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Come sicuramente a sua conoscenza, la nostra associazione è da anni impegnata nella raccolta e divulgazione di dati e informazioni sulla situazione ambientale e sanitaria della Garfagnana e Mediavalle Tale impegno è stato sempre condotto nella convinzione che una protezione ambientale adeguata sia essenziale per il benessere umano e per il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, incluso il diritto stesso alla vita. In particolare, negli ultimi mesi abbiamo pubblicizzato alcuni dati dell’ASL2 di Lucca, relativi alla mortalità nel periodo1987-2007 (SMR) nei singoli comuni della zona distretto Valle del Serchio, confrontati con i valori regionali toscani. Da tali dati risultano numerosi eccessi statisticamente significativi di mortalità rispetto alla media regionale in particolare per Mortalità Generale nei maschi, per le malattie dell’Apparato Circolatorio in entrambi i sessi, e per le malattie dell’ Apparato Respiratorio nei maschi (per questi, con eccessi dal 30 al 400 % in 15 comuni su 21).
Durante l’incontro pubblico che si è tenuto a Gallicano il 01/12/09 in merito alla prevista installazione di un impianto a biomasse nel territorio di Gallicano, abbiamo appreso che, secondo quanto da Lei dichiarato, i su richiamati dati dell’ASL2 per quanto “significativi” dal punto di vista statistico, non lo sarebbero dal punto di vista scientifico e che di conseguenza occorrerebbe “uno studio serio, approfondito, su un campione rilevante di popolazione per un certo numero di anni”. Da quanto detto discendono necessariamente alcune considerazioni: 1) al di là della doverosa cautela nell’interpretazione dei dati di mortalità relativi ai singoli comuni, essi evidenziano di fatto un’anomalia sanitaria della zona nel suo complesso; 2) di tale situazione si ha una insufficiente conoscenza e pertanto sono necessari ulteriori e doverosi approfondimenti.
Chiediamo se non sarebbe stato più opportuno per l’Amministrazione di Gallicano, prima di esprimere parere favorevole alla richiesta di installazione del nuovo impianto a biomasse, avere a disposizione dati esaustivi sulle condizioni sanitarie complessive della zona. A questo proposito vogliamo ricordare come la ASL2, nella sua valutazione di impatto sanitario espressa anche in merito all’impianto di biomasse di Gallicano: 1) abbia rilevato la necessità di tenere conto del contesto urbano-industriale in cui verrà realizzato l’impianto, dove esistono già altre fonti emissive che concorrono alla determinazione della qualità dell’aria; 2) abbia raccomandato” di prendere in considerazione la possibilità di produzione di diossina dalla combustione del legno che se non avviene a determinare condizioni può essere quantitativamente rilevante e quindi potenzialmente negativa per la salute umana ed ambientale”.
Queste ed altre considerazioni in merito al previsto impianto a biomasse sono state oggetto di nostre documentate osservazioni, recentemente presentate a codesta amministrazione, nello spirito di confronto più volte da Lei affermato durante la serata del 01/12 e nel rispetto dei propri ruoli e competenze. Alla luce di quanto emerso, chiediamo che siano ulteriormente riconsiderate le emissioni complessive prodotte dall’impianto, in particolare le diossine, classificate cancerogeno di 1classe (IARC) ed il particolato fine e ultrafine, che sia sospesa ogni decisione autorizzativa, che dette osservazioni nel loro complesso siano oggetto di approfondite valutazioni e che queste stesse siano rese pubbliche.
In attesa di riscontro,
Distinti saluti.
Associazione Equa e Solidale Media Valle e Garfagnana
Marco Marcucci
Diossina?
Quote: Alla luce di quanto emerso, chiediamo che siano ulteriormente riconsiderate le emissioni complessive prodotte dall’impianto, in particolare le diossine, classificate cancerogeno di 1classe (IARC) ed il particolato fine e ultrafine
Non capisco cosa c'entri la diossina con un impianto a biomasse. Bruciar legna vergine non produce diossina, ci sono centinaia di analisi anche su internet che lo dimostrano.
Tutto il resto,(particolato fine,ultrafine,etc) e' soggetto alla legge 152 dove sono scritti chiaramenti i valori di CO,NOx,particolati, etc richiesti per impianti sopra 1 MW di potenza.
