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La manovra estiva e il disegno di legge Calderoli andranno ad incidere pesantemente sui fondi a disposizione degli Enti Locali e sull’organizzazione dei servizi, basti pensare che i piccoli Comuni dovranno obbligatoriamente gestire insieme tante funzioni fondamentali, dalla polizia municipale all’istruzione, dalla viabilità all’ambiente, superando le Comunità Montane come forma intermedia di erogazione dei servizi e di programmazione sul territorio.
A difesa dei territori montani, “minacciati” da questo controverso riordino delle autonomie locali, scende in campo la Conferenza dei Sindaci della Comunità Montana Garfagnana, che, nel corso di un incontro con il Presidente di UNCEM Toscana Oreste Giurlani, ribadisce fortemente la necessità che la montagna ed i piccoli Comuni, anziché essere sempre meno tutelati in termini di risorse trasferite e di rappresentatività, siano oggetto di una politica “specifica”, capace di dare risposte concrete alle loro esigenze, completamente differenti rispetto a quelle proprie dei territori densamente popolati.
Quello del Presidente della Comunità Montana Garfagnana, Mario Puppa, è un vero e proprio appello all’unità dei 16 Comuni garfagnini, nella consapevolezza che solo continuando a lavorare insieme, come è stato fatto fino ad oggi a livello di Comunità Montana, sarà possibile superare questo momento di estrema difficoltà.
“Occorre una forte presa di posizione ed una mobilitazione generale sulla necessità di mantenere coeso il nostro territorio - spiega Puppa - Indipendentemente dalla forma gestionale, sia essa Comunità Montana, come noi auspichiamo, o Unione di Comuni, è fondamentale non perdere quanto abbiamo faticosamente conquistato in questi anni in termini di programmazione dello sviluppo della Valle, politiche che sono state capaci di attrarre cospicue risorse legate alla crescita economica, all’agricoltura, all’ambiente, alla valorizzazione delle energie rinnovabili ed al mantenimento, oltre che al potenziamento, dei servizi scolastici, culturali e socio-sanitari, che attingono a specifici fondi destinati alle zone montane. Solo conservando l’unità della Garfagnana come ambito ottimale si riuscirà a garantire un’adeguata qualità della vita, grazie a servizi che, gestiti a livello di area ed integrati con quelli comunali, indispensabili per assicurare capillarità sul territorio, saranno sicuramente più efficaci, economici e rispondenti alle nuove esigenze che la moderna società tecnologica impone. Il riferimento è, in particolar modo, a quelli che, per le loro caratteristiche intrinseche, necessitano di una dimensione sovracomunale, come, per esempio, la protezione civile, le attività produttive, la salvaguardia dell’assetto idrogeologico, lo sviluppo turistico e culturale, i trasporti e tutti quei servizi che, sottoposti a continui tagli da parte dello Stato e della Regione, potranno essere portati avanti solo attraverso una razionalizzazione delle risorse a disposizione. Senza una politica ad hoc di sostegno, la montagna, già in difficoltà, come potrà reggere il confronto con le potenti realtà amministrative dei Comuni di vaste dimensioni demografiche, sedi di attività produttive, fonti di ricchezza ed attrazione di interessi economici, culturali e sociali? Come si potrà evitare lo svuotamento dello stesso principio di sussidiarietà, con conseguente scivolamento al centro di responsabilità amministrative e di risorse? Mi auguro che questo appello venga raccolto dal mondo istituzionale, politico, sociale, culturale ed economico e che tutti facciano sentire la loro voce quando è ancora possibile contribuire al cambiamento delle varie proposte in discussione.”