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Complici i rincari dei carburanti, che nel 2011 hanno portato il prezzo di verde e diesel sopra 1,7 euro al litro, le trasformazioni di auto a benzina in GPL o metano hanno fatto segnare risultati eccellenti negli scorsi dodici mesi. Nel complesso, tra GPL e metano, le conversioni verso i combustibili più economici e meno inquinanti sono state 124.380 vetture: 110.164 a GPL e 14.216 a metano.
I numeri li ha forniti il Ministero dei Trasporti, stilando anche la classifica annuale delle auto più trasformate. Al primo posto c’è la FIAT Punto con 8.731 trasformazioni a GPL e 1.952 a metano. Segue un’altra Fiat, la Panda: 6.067 a GPL e 1.231 a metano che lasciano ben sperare per il lancio ufficiale dei modelli della nuova Fiat Panda a GPL e metano “di fabbrica” che dovrebbero uscire a breve sul mercato. Al terzo e al quarto posto ci sono altra due vetture del gruppo italiano: la Lancia Ypsilon, con 3.787 a GPL e 641 a metano e la FIAT Grande Punto con 3.129 a GPL e 393 a metano.
Al quinto posto troviamo la Ford Fiesta, che ha fatto registrare 2659 trasformazioni a GPL e 332 a metano. Sesto e settimo posto per due Volkswagen: la Golf (2.310 GPL e 432 metano) e la Polo (1.494 e 309). Ottavo e nono altre due straniere: Renault Megane (1.410 e 206) e Mercedes Classe A (1.361 e 134). Chiude la classifica delle auto trasformate, in decima posizione, la FIAT Seicento con 1.437 auto in totale, 1.286 a GPL e 151 a metano.
Incentivi a parte, a spingere il passaggio dalla benzina al GPL o al metano, paradossalmente, è stato anche il diesel: con prezzi del gasolio ormai praticamente identici a quelli della senza piombo le auto turbodiesel sono meno attraenti che in passato. Se si cerca il risparmio inizia a diventare più conveniente non cambiare auto ma cambiare combustibile. E ci guadagna anche l’ambiente: non solo metano e GPL comportano minori emissioni di CO2 rispetto a benzina e gasolio, ma permettono anche di non rottamare l’auto e di tenerla.
Costruire un’automobile comporta un enorme consumo di materiali, acqua e energia. Demolirla non è da meno. Tenerla e portarla da un meccanico qualificato in grado di fare una buona messa a punto del motore e una trasformazione a GPL o metano è certamente la scelta ecologicamente più corretta. Lasciare l’auto a casa e usare i mezzi pubblici sarebbe ancora meglio.
Fonte: Ministero dei Trasporti
"Il bando sui sacchetti di plastica è un successo italiano, ma il commercio al dettaglio è inondato da finti bio-shopper. Per questo è urgente approvare una norma che definisca al meglio il concetto di biodegradabilità".
Così Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, è intervenuta il 12 gennaio alla conferenza stampa diAssobioplastiche a Roma. Gli italiani infatti, apprezzano molto il bando sui sacchetti non biodegradabili, come confermato anche dal sondaggio di Ispo commissionato da Assobioplastiche, ma ora serve un intervento normativo necessario a fare chiarezza sul concetto dibiodegradabilità e compostabilità dei sacchettidiffusi in commercio.
A un anno dall'entrata in vigore del bando, infatti, soprattutto il commercio al dettaglio è stato inondato da sacchetti di plastica tradizionale arricchiti con additivi chimici spacciati per "bio" ma che in realtà sono inquinanti quanto gli shopper banditi dal 1 gennaio 2011. Questi sacchetti, ad esempio, se usati per la raccolta differenziata dell'organico domestico,inquinano pesantemente il compost prodotto dagli impianti di compostaggio con frammenti di plastica, oltre a non degradarsi completamente qualoradispersi nell'ambiente.
