Tematiche relative all'ambiente e alla salute

Reportage: impianti a Biomasse

Biomasse

Anche nella nostra valle, sta arrivando un nuova moda, quella della costruzione degli impianti a Biomasse !!!

Ma perchè si costruiscono? La risposta vera è una sola, per accedere agli incentivi economici dati dallo stato (e pagati da noi con il CIP6) per produrre energia elettrica. Gli impianti a Biomasse vere (cioè gli scarti vegetali vergini) non sono da considerarsi di certo il male assoluto, ma hanno un senso, solo se rispettano determinati criteri di buonsenso, come abbondanza di biomassa proveniente da filiera corta, produzione termica solo strettamente necessaria e solo nei  momenti di bisogno, inserimento in un contesto non gravato da altri fonti inquinanti.

Di seguito il link agli articoli pubblicati fino ad ora su questo tema:

  1. Cosa sono le Biomasse
  2. Gli atti amministrativi che portano alle Biomasse a Gallicano
  3. Il progetto dell'impianto a Biomasse di Gallicano
  4. Interrogazione su impianto a biomasse di Gallicano
  5. Risposta della giunta alla interrogazione su impianto a biomasse di Gallicano 
  6. Newsletter "Speciale Biomasse"
  7. Incontro Sala Guazzelli Gallicano, 01 Dicembre 2009 
  8. Conclusioni
  9. Gallicano C'è presenta in consiglio comunale osservazioni sull'impianto a Biomasse
  10. Osservazioni presentate dall'ASL all'impianto di Gallicano 
  11. Osservazioni presentate dall'ARPAT all'impianto di Gallicano
  12. Osservazioni presentate dalla provincia all'impianto di Gallicano (NEW)
  13. Comunicato dei medici della Valle del Serchio sui rischi degli impianti a Biomasse (NEW)
  14. WWF: il grande inganno del progetto energetico da biomasse forestali della Regione Piemonte (NEW)

 

Pubblicheremo altri articoli su questo tema, a presto

 

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La mal’aria dell’industria italiana

Inquinamento_1L'industria italiana è, per la green economy, essenziale. Nel senso che senza di essa, basti pensare agli strumenti per le misurazioni e i monitoraggi, sarebbe impossibile pensare anche alla sua necessaria riconversione in chiave ecologia. Necessaria ancora di più a questo fine, perché, dati alla mano, è ancora  la principale responsabile della mal’aria, ovvero della presenza di macro e microinquinanti in  atmosfera, con una tendenza all'aumento dal 2006 al 2007.  

In questo lasso di tempo è infatti cresciuta ( +15%) la concentrazione di Ipa (idrocarburi policiclici aromatici), delle diossine e dei furani (+6%) del cadmio (+5%) e del cromo (+3% cromo).

Lo rileva Legambiente nel dossier Mal'aria industriale 2010 che denuncia che nonostante la procedura d'infrazione europea avviata nel 2008 al nostro paese, il 75% dei grandi impianti industriali è ancora senza Autorizzazione integrata ambientale (Aia).

 

Dal rapporto si legge che sulla produzione totale di inquinanti l'industria contribuisce al  60% del cadmio totale, il 70% delle diossine, il 74% del mercurio, l'83% del piombo, l'86% dei Policlorobifenili (Pcb), l'89% del cromo e  fino al 98% dell'arsenico.

L'industria contribuisce anche alla presenza di pm10, con il 26% delle emissioni sul totale nazionale, superiore anche alla quota prodotta dal trasporto stradale (che incide per il 22% sul totale ma che diventa la prima fonte di emissione nei centri urbani).

 E sempre dalle emissioni industriali deriva il 79% degli ossidi di zolfo (Sox) e il 23% degli ossidi di azoto (Nox). Cifre importanti e sostanze altamente inquinanti che contribuiscono in modo decisivo a rendere insalubre l'aria che si respira nei luoghi di lavoro e nei centri urbani limitrofi alle aree industriali. Ma che non destano lo stesso allarme dell'inquinamento causato dal traffico privato e men che meno dagli impianti d'incenerimento dei rifiuti perché, a parte qualche rara eccezione come è stato per il polo siderurgico di Taranto, la fonte industriale, non è ancora entrata nell'immaginario collettivo come un problema da affrontare.

