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Con l'approvazione della finanziaria 2012 dalla prossima legislatura si avrà un diminuzione dei consiglieri insieme all'abolizione del vitalizio con il passaggio al contributivo. La riduzione dei consiglieri regionali da 54 a 40 e degli assessori da 10 a 8, comporterà oltre 5 milioni di risparmio annui.
Approvata anche la soppressione del vitalizio ed il passaggio al sistema contributivo, ma anche questo a partire dalla prossima legislatura.
Nel complesso, nel 2009 il Consiglio toscano ha impiegato circa 30 milioni di risorse, nel 2010 29,9, e siamo passati a 25,260 milioni nel 2011 mentre nel 2012 ci siamo dati il traguardo di scendere ancora di altri 5-600 mila euro. L'obiettivo comunque non deve essere solo quello di 'potare' le assemblee legislative ma ridurre la macchina complessiva che sta intorno, mantenendo l'efficienza e l'efficacia.
Ancora riguardo ai tagli alla spesa Monaci ha ricordato anche l'eliminazione dell'indennità di missione per i consiglieri, anche se ha spiegato "di fatto avevamo deciso di non percepirla fin dall'inizio della legislatura".
Da questo sito (http://isegretidellacasta.blogspot.com/2011/11/il-tabellario-degli-stipendi-dei.html) abbiamo tratto un confronto fra gli stipendi guadagnati dai consiglieri , assessori, governatori nelle regioni italiane.
La Toscana fra le grandi regioni, risulta tra le più virtuose.
È vero che gli inceneritori fanno male? Perché in Italia si continuano a costruire questi impianti mentre nel resto del mondo si stanno smantellando? Quali sono le possibili alternative? Sono queste alcune delle domande a cui Carlo A. Martigli, scrittore e giornalista, ha cercato di rispondere con un’inchiesta da cui è nato il docufilm “Sporchi da morire”, in uscita il prossimo autunno.
Il progetto, di respiro internazionale, è stato realizzato da Marco Carlucci, filmmaker indipendente già noto per “Il punto rosso”, con la collaborazione di numerosi esperti: medici, biologi, chimici, attivisti italiani e stranieri.
Carlucci, come è nata l’idea di realizzare un docufilm sui rischi alla salute degli inceneritori?
“Il film nasce da un incontro casuale con Stefano Montanari, direttore del laboratorio Nanodiagnostics di Modena. Assistendo a una delle sue numerose conferenze, sono rimasto profondamente colpito dalla tematica e anche affascinato dall’idea di realizzare un film documentario poco convenzionale. “Sporchi da morire” racconta la storia di una ricerca online che lentamente prende forma e sostanza. Sono stati utilizzati video di varia natura e provenienza: nostri reportage esclusivi, video inviati dagli utenti del sito o dalle associazioni, video virali del web, il tutto in uno stile volutamente ‘sporco’. Questo progetto affronta il tema della pericolosità degli inceneritori per svelare alle persone l’esistenza di una nuova forma d’inquinamento molto insidiosa, quella delle nanoparticelle. Ci siamo interessati anche delle centinaia di migliaia di persone che si stanno ammalando a New York, vittime delle nanopolveri da combustione scaturite dal crollo delle torri gemelle. Ma le nanoparticelle sono anche nei filtri per le macchine, nei cibi, nei farmaci, nelle armi moderne. In ogni caso, “Sporchi da morire” non descrive solo il pericolo ma anche le alternative sostenibili già attuate in molte parti del mondo”.
In Italia l’incenerimento è una delle pietre miliari su cui poggiano i piani di gestione dell’immondizia. Com’è la situazione lontano da qui?
“Fin dall’inizio non ho inteso realizzare un film sugli scandali italiani: sulla monnezza di Napoli, o sul business dei rifiuti. Il problema è molto più ampio e ogni paese ha il suo modus operandi. In Inghilterra, in Austria, in Francia, in Germania, persino negli Stati Uniti, ci sono problemi legati alla gestione dei rifiuti, agli impianti d’incenerimento, alla libertà d’informazione. In Italia però scontiamo il ritardo con cui abbiamo iniziato a occuparci del problema, e infatti siamo gli unici a non aver capito che bisogna risolverli. Rispetto alla Francia, per esempio, la differenza è sostanziale: due medici francesi, di opposto credo politico, hanno dato vita alla più grande associazione mondiale e allo studio più importante sugli effetti degli inceneritori. In Italia importanti politici, di opposte fazioni, sono concordi nel proporre come soluzione alla crisi dei rifiuti l’incenerimento”.
Gli impianti di incenerimento producono polveri tanto piccole che non possono essere filtrate né dal naso né dai bronchioli, penetrando, così, in profondità nei polmoni. Gli inceneritori, oltre alle polveri, generano metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico e cadmio, altamente nocivi per la salute. Possibile che nonostante questi dati si continui a credere che bruciare i rifiuti sia l’unica soluzione?