"Chiediamo al ministro Clini di recuperare al più presto l'articolo deldecreto Milleproroghe approvato dal Consiglio dei ministri ma poi inspiegabilmente scomparso prima della firma del Presidente Napolitano, che prevedeva la regola dello spessore al di sotto del quale i sacchetti devono essere realizzati con materiali biodegradabili e compostabilisecondo la norma EN 13432 - ha aggiunto Rossella Muroni -. Solo in questo modo riusciremo a completare la rivoluzione italiana, partita con il bando e diventata un modello da seguire a livello mondiale, che ha fatto riscoprire ai cittadini del nostro Paese la sana abitudine dell'uso delle sportine riutilizzabili, fondamentali per ridurre concretamente l'uso dei sacchetti usa e getta".
Serve poi una campagna informativa sull'innovazione delle bioplastiche, recentemente oggetto di critiche da parte di alcuni soggetti evidentemente poco informati, perché sostenere che la loro produzione possa affamare il mondo togliendo spazio alle colture alimentari, vuole dire non conoscere il settore, che usa invece anche materiali vegetali di scarto che non avrebbero altri utilizzi.
Le biopastiche sono il futuro di questo settore e non a caso il rilancio di alcuni poli chimici italiani in difficoltà o smobilitazione, come Porto Torres o Terni, prevede proprio la riconversione dei cicli produttivi dalla vecchia chimica del petrolio alla nuova chimica verde delle materie prime rinnovabili.
Di M.Romagno http://www.alternativasostenibile.it/articolo/bioshopper-biodegradabile-o-compostabile-1401.html
E' LA RIVINCITA dell'acqua pubblica. Dopo anni di marketing negativo (dai buchi nella gestione a quelli nelle conduttore) l'oro blu che sgorga dai nostri rubinetti si confronta da pari a pari, sugli scaffali dei supermercati, con la concorrenza. A raccontare le proprie virtù non sarà più solo l'acqua minerale: quella del sindaco risponderà colpo su colpo, percentuale di nitrati su percentuale di nitrati. L'iniziativa è partita oggi nei negozi Coop di Modena e Ferrara e nei prossimi giorni si estenderà agli altri punti della catena di distribuzione cooperativa.
Il consumatore potrà scegliere avendo sott'occhio gli elementi del contendere. Da una parte le etichette dell'acqua minerale, dall'altra un manifesto in cui vengono sintetizzate le caratteristiche chimiche e microbiologiche delle acque pubbliche. "Noi vogliamo stimolare un consumo più attento e consapevole", ricorda Claudio Mazzini, responsabile Coop Italia per l'innovazione. "Bisogna fermare gli sprechi perché a livello mondiale nell'arco del ventesimo secolo i consumi di acqua si sono moltiplicati per nove e la quantità a disposizione di ogni essere umano è diminuita del 40%. Oggi consumiamo più acqua di quella che il ricarico naturale delle falde ci fornisce: viaggiamo in rosso e con i nostri 237 litri al giorno (consumi civili, agricoli ed industriali), siamo secondi al mondo, dopo gli Stati Uniti che ne consumano 425".
Sulla stessa lunghezza d'onda viaggiano le iniziative di Federutility, la federazione che riunisce le aziende di servizi pubblici locali nei settori dell'energia e dell'acqua: i chioschi dell'acqua pubblica refrigerata e frizzante - ma sempre gratuita - si stanno diffondendo in tutta Italia. Prima in classifica è la Lombardia, con 200 fontanelle pubbliche gasate. Segue l'Emilia Romagna con oltre 60 e la Toscana con 30. Un pacchetto di iniziative che mira a sostenere il rilancio della gestione dell'acqua pubblica, decisamente conveniente dal punto di vista del portafoglio e dell'impatto ambientale. Gli italiani consumano infatti ogni giorno mezzo litro di acqua in bottiglia a testa alimentando un mercato da 3 miliardi di euro l'anno. Per una famiglia di tre persone sono circa 240 euro all'anno
E dal punto di vista ambientale l'impatto causato dalla produzione, dal trasporto e dallo smaltimento di oltre 12 miliardi di litri di acqua minerale ha ricadute consistenti. Ecco i dati forniti in un dossier messo a punto dalle Coop per lanciare la campagna di uso consapevole dell'acqua: "Produzione di circa 8 miliardi di bottiglie, pari a 240 mila tonnellate di plastica, come il peso di 44.000 elefanti; emissione di circa un milione di tonnellate di CO2 equivalente, un valore dello stesso ordine di grandezza di quello generato per l'illuminazione pubblica di Pechino; movimento di 480 mila tir che, messi uno dietro l'altro, formano una fila lunga circa 8 mila chilometri, come da Roma a Mosca e ritorno".