 

Sarebbe poi necessario  che il ministero intervenisse in modo concreto per rivedere i limiti di emissione delle diossine per tutti gli impianti industriali oggi non linea con quanto previsto con la normativa internazionale (Protocollo di Aarhus).

Ma Legambiente chiede anche risorse per studiare gli effetti che la presenza di industrie determinano sulla salute della popolazione che vi vive ai margini.

 

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Tetrapack dove smaltirlo?

Tetrapack

Bisogna ammetterlo: il tetrapack è difficile da riciclare, dove lo mettiamo?

 

Tre sono le soluzioni più in voga: o se ne fa a meno o ci si arma di pazienza e si divide la carta dalla plastica dall’alluminio oppure facciamo finta di sbagliare e lo buttiamo nell’indifferenziata. Quest’ultima pratica spero non sia la più comune.

 

Da un po’ di tempo tuttavia in alcuni fortunati comuni è attiva la raccolta differenziata anche per il tetrapack: controlla a questo indirizzo quali comuni gestiscono correttamente il riciclaggio del Tetrapack. I comuni gestiti da Severa, non sono fra questi.

 

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Cellulari: precauzioni per l'uso

Cellulare
I telefonini comunicano emettendo onde elettromagnetiche. Non c’è evidenza che i livelli di esposizione propri dei cellulari possano nuocere alla salute dell’uomo, ma gli effetti a lungo termine sono ancora oggetto di ricerca e discussione nella comunità scientifica.

 

Per tutelare i cittadini e prevenire eventuali effetti dannosi sulla salute, le leggi europee e nazionali adottano il principio di precauzione, che regolamenta l’emissione di onde elettromagnetiche.

 

Ognuno di noi può adottare nel suo quotidiano accorgimenti e comportamenti per ridurre al minimo l’esposizione ai campi elettromagnetici. Non costa nulla, e prevenire è sempre meglio che curare. Di seguito una lista di semplici accorgimenti da adottare:

  1. manteniamo le distanze
    quando telefoni tieni il cellulare distante dal tuo corpo usando gli auricolari e il vivavoce: maggiore è la distanza tra te e il telefonino minori sono i livelli di campo che arrivano al tuo corpo (a 1 metro di distanza dal cellulare i valori di campo sono minori di 50 volte rispetto a quelli registrati vicino all’apparecchio)
  2. sii di poche parole
    prediligi conversazioni di durata limitata: questo limita il tempo di esposizione ai campi elettromagnetici; se devi parlare a lungo cerca di usare un telefono fisso
  3. dai tempo al tempo
    non tenere il telefono contro l’orecchio durante la ricerca di comunicazione: è il momento in cui il telefono funziona al massimo della potenza per stabilire il contatto con
    l’antenna più vicina
  4. niente di meglio da fare?
    spegni il cellulare durante la notte, quando sei a scuola e tutte le volte che non hai bisogno di utilizzarlo: a cellulare spento l’apparecchio non emette onde elettromagnetiche
  5. se prende poco prenditi una pausa
    cerca di non usare il telefonino quando il “campo” è basso: è in questi casi che il telefono cellulare per comunicare con l’antenna lavora a potenze alte, e quindi produce campi più altri rispetto a zone che hanno copertura migliore
  6. goditi il viaggio
    evita di utilizzare il tuo telefonino quando sei in viaggio: anche in questo caso il telefono lavora a potenze massime per evitare cadute di linea; in ogni caso non usare il telefono mentre stai guidando, e non solo perchè è vietato dal codice della strada: è provato che l’uso del cellulare mentre si guida aumenta il rischio di incidenti
  7. conversazioni per un pubblico adulto
    evita di dare il cellulare ai bambini, se non è strettamente necessario: questo permette di evitare loro inutili esposizioni ai campi elettromagnetici e disincentiva usi irresponsabili del telefonino

 

 

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WWF: il grande inganno del progetto energetico da biomasse forestali della Regione Piemonte

Il WWF del Piemonte e Valle d'Aosta ha pubblicato un documento dal titolo: "il grande inganno del progetto energetico da biomasse forestali della Regione Piemonte: sperpero di denaro pubblico ed enorme danno ambientale". In Piemonte è stato varato un piano energetico che consente di tagliare i boschi per produrre energia elettrica.