“Certo, perché il processo dell’incenerimento dei rifiuti è apparentemente purificatorio agli occhi delle persone. Poi, se si racconta che oltre a smaltire i rifiuti, si crea energia e non si inquina, diventa difficile per una persona che non ha le giuste informazioni avere dei dubbi concreti. Il problema vero degli inceneritori vecchi e nuovi è che, per poter essere produttivi, hanno bisogno di materia prima, cioè di quei materiali che potrebbero essere riciclati e compostati, creando così un nuovo business e posti di lavoro. Fino a quando costruiremo bocche di fuoco che hanno bisogno di rifiuti per poter funzionare, la raccolta differenziata non decollerà”.
Che idea si è fatto della cosiddetta emergenza Napoli?
“Il nostro documentario parte proprio dalla crisi di Napoli, dai rifiuti per le strade, per poi affrontare lo step successivo, ovvero la soluzione avanzata. Rispondo a questa domanda riprendendo un concetto espresso nel film da Paul Connett, guru mondiale di Zero Waste: quando ci sono due comuni che sono distanti due chilometri, e uno ha il 5% di raccolta differenziata e l’altro il 70%, non è più un fatto “culturale”, la cultura non può cambiare in due chilometri. È un problema di leadership”.
Fonte http://www.ciaccimagazine.org/?p=6468
Gli incentivi per l'energia fotovoltaica previsti meno di un anno fa con il terzo conto energia varato dal governo saranno rivisti (al ribasso) dal prossimo giugno. E' questo il punto centrale del decreto sulle energie rinnovabili licenziato questa mattina da Palazzo Chigi. Un testo che eliminando l'introduzione di un tetto di 8 mila MW per l'incentivazione dell'energia del sole, il punto più contestato dalla vastissima mobiltazione di associazioni e categorie dei giorni scorsi, salva quindi le apparenze di un ripensamento da parte del ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, ma di fatto rappresenta una pesantissima minaccia al futuro delle rinnovabili.
Il provvedimento uscito oggi dal consiglio dei ministri, che in teoria dovrebbe indicare al Paese come perseguire l'obiettivo obbligatorio del 17% di energia prodotta da fonti verdi entro il 2020 fissato dall'Ue, prevede il varo a giugno di un nuovo decreto con l'adeguamento delle tariffe incentivanti da parte del ministero dello Sviluppo di concerto con quello dell'Ambiente, fissando (e questo è uno dei punti più critici) tetti annuali alla potenza incentivabile. Chi in queste ore si è battutto per un cambio di rotta è convinto tra l'altro che i rapporti di forza tra i due dicasteri continueranno ad essere squilibrati. "Di fatto se ne occuperà Romani - denuncia il senatore del Pd Francesco Ferrante - e delegare a lui la riforma del fotovoltaico è come affidare a Dracula la riforma dell'associazione donatori di sangue". Il giudizio di Ferrante sul decreto odierno è pesantissima. "Dando per scontato che quella del tetto a 8 mila MW era una provocazione per alzare la posta, quella proposta paradossalmente era quasi meglio visto che a giugno saremo ancora lontani da quell'obiettivo e nel frattempo, non avendo certezze sul futuro, si fermeranno tutti gli investimenti".
Durissimo anche il parere di Legambiente. "La versione definitiva - dice Edoardo Zanchini - è praticamente il peggio possibile, tutta la mobilitazione e la trattativa di queste ore alla fine non ha portato a nulla. L'introduzione di tetti annuali alla potenza incentivabile rende il quadro per chi deve tirare fuori i soldi di massima incertezza, scoraggiando gli investimenti. Si rischia un gravissimo stop del settore già nel 2011, mentre gli aspetti positivi contenuti nel decreto non sono certo frutto dell'iniziativa del governo ma il semplice recepimento degli obblighi imposti da Bruxelles".
Oggi altre novità sono state introdotte anche per quanto riguarda la realizzazione di impianti su terreni agricoli. Sarà possibile infatti produrre al massimo 1 MW di energia fotovoltaica e utilizzare per gli impianti di produzione non più del 10% del terreno coltivabile. Una soluzione, quest'ultima, caldeggiata dal ministro delle politiche agricole, Giancarlo Galan. Norme nate per proteggere i campi dall'invasione di pannelli, ma che in questa formulazione secondo Ferrante rischia di provocare uno stop generalizzato dei grandi impianti.
Per quanto riguarda l'eolico, il taglio retroattivo degli incentivi (attraverso il meccanismo dei certificati verdi) viene fissato in un 22% anziché al 30% previsto nella versione originale.