Fonte http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/13/news/acqua_modena-28018473/?ref=HREC2-2
FIRENZE- Nuovi finanziamenti regionali per sostenere la filiera corta dei prodotti agroalimentari. Il bando che stanzia 375 mila 400 euro per sostenere mercati dei produttori, spacci locali e progetti pilota regionali per la promozione della filiera corta sarà pubblicato domani sul Burt il bollettino ufficiale della Regione Toscana (parte III del B.U.RT. n. 1 del 4/1/2012) e i Comuni avranno possibilità di presentare domanda entro il 3 marzo 2012.
E’ rimasto sulle tavole circa un quarto delle portate preparate per la vigilia e per il pranzo di Natale, per un valore di oltre mezzo miliardo che rischia di finire nel bidone della spazzatura, nonostante una maggiore attenzione alla riduzione degli sprechi.
E' quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che ad essere gettati sono soprattutto i prodotti già cucinati e quelli piu’ deperibili come frutta, verdura, pane, pasta, latticini e affettati.Secondo la Coldiretti polpette, frittate, pizze farcite, ratatouille e macedonia sono un'ottima soluzione per utilizzare gli avanzi secondo le preziose ricette della nonna. In un momento didifficoltà economica è infatti importante raccogliere l'invito alla sobrietà e - sottolinea laColdiretti - ad utilizzare la fantasia e il tempo libero delle feste per recuperare con gusto i cibi rimasti sulle tavole.
Polpette o polpettoni a base di carne o tartare di pesce sono una ottima soluzione per recuperare il cibo del giorno prima, ma anche le frittate possono dare - continua la Coldiretti - un gusto nuovo ai piatti di verdura o di pasta, senza dimenticare la ratatouille. La frutta secca in piu' può essere facilmente caramellata per diventare un ottimo “torrone” mentre con quella fresca si ottengono pasticciate, marmellate o macedonie. E per dare un nuovo sapore ai dolci piu' tradizionali, come il pandoro o il panettone, si ricorre spesso alla farcitura con creme mentre lo spumante avanzatopuo’ essere utilizzato per fare un buon risotto o per rendere piu’ saporito il pollo alla cacciatora.
Recuperare il cibo è una scelta che - conclude la Coldiretti - fa bene all'economia e all'ambiente con una minore produzione di rifiuti in un momento come le festività di Natale in cui peraltro c'è una maggiore disponibilità di tempo libero e sono in molti a cogliere l'occasione per dedicare un po' piu' di tempo ai fornelli.
I Comitati Ambiente della zona, insieme a privati cittadini e ad alcune aziende di Gallicano, si stanno battendo nei tribunali amministrativi (TAR e Consiglio di Stato) contro l'autorizzazione concessa alla società Feu De Bois, per la realizzazione di un impianto a Biomasse di potenza 1Mw elettrico nel comune di Gallicano (loc.Zinepri).
Le spese legali da sostenere sono consistenti per dei singoli privati cittadini. Il momento non è certo dei migliori per chiedere dei soldi, ma consideriamo giusto appoggiare ed aiutare chi sta portando avanti da mesi questa lotta.
Invitiamo, chiunque creda che questa sia una battaglia giusta e che la costruzione dell'impianto sia una scelta sbagliata e dannosa, a donare anche una piccola cifra per sostenere la causa: basta cliccare sul pulsante che vedete qui sotto e seguire le istruzioni.
