WWF: il grande inganno del progetto energetico da biomasse forestali della Regione Piemonte

Il WWF del Piemonte e Valle d'Aosta ha pubblicato un documento dal titolo: "il grande inganno del progetto energetico da biomasse forestali della Regione Piemonte: sperpero di denaro pubblico ed enorme danno ambientale". In Piemonte è stato varato un piano energetico che consente di tagliare i boschi per produrre energia elettrica.

 

Cerco di riassumere alcuni punti essenziali del documento

Le impennate dei costi dei combustibili fossili hanno rianimato la pericolosa illusione che l’Italia possa
permettersi un accresciuto sfruttamento della risorsa forestale per scopi energetici.

 

Un primo mito da sfatare riguarda la disponibilità di foreste del nostro Paese: all’aumento della
superficie forestale dovuto all’abbandono dei territori marginali si è accompagnato un incremento della
popolazione nazionale e oggi la quota pro capite di boschi è circa la metà di quella che si aveva nel 1861

Superfici forestali

Una propaganda fraudolenta sta spacciando lo sfruttamento forestale addirittura come utile o necessario all’ambiente e considera il legno come risorsa abbondante, abbandonata e gratuita. Il legno è invece materiale prezioso, limitato e di enorme valore bio-ecologico e, secondo il criterio della sostenibilità, tale patrimonio dovrebbe essere trasmesso alle generazioni future.

 

Produrre elettricità dalle ha rendimenti elettrici bassi, attorno al 26%, con valori sensibilmente inferiori alle altre tecnologie usate oggi in Italia: olio combustibile (36%), carbone (42%) e turbogas a ciclo combinato (56%).

 

Le centrali si fanno per un sistema di incentivi eccessivi, che non ha eguali in altre nazioni europee e non è accompagnato da un adeguato corollario di limitazioni. Manca la valutazione dei costi ambientali dell’attività, che dovrebbe essere, al contrario, vincolante nei processi decisionali. Ciò che ci si prepara a fare è una grossa speculazione economica, con effetti ambientali devastanti.

 

La combustione del legno crea sostanze nocive (ossidi di azoto, polveri sottili, monossido di carbonio, idrocarburi policiclici, nichel, diossina, acido cloridrico, ecc.) in quantità maggiore di altri combustibili ed è un fattore di cui tener conto, ma il danno ambientale connesso all’utilizzo del legname per produrre energia è primariamente in rapporto all’alterazione e distruzione degli ecosistemi forestali.

 

Per mascherare il danno ambientale connesso si sostiene che i boschi artificialmente mantenuti giovani fissano più CO2. In realtà, al momento dell’utilizzo per la produzione energetica, la CO2 immagazzinata viene riversata nuovamente nell’atmosfera e in un ciclo breve come quello del ceduo ciò equivale ad azzerare la capacità della foresta di trattenere CO2. Nelle fustaie, gestite con turni più lunghi, e ancor più nelle foreste naturali non gestite, la CO2 rimane invece immagazzinata come carbonio organicato, in larga parte trattenuto a livello del suolo.

 

Fino alla fine dell’ultima guerra mondiale, il taglio dei boschi era motivato dall’effettiva e grave condizione di indigenza di una vasta parte della popolazione. Era dannoso per l’ambiente, ma giustificabile nell’etica umana. Dal dopoguerra la necessità di fare legna è venuta meno, lo sfruttamento forestale è divenuto antieconomico e ciò ha consentito ai boschi di cominciare a riprendersi.
L’operazione di sfruttamento forestale che è stata avviata ora in Piemonte e in altre regioni italiane non è giustificabile da motivazioni economiche, costituisce un grave danno ambientale e va contro il principio della sostenibilità: invece di lasciare ai nostri figli il bene forestale nelle condizioni in cui l’abbiamo trovato (o in condizioni migliori), lasceremo loro un ambiente fortemente impoverito e un’atmosfera più inquinata.

 

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