Il decreto è poi condito con una serie di misure apparentemente a sostegno della diffusione delle rinnovabili, ma che visti i comportamenti tenuti sin qui dal governo appaiono decisamente velletari e "cosmetici". E' il caso dell'articolo in cui si stabilsce che "i progetti di edifici di nuova costruzione ed i progetti di ristrutturazioni rilevanti degli edifici esistenti prevedono l'utilizzo di fonti rinnovabili per la copertura dei consumi di calore, di elettricità e per il raffrescamento". In realtà Berlusconi e Tremonti bloccano e rinviano da tempo tanto l'entrata in vigore dei nuovi regolamenti edilizi quanto il varo della certificazione energetica degli edifici ai fini della compravendita.
FOnte repubblica.it (di VALERIO GUALERZI<!-- fine SOMMARIO -->)
Cerchiamo di affrontare il complesso tema dei costi: non avendo a disposizione molti dati sui reali costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti da parte di Se.Ver.A. cerchiamo di fare delle ipotesi.
Dalle fatture rilasciate al Comune di Gallicano nel 2009 risulta che Se.Ver.A. fa pagare lo smaltimento delll’indifferenziato al costo di 190 €/t .
Nel 2010 ci risultano aumenti pari al 4%, quindi saliamo a circa 198 €/t
I nuovi amministratori di Se.Ver.A. stanno dicendo che a questi costi l’azienda non è sostenibile, è necessario un aumento di circa il 40%, per cui saliamo a circa 277 €/t.
La prima cosa che salta subito all’occhio è che abbiamo i costi di smaltimento (e non solo quelli) maggiori di tutte le altre aziende della provincia (la media è pari a circa 160€/t ).
Dai dati 2009 risulta che sono stati raccolti rifiuti solidi urbani pari a 10.700 t, che hanno avuto un costo di smaltimento (fatturato ai comuni) di circa 2.188.000 €, che saliranno a 2.964.000 l’anno prossimo.
Quanto sarebbe il risparmio se si passasse dall’attuale 30% di raccolta differenziata al 65% previsto dalla legge? In questo caso si dovrebbero smaltire “solo” 5350 t di indifferenziato, per cui il risparmio sarebbe di 1.094.000 al costo attuale e 1.482.000 al probabile costo futuro.
Il costo di conferimento del differenziato non abbiamo dati per quantificarlo, ma se escludiamo il costo del trasporto, dovrebbe essere 0, anzi i consorzi che raccolgono gli imballaggi (CONAI, ecc) se i materiali sono qualitativamente ben differenziati (con frazioni estranee al 4-5%) pagano le seguenti cifre per i materiali conferiti (dati 2009):

Per cui se si riuscisse ad avere un’ottima differenziazione della RD, potremmo anche guadagnare dal conferimento alcune centinaia di migliaia di euro. Inoltre c’e’ da considerare che raggiungendo gli obbiettivi di RD fissati dalla legge non dovremmo più pagare multe per il conferimento dei rifiuti in discarica.
Questa sicuramente è una semplificazione, in mancanza di dati più precisi non si può far di meglio, ma non basta ad insinuare un ragionevole dubbio che un’altra strada si possa intraprendere?
Sempre a proposito di costi, viene spesso detto che per fare la RD servono nuovi mezzi e questo è un costo: vero, ma non è forse vero che per ammodernare l’inceneritore serve una cifra molto consistente e probabilmente superiore?
Probabilmente passando ad una raccolta differenziata spinta un aumento tariffario ci sarebbe, ma deve essere ben chiaro che sicuramente ci saranno tariffe esorbitanti se dovesse essere ammodernato l’impianto. La società senza aumenti tariffari dell’ordine del 40% produrrebbe perdite ogni anno fino alla eventuale messa in esercizio dell’impianto e stiamo parlando di anni.
Un’ultima osservazione sui termovalorizzatori: ad oggi abbiamo bisogno degli inceneritori per smaltire la parte non differenziata dei rifiuti, in attesa di trovare dei sistemi migliori maggiormente sostenibili, ma è indispensabile ridurre, riusare, differenziare e riciclare. Se questa è la strada vuol dire che nel prossimo futuro dobbiamo pianificare una diminuzione della capacità produttiva degli inceneritori e non un aumento, perchè se i rifiuti indifferenziati diminuiscono, quello che rimane è insufficiente (dal punto di vista economico) a tenere in vita gli impianti.
Increduli ed addolorati per la morte di Nicola Giannecchini, consigliere comunale di appena 34 anni di Borgo a Mozzano, porgiamo il nostro ultimo saluto.
Persona molto attiva e preparata, faceva parte anche del Comitato Ambiente di Diecimo che osteggia l’impianto di inceneritore che la Lucart voleva realizzare a Diecimo e quello che la ditta Alce vorrebbe costruire a Fornoli.