Presentato il progetto di una centrale ad olio vegetale a Ravenna
Dopo aver ritirato il progetto di una centrale a biomasse da 30MW simile a quella che PowerCrop vorrebbe costruire a Russi e per non portare a casa un diniego, la PAER, Società appartenente alla “galassia” della Tampieri Financial Group e il cui amministratore delegato è lo stesso Giovanni Tampieri, pare abbia presentato il progetto di una centrale a biomasse ad olio vegetale che dovrebbe essere costruita nei pressi o addirittura all’interno dell’Azienda “Biologica Marani”
Un ulteriore progetto da poco meno di 1 MW che gode di procedura “semplificata” espletabile da parte della Provincia, un ulteriore progetto che con le emissioni dei suoi motori finirà per ammorbare ulteriormente la già compromessa situazione dell’aria della nostra provincia, un impianto costruito in nome dei grandi profitti derivanti dalla produzione e vendita dell’energia.
Ormai è un dato di fatto che a livello nazionale non vi possono essere biomasse sufficienti per sfamare questo tipo di impianti che a centinaia vengono presentati ovunque da imprenditori che ora non esitano a varcare i confini nazionali, sbarcare in paesi sottosviluppati per acquisire o affittare a prezzi irrisori il terreno per la produzioni agricole a scopo a scopo energetico.
E’ accaduto anche ad una delle società di Tampieri che, per circa 2 (due) euro di affitto all’anno all’ettaro, pare abbia sottoscritto un contratto per 20000 ettari di terreno in Senegal per produrre girasole, materia prima a basso costo, che, come affermato dallo stesso Tampieri in una intervista, potrebbe essere trasformato in carburante per alimentare con ogni probabilità i nuovi motori ad olio vegetale, che vanno ad aggiungersi alla centrale a combustione divenuta ormai simbolo della città di Faenza, quasi offuscando la storica produzione di ceramica artistica.
Ma come verrà giustificata la filiera corta del combustibile per il nuovo impianto PAER?
La corsa alle biomasse sta portando ad un fenomeno ormai globale noto come “land grab”, accaparramento di terre, ed avrà lo stesso impatto che la produzione di biocarburanti ha avuto sulle foreste tropicali, divorando terreni agricoli destinati alla produzione del cibo.
Ancora una puntata da non perdere
La pianura padana, con le sue fertili terre, rappresentava il luogo dove si produceva gran parte del nostro cibo. Ora invece il cibo lo importiamo e le terre agricole le stiamo abbandonando. Ogni giorno che passa in Veneto e in Lombardia perdiamo terreno coltivabile equivalente a 7 volte piazza del Duomo. Per farne cosa? Cementarlo o asfaltarlo.
Ormai coltivare non conviene più. E i nostri agricoltori vanno a produrre all’estero, dove costa meno. Ma la concorrenza per accaparrarsi la terra è spietata. Perché? Che c'entra per esempio il fallimento di Lehman Brothers con la sorte di qualche centinaio di contadini di un villaggio sperduto del Mali? O ancora, cosa lega la direttiva europea sui biocarburanti con la morte di tre pastori nel nord del Senegal? In un viaggio che va dagli uffici di Washington della Banca Mondiale fino a una rivolta contadina nel cuore dell'Africa Occidentale, la puntata di domenica 18 dicembre cerca di percorrere i fili intrecciati di finanza, politica e modelli di sviluppo economico che stanno muovendo una corsa globale all'accaparramento di terra.
Il termine inglese è land grabbing e i principali “accaparratori” sono europei, cinesi, indiani, americani. Il terreno di conquista più propizio è l'Africa dove governi compiacenti aprono le porte a investitori intenzionati a fare profitto nel più breve tempo possibile. Poco importa se milioni di contadini verranno espropriati delle loro terre come lo furono gli indiani d'America ai tempi del conquista del West. Per la Banca Mondiale, così come per molti investitori, si tratta del prezzo da pagare per ottenere il tanto agognato sviluppo. Ma per altri autorevoli osservatori questo è soltanto il preludio di una nuova strategia di conquista della risorsa più preziosa: l'acqua.