 

Cerco di riassumere alcuni punti essenziali del documento

Le impennate dei costi dei combustibili fossili hanno rianimato la pericolosa illusione che l’Italia possa
permettersi un accresciuto sfruttamento della risorsa forestale per scopi energetici.

 

Un primo mito da sfatare riguarda la disponibilità di foreste del nostro Paese: all’aumento della
superficie forestale dovuto all’abbandono dei territori marginali si è accompagnato un incremento della
popolazione nazionale e oggi la quota pro capite di boschi è circa la metà di quella che si aveva nel 1861

Superfici forestali

Una propaganda fraudolenta sta spacciando lo sfruttamento forestale addirittura come utile o necessario all’ambiente e considera il legno come risorsa abbondante, abbandonata e gratuita. Il legno è invece materiale prezioso, limitato e di enorme valore bio-ecologico e, secondo il criterio della sostenibilità, tale patrimonio dovrebbe essere trasmesso alle generazioni future.

 

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Effetto delle privatizzazioni

E' uscito in Febbraio un dettagliatissimo rapporto della Corte dei Conti sugli effetti delle privatizzazioni e liberalizzazioni fatte in Italia negli ultimi 15 anni. Il documento è molto lungo e complesso, ma è interessante secondo me il capitolo 9.2 "Effetti sulle tariffe".


Qui di seguito un grafico che riporta per le aziende privatizzate (ex statali) l'andamento delle tariffe divise per settore.

indice_prezzi_servizi_regolamentati.

Si vede bene che nei settori in cui c'e' stata sia la liberalizzazione(introduzione della concorrenza), sia la regolazione (introduzione di un' authority di controllo), come per energia elettrica e servizi telefonici, i prezzi al consumo sono addirittura diminuiti.

Nei settori invece che non hanno avuto un adeguato livello di liberalizzazione e di regolazione, come acqua ed autostrade, i prezzi sono cresciuti molto.


La Corte dei Conti dice che i margini operativi sono aumentati e che l'aumento del profitti è attribuibile in larga parte all'aumento delle tariffe, e meno in recupero di efficienza.

 La Corte dei Conti aggiunge che non vi è certezza che le società privatizzate abbiano aumentato gli investimenti.

 


In conclusione, chi sostiene che semplicemente privatizzando si ottiene un miglioramento del servizio, maggiori investimenti infrastrutturali ed eliminazione delle inefficienze, sbaglia..... almeno in Italia.

Per la Corte dei Conti,  le ex aziende pubbliche ora fanno i soldi grazie a tariffe più care e  non sono più efficienti di prima.


SCARICA QUI IL RAPPORTO


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Richiesta autorizzazione a Pisa per impianto a Biomasse a cippato di legna da filiera corta

E' stata richiesta l'autorizzazione per un nuovo impianto a biomasse a Pisa in località Ospedaletto (vicino all'inceneritore GEOFOR). A chiedere l’autorizzazione per costruirlo è la Teseco, allo scopo di produrre l’energia: “2,5 megawatt elettrici per un investimento di circa 9 milioni di euro”.  

L’impianto a biomasse brucerebbe cippato di legno proveniente da filiera corta. Il progetto, al momento è al vaglio della conferenza dei servizi, ed è vicino all’approvazione.