Inoltre gli enti locali possono ridurre ulteriormente tali limiti in fase di autorizzazione dell'impianto.
Sul mercato esistono impianti di filtrazione/abbattimenti che sono perfettamente in grado di raggiungere tali limiti richiesti dalla legge/autorita'.
Rubo una frase tipica di Giuseppe Cruciani/La Zanzara: "Ma di cosa stiamo parlando?". Parliamo per conoscenza del processo oppure solo seminare zizzania?
E' interessante notare che nei cosiddetti paesi civili (germania,Olanda,Svezia) gli impianti a biomasse sono allocati praticamente dentro i piccoli villaggi e non sono osteggiati dall'autorita'.
Ma qui siamo in Italia, terzo mondo...
Diossina ....
Purtroppo anche la combustione di legna vergine (non parliamo poi della legna trattata) produce diossine.Lo conferma la stessa ASL2 nelle sue osservazioni in merito al progettato’impianto a biomasse di gallicano affermando che” la società proponente non ha considerato la possibilità di produzione di diossine dalla combustione del legno, quantità che se non avviene a determinate condizioni può essere quantitativamente rilevante e quindi potenzialmente negativa per la salute umana ed ambientale”.Riportiamo alcuni dati relativi alla formazione delle diossine durante la combustione di legna:
I dati più conservativi stimano in 0,014 nanogrammi/kg di legna le emissioni di diossine prodotte dalla combustione di legna vergine. Per quanto tali quantitativi siano in assoluto infinitesimali, l’ altissima tossicità ne fa anche a tali concentrazioni , dei pericolosissimi agenti chimici. Ad esempio, la quantità di diossine emesse da un impianto che brucia c.ca 20.000 tonnellate/anno (la taglia di quello previsto a Gallicano) è pari alla dose massima tollerabile/giorno per c.ca 15.000 persone, adulte e sane. È da tenere presente che la cosiddetta dose tollerabile giornaliera, è stata definita dalla OMS in modo convenzionale in base al tasso medio di assunzione giornaliera per kg di peso corporeo e tenendo conto dell’effettiva capacità emissiva degli impianti produttivi esistenti. In effetti, la stessa Comunità Europea riconosce che non esiste limite al di sotto del quale le diossine possano essere considerate sicure. Utilizzando dati appena meno prudenziali, è possibile moltiplicare i suddetti numeri almeno per 10 e se consideriamo che nella popolazione sono presenti fasce a rischio, sia per patologie che per età, è facile concludere che il carico di questi inquinanti rappresenta nel suo complesso una seria minaccia. Purtroppo la normativa non aiuta in quanto l’esclusione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili a combustione di biomasse dal novero degli impianti di incenerimento, ha determinato la contrazione delle emissioni soggette a controllo con l’esclusione da queste anche delle diossine, fatto questo spiegabile solo con l’evidente volontà di favorire le attività di combustione rispetto ad altre fonti di produzione di energia relamente rinnovabile come solare e eolico. La conseguenza è che i sistemi di filtrazione delle emissioni non prevedono a progetto alcuna valutazione tecnica sulla capacità di contenimento delle diossine. A questo aggiungiamo che non esiste un’analisi complessiva in merito allo stato della qualità dell’aria né della situazione sanitaria della zona. Dai dati esistenti emerge comunque con certezza uno stato di sofferenza della zona ben espresso dai dati di mortalità forniti dall ASL2 dai quali risultano eccessi statisticamente significativi, ad es. dal 30 al 400% in più rispetto alla regione Toscana per le malattie dell’apparato respiratorio, in 15 comuni su 21 analizzati tra Media Valle e Garfagnana.