Oggi i funerali
In Gran Bretagna da ora è possibile scegliere i voli aerei low cost non solo in base a prezzi e orari, ma anche in base a quanta CO2 emettono. A proporre la novità è Fly.co.uk, uno dei leader del settore nel Regno Unito.
All'iniziativa hanno aderito oltre 140 societa' aeree che mettono a disposizione del sito tutte le informazioni necessarie, permettendo al consumatore di scegliere in che modo il volo che prenderà influenza l'atmosfera. E' davvero una importante novità per il mondo aereo che arriva nel momento in cui le compagnie cercano soluzioni antiemissioni aumentando ad esempio la percentuale di biocarburanti per il rifornimento.
Da il Tirreno — 20 luglio 2010 pagina 09 sezione: LUCCA
Al via del mossiere, con il tradizionale mortaretto, è iniziata sabato sera la XXXI edizione del Palio di S. Jacopo, tradizionale kermesse folcloristica che si concluderà domenica sera, in occasione della festa del patrono. Per la gioia delle migliaia di persone, assiepate nelle tre piazze e lungo il consueto anello paesano, lo spettacolo, offerto dai rioni, è stato di altissimo pregio. Carri allegorici di raffinata simbologia, con gradevoli effetti cromatici, vivaci scenografie, il tutto accompagnato da efficaci musiche e da pregiati e colorati costumi indossati dai numerosi figuranti e creati appositamente nelle sartorie rionali, si sono susseguiti creando un vortice di emozioni. Lo spettacolo di grande spessore artistico ha fatto passare in secondo piano anche la sfida fra i rioni, vera anima della manifestazione. Il numeroso pubblico, sia di parte che esterno, ha riservato scroscianti applausi a tutti e tre i rioni. Il difficile compito di esprimere un motivato giudizio legato alle qualità specifiche, come richieste dal regolamento della manifestazione per l’assegnazione dell’ambito “Cencio”, è a carico della apposita giuria tecnica, che sarà presente anche domenica sera. Per lo più l’opinione della piazza, dopo sabato sera, è per una sfida all’ultimo voto fra Monticello e Bufali, meno gettonato il Borgo Antico. Un plauso alla Pro Loco che, immettendo sul percorso piazza “Caponnetto” ed eliminando un secondo giro dei carri, ha sicuramente creato maggiore spettacolo e allargato la platea di pubblico.
E.S.
E' passato un anno esatto dalla nascita del sito ..... da allora abbiamo pubblicato oltre 750 pagine fra articoli, newsletter, delibere, interrogazioni, video e molte altre informazioni che riteniamo utili per i cittadini del comune di Gallicanio e non solo.
Speriamo abbiate apprezzato il lavoro svolto

Fonte AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro)
Arriva l’estate è c’è chi, per non arrivare pallido in spiaggia, si sottopone a ripetute sedute di lampada abbronzante. Ma c’è persino chi non riesce a farne a meno anche durante i mesi più freddi. Se il sole è stato infatti scagionato dall’accusa di essere la causa principale del melanoma (ma non di altri tipi di tumori cutanei), le lampade potrebbero esporre a rischi maggiori, soprattutto i più giovani.
Cosa sono
Per abbronzarsi si usano apparecchi che emettono vari tipi di raggi ultravioletti. Tuttavia, tra l’esposizione ai raggi solari e l’uso di un lettino ci sono differenze significative, che dipendono anche dal tipo di lampade. Queste possono essere di due tipi diversi: fluorescenti (emettono raggi UVA e UVB in una proporzione simile a quella dei raggi solari) o ad alta pressione (hanno una proporzione maggiore di raggi UVA ed espongono la pelle a un’irradiazione fino a 10 volte più intensa di quella del sole alle nostre latitudini). Le lampade ad alta pressione sono dotate di filtri parzialmente schermanti e devono essere mantenute in perfetta efficienza per evitare eritemi e ustioni cutanee.
Che cosa dice la scienza
In caso di esposizione prolungata, oltre all’arrossamento della pelle (eritema) si può verificare un’infiammazione della cornea e della congiuntiva, soprattutto quando gli occhi non sono adeguatamente protetti. Ma c’è di più: una recente analisi condotta dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione (IARC) e pubblicata sulla rivista Lancet Oncology ha rilevato che chi inizia prima dei 30 anni a usare i lettini solari vede aumentare del 75 per cento il rischio di essere colpito dal melanoma, il più pericoloso tumore della pelle.
Sempre secondo l’analisi i rischi maggiori riguarderebbero le persone con carnagione chiara e occhi azzurri, ma anche gli altri non sembrerebbero al sicuro. Inoltre, sbaglia chi ricorre all’abbronzatura artificiale pensando di potersi esporre al sole estivo in sicurezza: la colorazione della pelle ottenuta con i raggi UVA infatti non mette al riparo dalle scottature, causate dagli UVB su uno strato di pelle più superficiale.