 

Gallicano filiera sud

 

Da tener presente che la filiera corta prevede un raggio di 70km e Pisa Ospedaletto dista da Gallicano meno di 50 km (in linea d'aria), per cui il nostro impianto dovrebbe condividere parte della filera con questo impianto ed altri impianti. Nella figura ho tracciato una linea rossa fra Gallicano e Collesalvetti, ed ho fatto dei quadratini rossi in corrispondenza degli impianti a Biomasse che dovrebbero sorgere su questa direttrice, ne abbiamo ben 5:

  • Gallicano
  • Fabbriche di Vallico
  • Fornoli (Alce)
  • Pisa Ospedaletto
  • Colle Salvetti

A questo punto mi viene da pensare che la valutazione della disponibilità della biomassa legnosa, non possa più essere affrontata neanche a livello provinciale, ma si dovrebbero fare considerazioni più complesse che coinvolgano anche le provincie limitrofe.

 

 

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L'appello per non sprecare nel 1941

E' il ritratto di un'epoca dura e difficile ma anche un piccolo monito per noi e i nostri figli, che di sprechi ne facciamo davvero tanti, forse troppi.
E il problema, insieme morale e pratico, è che non ci facciamo più caso, nemmeno ce ne accorgiamo.
So che nemmeno volendo potremmo mettere in pratica questi suggerimenti, non ne saremmo proprio capaci, non abbiamo neanche la manualità necessaria, nè forse la fantasia ma la sua semplicità lo rende attuale.

Non sprecare pag.2

Scarica il manuale in pdf.

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Comunicato dei medici della Valle del Serchio sui rischi degli impianti di incenerimento a Biomasse e non solo

I medici della Valle del Serchio, riuniti in data odierna preso il Teatro Accademico di Bagni di Lucca, tenuto conto dell’esistenza di alcuni impianti di incenerimento nel territorio della Valle del Serchio e nella prospettiva di una possibile attivazione di un impianto di combustione di biomasse in località Fornoli (Bagni di Lucca), esprimono la loro preoccupazione per la salute dei loro assistititi e pongono all’attenzione dei referenti politici e dei cittadini tutti le seguenti riflessioni. 

  • Sono noti i rischi per la salute connessi alla dispersione nell’aria di sostanze quali la formaldeide, il benzene, gli idrocarburi policiclici aromatici, le diossine, le polveri fini e, in particolare, le nanoparticelle.
  • Questi argomenti sono stati ampiamente esposti nel ciclo di conferenze scientifiche, svolte al Teatro Accademico di Bagni di Lucca nelle ultime settimane, che hanno visto l’intervento di illustri ricercatori e clinici, quali Patrizia Gentilini, Antonietta Gatti, Stefano Montanari, Federico Valerio.

 

Chiedono ai referenti politici e ai tecnici proposti che si attivino con i seguenti obiettivi: 

  • Ulteriore approfondimento, in sede medico-scientifica, della questione degli effetti patogeni connessi alla combustione di biomasse e rifiuti, attraverso dibattiti scientifici cui dovranno partecipare esperti qualificati del settore.
  • Valutazioni ulteriori per quanto concerne il rischio che comporterebbe l’attivazione dell’impianto di Fornoli, anche in considerazione della collocazione orografica e degli studi meteodiffusionali della zona.
  • Studio e pianificazione di percorsi alternativi all’incenerimento di rifiuti e di biomasse. Per esempio, l’utilizzo del legno detannizzato e degli scarti agricoli, attraverso metodiche quali il compostaggio, la digestione anaerobica (biogas), la produzione di laminati e di pellet-cippati (per uso domestico), la bio-raffinazione, la gassificazione.
  • Studio per un utilizzo estensivo di energie rinnovabili e pulite, quali l’eolica e la solare (impianti di tipo fotovoltaico e termodinamico).
  • Attuazione di valutazioni mutagenetiche e rilevazioni licheniche per accertare la salubrità del territorio.
  • Attuazione di screening sulle patologie respiratorie, cardiovascolari e neuropsichiatriche, con particolare attenzione per le sub-zone su cui incidono le emissioni degli inceneritori.

 

 

Invitano, infine, i referenti politici locali a farsi portavoci per chiedere l’annullamento dei decreti di incentivazione (CIP 6) che equiparano i rifiuti alle energie rinnovabili. 