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Sembra impossibile, ma attualmente i tre quarti dei danni sull’ambiente derivanti dall’inquinamento sono causati da poco più di 600 aziende sparse in tutta Europa. Lo rivela l’ultima indagine dell’Agenzia Ue per l’ambiente che ha stimato anche che la cifra a carico di ogni cittadino europeo è di 200-300 euro all’anno. In pratica paghiamo tutti, e molto, l’incuria di pochi. Tra i paesi protagonisti in negativo di questa triste statistica spiccano alcuni stabilimenti di Germania, Regno Unito, Polonia, Francia e Italia per un totale di 622 aziende. Di queste, 191 producono un danno all’ambiente, e quindi all’uomo, valutabile intorno ai 51 e gli 85 miliardi di euro (su un totale compreso tra i 102 e i 169 miliardi)
Cifre da capogiro, dunque, aggravate dal pesantissimo impatto che le sostanze prodotte da queste aziende hanno sull’ecosistema. Si tratta per lo più di industrie elettriche, raffinerie, industrie chimiche che scaricano ogni anno ossidi di azoto, anidridi solforose, metalli pesanti e polveri sottili super inquinanti. Le centrali elettriche che utilizzano fonti fossili sono al primo posto nella lista dei grandi inquinatori e tra i 20 impianti a maggior impatto ambientale figura la centrale elettrica Federico II di Brindisi Sud.
Ma quali sono i danni prodotti dalla condotta irresponsabile di questi stabilimenti? Tra i tanti, l’aumento dell’ozono di bassa quota, l’acidificazione e l’eutrofizzazione degli ambienti, l’aumento degli elementi tossici negli ecosistemi terrestri e acquatici.
Per quanto tempo ancora milioni di cittadini europei saranno costretti a sopportare lo scotto economico e ambientale di queste inaccettabili condotte? La riconversione è ancora lontana per i 622 stabilimenti ‘incriminati’? Speriamo che l’Europa – quella politica, quella rimasta sempre incompiuta – riesca a invertire la tendenza.
di Alessia Fistola Tutto Green

primo esperimento web collettivo per la riduzione dell’impatto ambientale è iniziato lo scorso 7 novembre ed è tuttora in pieno svolgimento. Si tratta di un’iniziativa promossa da ilCambiamento, che prende le mosse dall’esperienza di Colin Beavan e della sua famiglia: vivere a impatto minimo nel cuore di New York.
Per partecipare a “No Impact Day” vi basterà girare un filmato o redigere un testo in cui raccontare in modo personale il vostro impegno quotidiano nel ridurre l’impatto delle vostre azioni sul pianeta in cui tutti noi viviamo. I migliori video ed i migliori testi selezionati, entreranno a fare parte di un e-book e di un lungometraggio collettivo, che verranno distribuiti via web ed in occasione di eventi relativi alla promozione di stili di vita sostenibili.
Inoltre, i testi ritenuti idonei verranno pubblicati sul sito web dedicato all’evento, organizzato in collaborazione con la casa video-editrice Macroticonzero, che si occupa della distribuzione italiana di “No Impact Man”, il dvd che racconta l’esperienza di Colin Beavan, che, attraverso il proprio impegno nelle pratiche ecologiche, ha voluto dare un nuovo impulso affinché ogni abitante della Terra rifletta maggiormente sulle dirette conseguenze ambientali dei propri comportamenti e delle proprie scelte quotidiane.
Se anche voi fate parte di quel gruppo di persone, fortunatamente sempre più numeroso, che ha deciso di distaccarsi da quello che purtroppo appare ancora come l’imperativo dominante, cioè il “consumo per il consumo”, potreste essere interessati a partecipare a questa iniziativa volta a diffondere le buone pratiche ecologiche, in modo che sempre più persone possano abbracciarle.
Se dunque siete tra coloro che si stanno realmente impegnando per realizzare un cambiamento profondo, avete tempo fino al 31 dicembre per inviare un video della durata massima di 10 minuti o un testo di non più di 8.000 battute, con la possibilità di allegare fotografie. Potrete trovare le istruzioni dettagliate relative alla partecipazione cliccando su questo link. Vi verrà chiesto di raccontare la vostra giornata a impatto (quasi) zero suddividendola per argomenti (ad esempio pulizie, cibo, mobilità) o per momenti (mattino, pomeriggio e sera).
