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I sindacati dicono no alla vendita del 40% delle quote di Gaia

«No alla privatizzazione, anche parziale, di Gaia spa: l’acqua deve rimanere sotto il controllo pubblico. E ci sono alternative alla vendita del 40% delle quote per risollevare dalla crisi il gestore unico del ciclo delle acque. Chiediamo ai sindaci delle province di Lucca e Massa Carrara di fare un passo indietro, di ascoltarci e di imboccare una strada diversa».

 

L’appello e la ferma posizione è quella, unitaria, dei sindacati di settore di Cgil, Cisl e Uil.  I sindacati sono reduci da un incontro con il direttore generale di Gaia spa, Paolo Peruzzi dove si è parlato del bilancio della società e delle sue prospettive.  Bilancio chiuso con un leggero utile ma con forti criticità dovute all’indebitamento a breve termine utilizzato dalla società nei primi anni dopo la nascita per finanziare gli investimenti sul territorio.

 

L’ultimo bilancio denota uno sforzo positivo nel ridurre l’indebitamento.  Al momento i fornitori correnti vengono pagati e per i debiti pregressi c’è un accordo che, di fatto, si regge sul fatto che l’azienda si sta avviando verso la privatizzazione del 40% delle quote.

I Comuni stessi sono creditori per ben 54milioni di euro vesro la società. I sindacati, che ricordano anche il successo che sta avendo la raccolta di firme per il referendum (probabile che le urne si aprano la prossima primavera) per l’acqua totalmente pubblica, invitano i Comuni a non vendere e sbandierano anche il rischio reale per le famiglie di vedere un rapido aumento delle tariffe imposto dai soci privati.  Il problema non è da poco. Ma Gaia ha grossi problemi: intanto la ricapitalizzazione da 18milioni di euro dei Comuni soci non è andata del tutto in porto. Ne sono stati sottoscritti solo 13 (si arriverà a 14,5 con la seconda trance di Massa) e questo ha dissuaso il sistema bancario a concedere finanziamenti a lungo termine per strutturare il debito. E così Gaia ha ricevuto un prestito da 12 milioni ma da rimborsare in soli 18 mesi con rate stratosferiche da 670mila euro il mese. Un problema.  

 

La privatizzazione del 40% della società porterebbe in cassa almeno 30milioni di euro: una dozzina come capitale e il resto come sovrapprezzo per l’ingresso.  Per i sindacati proprio il sovrapprezzo fa correre dei rischi: «E’ chiaro che il privato esigerà dei patti parasociali tali da avere il controllo gestionale della società e quindi il 60% pubblico sarà solo teorico. Bisogna muoverci in altra direzione: per esempio attraverso una diversa modulazione degli investimenti che potrebbe essere abbinata ad una razionalizzazione di gestione e dei costi. Serve poi un impegno maggiore da parte delle pubbliche amministrazioni».  Che però hanno le casse vuote: già la ricapitalizzazione parziale è avvenuta tra profondi mugugni in quasi tutti i consigli comunali. Sia che la maggioranza fosse di destra come di sinistra».

 

il Tirreno — 05 giugno 2010   pagina 05   sezione: VIAREGGIO

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