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Sacchetti per la raccolta differenziata dell’organico (di Nadia Simonini)

Salute a tutti,
è vero che l’uso dei sacchetti di plastica di polietilene per il secchiello dei rifiuti di cucina è una pratica molto diffusa, però non è la scelta ottimale, infatti la plastica finirà per frammentarsi e si ritroveranno i frammenti nel compost. Quando il compost verrà usato come fertilizzante i frammenti di plastica finiranno nel terreno.

Ti chiedo, Egidio, perchè non fate una piccola rivoluzione nella raccolta differenziata dell’organico, finalizzata ad ottimizzare la qualità del compost che viene prodotto, scegliendo un sacchetto biodegradabile? Occorrono le conoscenze del tipo di sacchetto da acquistare, un minimo di organizzazione dei punti vendita dei sacchetti stessi (potrebbero ad esempio essere i negozi di alimentari, i supermercati), infine fare un po’ di informazione ai cittadini.
Come è noto, dal prossimo anno, la legge prevede la messa al bando dei sacchetti di plastica, quindi la mia proposta potrebbe anche consentire di precorrere i tempi.

Ci sono discussione sul tipo di sacchetto da adottare ed è chiaro che la riuscita dell’ottimizzazione dipende in gran parte dalla scelta proprio del tipo di sacchetto.
Da quanto mi risulta, non sono però un’esperta in materia, la scelta fondamentale è fra le cosiddette ‘bioplastiche ‘ e la carta.

Le bioplastiche sono di origine vegetale, ce n’è più di un tipo, ma quella che si trova spesso citata è il mater bi prodotto in Italia dalla Novamont. (Il brevetto Novamont prevede l’uso di mezzo kg di mais + 1 kg di olio di girasole per produrre 100 sacchetti), in alternativa ci sono dei tipi di carta riciclata molto robusta e resistente all’umidità (vedi ad esempio quella della SUMUS)

Non è difficile fare dei passi falsi, ad esempio non molto tempo fa le COOP avevano adottato un tipo di sacchetto da loro definito come biodegradabile, ma in realtà si trattava della solita plastica tipo polietilene, con in più un additivo per facilitarne la disgregazione; insomma i sacchetti non erano veramente biodegradabili, si sgretolavano e basta. Per biodegradabilità si intende che possono subire la decomposizione ad opera di batteri, con formazione di molecole semplici che rientrano nei cicli naturali. I frammenti di plastica purtroppo restano come inquinanti nei terreni e non possono certo essere decomposti dai batteri

Torniamo alle bioplastiche Purtroppo ci sono comunque dei pro e contro.
In primis i contrari sollevano il problema che se le coltivazioni, tipo mais e girasoli, vengono destinate alle produzioni di bioplastiche, come anche di biocombustibli invece che all’alimentazione– cosa che sui mercati internazionali è più redditizia – questo potrebbe innescare forti aumenti nei prezzi dei cibi, che potrebbe avere conseguenze disastrose, specialmente nei paesi più poveri
C’è anche il problema delle enormi quantità di acqua, fertilizzanti e pesticidi usati per le vastissime coltivazioni necessarie per produrre le bioplastiche su vasta scala.
A me sembra che siano problemi da tenere in grande considerazione.
Anche la produzione della carta naturalmente è un processo dispendioso dal punto di vista ecologico, c’è tuttavia il vantaggio che nel caso dei sacchetti in questione può essere usata carta riciclata

Per scegliere fra bioplastiche (ad esempio il ‘mater bi ‘) e carta riciclata si può anche valutare le rispettive biodegradabilità.
Il mater bi può essere compostato aerobicamente, oppure sottoposto a decomposizione anaerobica, in qual caso produce biogas (metano), ma i sacchetti di carta, secondo studi del Prof. Federico Valerio, confermati da uno studio della scuola agraria, sono più traspiranti e hanno una maggiore biodegradabilità. Nelle compostiere domestiche il mater bi si composta molto lentamente, creando dei problemi di muffa e di puzzo, mentre il sacchetto di carta si decompone più o meno con la stessa velocità di un torsolo di mela. Secondo il Prof. Valerio il mater bi è più adatto per sostituire le attuali vaschette di plastica per alimenti, a patto che siano ben distinguibili (per colore ?) dalle vaschette di polistirolo (è essenziale distinguere per evitare di mescolare materiali incompatibili nel successivo riciclo). Tali vaschette di mater bi possono tranquillamente essere destinate al compostaggio, magari non domestico.

Alla fine purtroppo c’è anche la forte preoccupazione che i vantaggi ecologici dell’introduzione di questi biopolimeri o della carta riciclata vengano vanificati: è infatti possibile che alla fine questi sacchetti biologici vengano bruciati invece che compostati. Infatti anche il mater bi può essere bruciato invece che compostato: è un biopolimero che ha un alto potere calorifico ed è classificabile come biomassa, potrà persino essere incentivato con i Certificati Verdi, quindi è molto appetibile per chi gestisce un inceneritore.

In assenza della filiera corta per l’impianto di compostaggio, in assenza di incentivazioni anche per il compostaggio, in assenza di informazioni chiare per gli utilizzatori il timore fondato è che l’uso dei sacchetti di bioplastica o carta, in sostituzione dei sacchetti di plastica (derivata dal petrolio) finisca per favorire gli inceneritori. Ricordo infine, e cito ancora il Prof. Federico Valerio “un impianto di compostaggio ha un impatto ambientale nettamente inferiore a quello del miglior termovalorizzatore del mondo” e cito ancora il Prof Valerio “E' il caso di ricordare che in questo Paese, dove gli agricoltori non contano nulla, non c'è un centesimo di incentivo per chi fa il compostaggio, pratica utile al Pianeta, ai nostri campi e al rispetto degli accordi di Kyoto in quanto sottrae quantità importanti di anidride carbonica all'atmosfera del pianeta ( 470 chili per tonnellata compostata), molta di più di quanto se ne può evitare con la termovalorizzazione (10 chili per tonnellata termovalorizzata).”

Ho portato qualche elemento che penso potrà essere utile per una discussione su una scelta che dovrà essere fatta in un futuro più o meno prossimo. Mi auguro che si voglia continuare la discussione pubblica per arrivare infine ad una scelta condivisa, che tenga conto prioritariamente delle esigenze di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini

Nadia Simomini sul forum "Il Gallicaniere"

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