Si tratta di un’occasione davvero interessante che speriamo possa portare molti a riflettere ed a compiere dei nuovi passi verso quel cambiamento che i promotori dell’iniziativa sperano possa trarre ispirazione dal virtuale per concretizzarsi nel mondo reale, un mondo in cui il concetto di “consumo” non dovrà più essere la parola d’ordine. Anche noi teniamo a ricordarlo: non si vive per consumare, si consuma (consapevolmente!) per vivere.
Fonte http://www.ciaccimagazine.org/?p=7458
Il telefono cellulare è rischioso per la salute?
28 anni dopo l’invenzione di Martin Cooper il telefonino ha raggiunto cinque miliardi di persone. A questa impressionante penetrazione nel sistema dei consumi è corrisposto un adeguato interessamento delle autorità sanitarie e dei governi per indagare gli eventuali effetti dannosi sulla salute?
Per la prima volta, quest’anno, l’organizzazione mondiale della sanità ha classificato le microonde emesse dal cellulare come “possibili cancerogene”.
Dietro questa classificazione ci sono stati colpi di scena e conflitti di interesse dei ricercatori coinvolti.
L’inchiesta di Sabrina Giannini svela i retroscena della scienza finanziata, prevalentemente, dalle industrie del settore.
Clicca sull'immagine per vedere la puntata del 27-11-2011 sul sito ufficiale di Report
Riceviamo e pubblichiamo
I tragici eventi alluvionali di poche settimane fa in Liguria e Toscana e adesso anche in Sicilia e Calabria hanno evidenziato che la mancanza di riguardo nei confronti dell’ambiente è causa di sciagure evidenziando ulteriormente l’importanza della tutela dell’ambiente. Anche se in questa occasione la nostra zona è stata in gran parte risparmiata dagli eventi atmosferici, ciò non ci esime da prendere provvedimenti adeguati atti a prevenire certi disastri che potrebbero essere evitati se prima di realizzare nuove opere ci si attenesse al rispetto delle regole.
In proposito Il nostro ringraziamento va ai giudici del TAR della Toscana che con la loro sentenza hanno annullato l’autorizzazione improvvidamente rilasciata ad una ditta privata, la Feu de Bois che voleva costruire un grosso impianto a biomasse in un’area in soggetta a inondazioni ( a Zinepri ci sono stati allagamenti ad esempio negli anni 1966, 2000, 2008, 2009) dove la legge non solo vieta nuove edificazioni, ma addirittura chiede agli insediamenti consolidati, se possibile, di delocalizzare ; infatti uno dei motivi per cui i giudici hanno annullato l’autorizzazione è stato che hanno rilevato “la violazione della norma dello strumento di pianificazione citato (art. 60 PTC) la cui finalità è, evidentemente, quella di salvaguardare il patrimonio edilizio e le attività produttive già esistenti in tale area per le quali non sussistono ragionevoli possibilità di delocalizzazione e non, come invece è accaduto in concreto, quella di permettere la nuova edificazione con l’aumento del carico insediativo nelle aree di pertinenza fluviale”. Indubbiamente i ricavi economici sono molto importanti, ma noi auspichiamo che le amministrazioni facciano le loro scelte tenendo conto anche delle esigenze di tutela ambientale: non si possono ignorare le conseguenze che potrebbero derivare dalla furia di un fiume in piena.
Gallicano, 26 novembre 2011 Comitato Ambiente e Salute di Gallicano
Pubblichiamo i dati ARPAT rilevati dalla centralina mobile posizionata nel parcheggio del magazzino comunale, relativi alle 2 campagne di monitoraggio svolte nel 2011.



ASSOLUTAMENTE DA VEDERE
Per smaltire e riciclare i materiali plastici i produttori pagano un contributo all’origine, che ricade di fatto su tutti i cittadini. Ma i rifiuti prima di essere lavorati spariscono dal nostro Paese, prendono altre vie - soprattutto quelle della Cina - e ritornano sotto forma di giocattoli e altro che compriamo a basso prezzo. A volte però vengono sequestrati perché sono contaminati da sostanze tossiche, cosa accade?
Ce lo racconta l’inchiesta di Emilio Casalini.
Clicca sull'immagine per vedere la puntata del 20-11-2011 sul sito ufficiale di Report