 

Bagni di Lucca, 27 febbraio 2010 

 

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A Capannori, forum sulle Biomasse

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine. SABATO 6 MARZO, ORE 15,30

PRESSO LA SALA RIUNIONI DEL COMUNE DI CAPANNORI

                                              

FORUM PUBBLICO su:  

"ASPETTI NORMATIVI, ECONOMICI E AMBIENTALI

DELL'IMBROGLIO DELLA COMBUSTIONE DELLE BIOMASSE" 

 

In tutta Italia, in Toscana e nella nostra Provincia assistiamo ad un proliferare incontrollato di progetti per la combustione di non ben precisate "biomasse". Il "caso ALCE" di Fornoli a Bagni di Lucca in cui si vogliono bruciare 150.000 tonnellate/anno di legno e sanza  rappresenta solo la "punta dell' iceberg" di una miriade di impianti che attirati dal "miele" dei sussidi pubblici (derivanti dalle tasche dei cittadini) sotto forma di "certificati verdi"  spuntano dovunque citando a sproposito la "sostenibilità ambientale".

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Il F.A.P. delle auto (Filtro Anti Particolato) è utile o è pericoloso?

Il filtro attivo antiparticolato (FAP) è un dispositivo introdotto a partire dal 2000 dal gruppo PSA Peugeot- Citroen per ridurre le emissioni di particolato (PM10) dai gas di scarico dei motori diesel.

 

Fap

Il particolato è composto da particelle di fuliggine (residui carboniosi prodotti durante la combustione) delle dimensioni di 20-30 micron (1 micron =1 millesimo di mm) che inglobano particelle più piccole di idrocarburi aromatici policiclici (PAH) e composti dello zolfo incombusti (come l'acido solforico e l'acido solforoso) che rendono nocivo il particolato.

 

La tecnologia FAP,prevede la miscelazione al gasolio di un additivo catalizzatore: il biossido di cerio  allo stato liquido , la cosiddetta "cerina" (che èun composto tossico), al fine di creare agglomerati più grossi che possono essere bloccati dall'elemento filtrante.

 

Il filtro dopo un pò (ogni 300-1000 km) tende ad intasarsi, per cui è necessaria una fase di "rigenerazione" che avviene quando la velocità arriva ad almeno 90 km/h ed impiega un tempo di circa 10 - 20 minuti.

Nella fase di "rigenerazione" si ottiene la combustione a circa 450°C dei depositi di agglomerati intrappolati nel filtro, riducendoli in dimensioni dell'ordine di 3,5 - 1,5 micron: queste particelle (che sono più pericolose di quelle bloccate inizialmente sono pericolose per la salute) vengono poi espulse dallo scarico.

 

E' quindi un errore ritenere che il particolato venga eliminato con tale processo: la quantità di polveri misurabile con gli attuali strumenti viene solo in parte ridotta. Una buona percentuale viene trasformata in particelle volatili ancora più piccole che sfuggono all'attuale normativa e quindi agli strumenti di monitoraggio.

 

Questo filtro non dovrebbe chiamarsi Antiparticolato, ma Elusore di particolato, perchè nasconde agli attuali strumenti di misura l'emissione di particelle pericolose che in origine non si avevano neppure.

 

Fonti sicurauto.it clicca qui o qui  per avere maggiori dettagli.

 

 

 

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L'e-waste incombe sul Pianeta

ewasteChe cosa è la "e-waste"? Si tratta della spazzatura elettronica, cioè dei cellulari, tv, computer, iPod, elettrodomestici che riempiono le nostre casa e che a fine vita buttiamo nell'immondizia.

 

I paesi in via di sviluppo rischiano di essere soffocati dai rifiuti dello sviluppo: vecchi computer e componenti elettronici scartati (con il loro bagaglio di composti chimici pericolosi) stanno formando montagne di spazzatura ingestibile e pericolosa in Cina, India e in alcune nazioni Africane e del Sud America.