Da anni ci battiamo perché le autorità tengano nella dovuta considerazione questi ed altri elementi per orientare in modo non preconcetto le proprie decisioni valutando i dati esistenti ed eventualmente acquisendone di ulteriori prima di autorizzare l’istallazione di nuovi impianti per dare alla comunità le certezze necessarie per progettare il proprio futuro.Infine un breve cenno sul particolato fine e ultrafine.la maggior parte delle Pm10 presenti nei fumi vengono rimosse dai filtri.Altrettanto non si può dire per le Pm2,5 la maggior parte delle quali passa in atmosfera .In maniera indicativa si può dire che circa la metà delle emissioni di SO2 e di NOX si trasforma in Pm2,5.Negli ultimi decenni la scienza ha individuato nelle polveri fini uno degli aspetti sicuramente prevalenti nel nesso tra inquinamento ed effetti sulla salute.Si calcola un incremento del 6% del rischio di morte per ogni causa,del 12% per le malattie cardiovascolari e del 14% per cancro al polmone,per esposizione a lungo termine ad un aumento di 10 microg/m3 di Pm2,5.A seguito di queste evidenze scientifiche i paesi più progrediti hanno adeguato le loro leggi in materia ambientale.Dal 17-12-06,ad es,gli USA hanno fissato i limiti di inquinamento da Pm2,5,ritenendo che la misurazione delle Pm1o non sia più adeguata a tutelare la salute dei cittadini.Dal” Rapporto Fine-particle emission and human hearth”del ‘998 sono scaturite le direttive europee sulla qualità dell’aria alle quali l’Italia è stata più volte sollecitata a conformarsi ,per ora senza successo.Se le Pm2,5 hanno un effetto devastante accertato sulla salute,lo hanno ancora di più le nano polveri,un particolato della grandezza dei virus che sfugge completamente ai filtri e che non è stato ancora oggetto di normativa.Di questo tipo di particolato ne ha parlato proprio a Gallicano( sala Guazzelli) il dr Montanari,uno dei maggiori esperti del settore,in occasione di un incontro organizzato da noi e dal Comitato ambiente e salutei.Era il 2006 quindi in epoca non sospetta.Tutte le informazioni che passiamo provengono da fonti istituzionali, da pubblicazioni scientifiche accreditate ,o da esperti qualificati e sono a disposizione di chiunque voglia consultarle.
Siamo dei seminatori di zizzania? Passiamo un’ ultima informazione per rispondere alla domanda: "non abbiamo bisogno del nemico per esistere"
Diossine si , diossine no ....
La tua premessa non è corretta, bruciare legno, anche vergine può produrre diossine, perchè nel legno vi è una piccola percentuale di cloro. Per cui i caminetti di casa, le stufe a legna, gli impianti a biomasse, gli incendi boschivi,ecc. producono diossina.Io non sono un esperto in materia, ma da una velocissima ricerca su internet, ho trovato ad esempio sul sito dell'ARPA del veneto, una pagina in cui si trovano come fonti emissive di diossina le stufe a legna.Il problema fondamentale sono la determinazione dei limiti e delle concentrazioni massime tollerabili oltre le quali risultano dannose per gli esseri umani, animali e vegetali, e questo vale per qualunque sostanza inquinante.
I limiti di legge da questo punto di vista aiutano ma fino ad un certo punto; ti sei mai chiesto sulla base di cosa vengono fissati? Non sempre ci sono delle evidenze scientifiche sugli effetti dannosi in un certo momento temporale (vedi i casi dell'Amianto e delle stesse Diossine negli anni 70 e 80), per cui i limiti vengono fissati in base delle tecnologie disponibili in quel momento (ricordo il caso delle antenne dei cellulari e l'imposizione dei limiti del campo elettrico 6V/m per l'Italia, ma ogni paese ha adottato valori più o meno elevati). Le stesse polveri, la normativa italiana in vigore per gli impianti industriali non fa distinzione fra PM10, PM2.5 e PM1, mentre l'OMS nel 2006 ha indicato la maggiore pericolosità delle PM2.5 e l'unione europea nel 2008 ha fissato i limiti anche per questo tipo di particolato, l'Italia ha 2 anni per modificare la legge.
Comunque attendiamo una risposta delle associazioni che seguono da anni questi problemi e sono più preparate di me su questi argomenti.
Per quanto riguarda gli impianti a biomasse in generale, se progettati bene e ben dimensionati per le esigenge energetiche della popolazione o industria, se fatti a regola d'arte senza spreco di energia termica, sono utili e possono ridurre le emissioni se vanno a sostituire mezzi di produzione di energia maggiormente inquinanti.