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L’assemblea dei soci della Severa spa ha approvato un piano - presentato dal liquidatore e dai tecnici della società - che dovrebbe consentire di far fronte ai debiti della controllata Se.Ver.Acque verso le imprese. Debiti ingenti, che stanno mettendo in crisi piccole aziende locali, che non hanno potuto riscuotere quanto spetta loro per gli interventi effettuati per conto di Se.Ver.Acque.
Dopo di che il futuro dell’azienda è a rischio. Potrebbe chiudere, a meno che non ci siano interessi da parte di privati, anche se qualche sindaco ipotizza che possa andare avanti come ramo d’azienda. Di certo c’è che la situazione della società capofila è a una svolta. Qualche giorno fa ci sono state anche le dimissioni del presidente del consiglio di amministrazione Roberto Biagi e venerdì, nel corso della prossima assemblea, potrebbe essere definito il nuovo cda.
Secondo alcuni sindaci dovrà essere creato un gruppo di persone competenti, con esperienza, dei veri manager, in grado di risollevare le sorti di una società che rappresenta pur sempre un patrimonio per la Valle e che soprattutto dà lavoro a un’ottantina di persone. Di queste 13-14 sono dipendenti direttamente da Se.Ver.Acque.
Cinque di loro sono stati licenziati alcuni giorni fa e - con l’assistenza del sindacato - hanno deciso di impugnare il provvedimento. Ma anche gli altri alla luce della situazione attuale sono a rischio. Martedì - dopo l’assemblea - gli amministratori si sono incontrati proprio con i lavoratori e hanno ascoltato le loro ragioni e recepito le loro preoccupazioni. Sarà il liquidatore a dover decidere il loro destino.
Uno dei temi di stretta attualità per Severa è anche quello relativo all’impianto di incenerimento dei rifiuti in località Belvedere, che da qualche settimana è fermo. Non per problemi di emissioni fuori legge, ma per le scorie. Entro la fine del mese è atteso il piano industriale in base al quale i 16 enti soci di Severa dovranno valutare la portata degli investimenti necessari per rilanciare un impianto che è dotato di autorizzazione fino al 2019.
il Tirreno — 03 giugno 2010 pagina 10 sezione: LUCCA - Fabrizio Tonelli