezzi sono scesi, ma i consumatori sono ancora confusi. Per questo, con l'anno nuovo, Qualenergia.it prova a fare un po' di chiarezza, fornendo alcuni semplici dati grazie a un rapido sondaggio realizzato tra alcuni installatori italiani.

Con i prezzi e gli incentivi attuali quanto rende investire in un piccolo impianto fotovoltaico? Siamo riusciti a desumere alcune ipotesi di investimento in varie zone della Penisola per due tipologia di impianti FV: 3 e 20 kWp. I risultati confermano che il fotovoltaico resta ancora un ottimo investimento.

Come sappiamo, con la nuova versione del conto energia entrata in vigore lo scorso maggio (qui la sintesi), la quota di incentivo per kWh prodotto diminuirà progressivamente fino al 2016. Per gli impianti domestici da 3 kW sugli edifici, nel corso del 2012 gli incentivi previsti dal quarto conto energia andranno dagli 0,274 euro per kWh di inizio anno agli 0,252 €/kWh del secondo semestre; per quelli da 20 kW, sempre su tetto, il premio nei primi 6 mesi di quest’anno sarà di 0,233 €/kWh e nel secondo semestre 0,206 €/kWh.

Ma anche i prezzi in questo ultimo anno sono scesi tantissimo: per dare un’idea, il valore di mercato di un modulo FV cristallino di basso costo a novembre 2010 era attorno a 1,60 €/Wp; ora ci sono prodotti venduti anche sotto 0,90 €/W. Un crollo di prezzo che ovviamente si riflette sul costo totale degli impianti, sul quale i moduli pesano per circa il 45%.

Per i consumatori ciò significa che, seppure con una diminuzione degli incentivi, il fotovoltaico è ancora un investimento interessante con tempi di ritorno piuttosto rapidi. Lo mostrano bene le ipotesi di investimento che abbiamo ottenuto consultando diversi installatori. Come detto, si tratta di preventivi per impianti da 3 e da 20 kW installati al Nord, al Centro e al Sud Italia che ipotizziamo possano entrare in esercizio nel primo semestre del 2012.

I costi medi per kWp installato che abbiamo rilevato si aggirano intorno a 3.400 € per gli impianti da 3 kWp e scendono fino a 2.500 per impianti da 20 kWp. Con una producibilità, variabile in base allla località di installazione, avremo a Milano impianti che produrranno circa 1.200 kWh annui per kWp installato, a Roma circa 1.450, mentre a Palermo arriveranno anche fino a 1.600.

Con gli incentivi del primo semestre 2012 e con la sovrapproduzione pagata 13-14 centesimi per kWh immesso in rete (ipotesi), considerati i consumi medi di una famiglia italiana e i conseguenti risparmi in bolletta, si possono stimare tempi medi di rientro dell'investimento molto più rapidi dei 9 anni che le aziende valutano solo nel 2009.

Per impianti da 3 kWp, mediamente i tempi di ritorno dell'investimento si aggirano intorno ai 5 anni e mezzo; al Sud si riesce a scendere fino a 4 e mezzo. Secondo i preventivi più economici bastano invece 5 anni per rientrare dell'investimento per un impianto da 20 kWp a Milano e addirittura sarebbero sufficienti meno di 4 anni a Palermo.

Facciamo qualche esempio. Consideriamo un impianto da 3 kWp (con scambio sul posto), il cui costo - secondo un preventivo che si colloca nella fascia di mezzo - ammonta a 10.150 € (Iva inclusa 10%), interamente pagato con capitale proprio. AMilano con una resa di 3.648 kWh/anno, l'impianto FV frutterebbe di incentivi 1.098,21 €/anno circa, da sommare a 510,80 € di risparmio in bolletta, per un totale di circa 1.609 €/anno. L’investimento si ripagherebbe in 6,3 anni e nei 20 anni di durata dell’incentivo si avrebbero benefici economici per 32.180 €: un guadagno netto di oltre 22mila euro, cui va aggiunto il risparmio in bolletta di cui si potrà usufruire nella restante vita utile dell’impianto (25-30 anni), oltre il periodo incentivato (vedi sotto).

 

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Clicca qui per leggere l'articolo completo http://www.qualenergia.it/articoli/20120122-quanto-conviene-un-piccolo-impianto-fotovoltaico

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