A portare all'attenzione pubblica il problema è stato un rapporto delle Nazioni Unite: mancare di risolvere il problema oggi significa generare un'irreparabile danno ambientale e, conseguentemente, minacciare la salute pubblica.

Secondo le statistiche stilate nel documento, d'altronde, con il passare del tempo la situazione non può che peggiorare: per esempio entro il 2020 il numero dei vecchi PC scaricati in India rischia di aumentare del 500 per cento. E in paesi come il Senegal e l'Uganda il flusso di rifiuti di vecchi PC rischia di incrementare del 4-8 per cento. Globalmente il tasso di crescita si assesta sui 40 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici all'anno. Solo nel 2008 negli Stati Uniti sono stati venduti oltre 150 milioni di cellulari e cercapersone, una crescita notevole rispetto ai già 90 milioni del 2003. E in dieci anni i cellulari mandati in pensione aumenteranno di 7 volte in Cina e 18 in India.

 
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Osservazioni rilevate dalla provincia relative all'impianto a Biomasse di Gallicano

Di seguito il documento contenente le osservazioni della provincia sull'impianto di Gallicano.

 

I punti critici principali, molti dei quali evidenziati anche da noi,  sono i seguenti:

  • Richiesta di valutare l'installazione di un filtro a maniche, che ha rendimenti di abbattimento fumi superiore rispetto ai filtri previsti
  • Valutare la possibilità di sottostare a limiti emissivi inferiori a quelli previsti dalla legge, adottando le migliori tecnologia possibili
  • Rivalutare le emissioni, tenendo conto di quelle effettive e non di quelle massime consentite
  • Valutare esplicitamente la presenza di altri microinquinanti attualmente non menzionati nel progetto
  • Chiarificazione sul controllo dell'abbattimento degli inquinanti
  • Valutare la possibilità di monitorare in continuo le emissioni
  • Integrare lo studio meteo diffusionale tenendo conto delle altre fonti di inquinamento
  • Valutare la possibilità di incrementare l'efficienza energetica dell'impianto
  • Valutare nel territorio l'effettiva disponibilità delle biomasse

 

op1 op2 op2

Clicca sull'immagine per leggere la pagina del documento in formato PDF

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Assemblea Pubblica a Bagni di Lucca, 26 febbraio 2010

 venerdì 26 febbraio 2010 alle ore 21, presso il Teatro Accademico di Bagni di Lucca
interverranno:

 

 Federico Valerio

Responsabile del Dipartimento di Chimica Ambientale  dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova

 

L'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova, nella persona del Dott. Federico Valerio, ha già effettuato, per conto del comune di Castagnole delle Lanze (AT), una stima dell’impatto ambientale e sanitario della centrale termoelettrica alimentata a cippato di legno che la Silvateam,  di cui fa parte Alce S.p.A., avrebbe voluto costruire a Castagnole delle Lanze.

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Settimana Nazionale “Porta la Sporta” DAL 17 AL 24 APRILE

DAL 17 AL 24 APRILE PORTA ANCHE TU LA SPORTA CON IL WWF, ITALIA NOSTRA, FAI- Fondo Ambiente Italiano e ADICONS

 

Il comitato promotore dell'evento costituito dall'Associazione dei Comuni Virtuosi, dal WWF, da Italia Nostra, dal FAI e da Adiconsum lancia la settimana nazionalePorta la Sporta” che si terrà dal 17 al 24 Aprile 2010 per promuovere l'utilizzo della borsa riutilizzabile in sostituzione dei sacchetti in plastica e dei sacchetti monouso in generale. 

La “Settimana nazionale”  costituisce il secondo evento, dopo la giornata internazionale “Plastic Bag Free” dello scorso 12 settembre, che viene lanciato nell'ambito della campagna “Porta la Sporta”.

 

La campagna promossa dall'Associazione dei Comuni Virtuosi è stata  lanciata nel marzo 2009  con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'uso ormai fuori controllo del sacchetto in plastica (e conseguente danno ambientale), come esempio emblematico di uno stile di consumo “usa e getta” non più sostenibile. 

 

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