Dott. Ernesto Burgio, Gallicano Sala Guazzelli 2 Luglio 2010
Intervento del Dott. Ernesto Burgio, Pediatra, Coordinatore Nazionale del Comitato Tecnico Scientifico di ISDE –Italia (Medici per l'Ambiente) all'incontro organizzato a Gallicano il 2 Luglio 2010, da vari comitati Ambientalisti della Garfagnana e Mediavalle (clicca qui per vedere la locandina).
Benzinai: un pieno di veleno
Fonte Altroconsumo.it
I distributori di benzina emettono sostanze chimiche pericolose per la nostra salute. Detto in parole povere, mentre facciamo benzina respiriamo "veleni" dai nomi impronunciabili come mtbe, toluene, xilene o benzene.
La nostra inchiesta Per capire se i dispositivi per il recupero vapori ci sono, siamo stati in 150 stazioni di servizio tra Roma e Milano. In 20 abbiamo fatto benzina alla pompa di servizio self service: un'operazione durata più o meno un minuto e mezzo, in cui abbiamo raccolto (con uno speciale dispositivo) l'aria respirata. Non si tratta di eccesso di zelo: gli effetti sulla nostra salute del benzene, uno degli idrocarburi rilasciati dalla benzina, sono molto preoccupanti. Si parte da nausea, vertigini, irritazione della pelle e delle mucose (tra gli effetti immediati) fino a pesanti conseguenze nel lungo termine. L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha infatti classificato il benzene come cancerogeno per l'uomo. Certo, gli effetti sulla salute dipendono molto dalla sensibilità del soggetto, dal livello e dal tipo di esposizione, ma il fatto che non sia possibile fissare un livello limite di sicurezza (così come per tutte le sostanze ritenute cancerogene) deve far riflettere sulla sua pericolosità.
Dati da non sottovalutare Nonostante le pompe montino tutte il sistema di recupero, i valori che abbiamo riscontrato sono molto differenti. A Roma la media delle emissioni è risultata molto superiore rispetto a quella di Milano, ma tra una stazione e l'altra - anche nella stessa città - i valori cambiano notevolmente. Servono, dunque, più controlli. E anche maggiore tutela per chi - nelle stazioni di servizio - ci lavora.
Una Toscana senza inceneritori
Fonte: NOITV
FIRENZE - A cinque giorni dal sequestro del termovalorizzatore di Falascaia, i comitati ambientalisti hanno chiesto al presidente della Regione Enrico Rossi di chiudere tutti gli inceneritori e di puntare sulla raccolta differenziata.
''Da tempo - hanno spiegato i rappresentanti del comitato ''Rifiuti zero'' Versilia - il termovalorizzatore del Pollino non svolgeva il suo dovere bruciando solo il 5,5% dei rifiuti toscani a fronte di un impegno richiesto del 15%. Nonostante questo il costo dell'impianto e' rimasto sempre superiore ai 20 milioni di euro''. Secondo i cittadini quello di Falascaia e' solo l'ultimo episodio che conferma i problemi causati dagli inceneritori. Rimanendo alla provincia di Lucca, da piu' di un mese, il termovalorizzatore di Castelnuovo e' chiuso per adeguamenti tecnici e lo scorso gennaio la Procura aveva aperto un'inchiesta sul sistema di monitoraggio. La Regione Toscana ''incenerisca'' tutti gli inceneritori, chiedono i comitati, puntando su una nuova politica ambientale.
Il punto sulle lampade abbronzanti
Fonte AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro)
Arriva l’estate è c’è chi, per non arrivare pallido in spiaggia, si sottopone a ripetute sedute di lampada abbronzante. Ma c’è persino chi non riesce a farne a meno anche durante i mesi più freddi. Se il sole è stato infatti scagionato dall’accusa di essere la causa principale del melanoma (ma non di altri tipi di tumori cutanei), le lampade potrebbero esporre a rischi maggiori, soprattutto i più giovani.
Cosa sono
Per abbronzarsi si usano apparecchi che emettono vari tipi di raggi ultravioletti. Tuttavia, tra l’esposizione ai raggi solari e l’uso di un lettino ci sono differenze significative, che dipendono anche dal tipo di lampade. Queste possono essere di due tipi diversi: fluorescenti (emettono raggi UVA e UVB in una proporzione simile a quella dei raggi solari) o ad alta pressione (hanno una proporzione maggiore di raggi UVA ed espongono la pelle a un’irradiazione fino a 10 volte più intensa di quella del sole alle nostre latitudini). Le lampade ad alta pressione sono dotate di filtri parzialmente schermanti e devono essere mantenute in perfetta efficienza per evitare eritemi e ustioni cutanee.
Che cosa dice la scienza
In caso di esposizione prolungata, oltre all’arrossamento della pelle (eritema) si può verificare un’infiammazione della cornea e della congiuntiva, soprattutto quando gli occhi non sono adeguatamente protetti. Ma c’è di più: una recente analisi condotta dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione (IARC) e pubblicata sulla rivista Lancet Oncology ha rilevato che chi inizia prima dei 30 anni a usare i lettini solari vede aumentare del 75 per cento il rischio di essere colpito dal melanoma, il più pericoloso tumore della pelle.
Sempre secondo l’analisi i rischi maggiori riguarderebbero le persone con carnagione chiara e occhi azzurri, ma anche gli altri non sembrerebbero al sicuro. Inoltre, sbaglia chi ricorre all’abbronzatura artificiale pensando di potersi esporre al sole estivo in sicurezza: la colorazione della pelle ottenuta con i raggi UVA infatti non mette al riparo dalle scottature, causate dagli UVB su uno strato di pelle più superficiale.
Terme restaurate e mai usate, oggi in degrado
Fonte: il Tirreno
GALLICANO. Una volta c’erano “Le terme”. Oggi ci sono erbacce, rifiuti e decadenza. È lo spettacolo che da anni si offre nel capoluogo. Oltrepassato lo storico arco di Francesco V vicino al Castello, sulla sinistra (verso Vergemoli) si raggiunge un piccolo parcheggio. Giunti in questa area di sosta, un ponte di sasso consente di oltrepassare la Turrite. Sull’altra sponda del torrente, ci sono “Le terme”. Né stabilimenti per le cure termali, né vecchio centro benessere in disuso. “Le terme” comprendono una struttura che ricorda un tempietto neoclassico e i ruderi in pietra di un vecchio edificio. Documentazioni scritte sulla storia delle acque termominerali di Gallicano ne sono rimaste ben poche, ma rimangono testimonianze di un passato in cui il tempietto era utilizzato per riempire bottiglie ed eseguire assaggi. Le acque della “sorgente Beatrice” agli inizi del ’900 vennero imbottigliate (di etichette della “Cova di Gallicano” rimangono ancora alcuni esemplari) ma diversi fattori intervennero ad ostacolarne la vendita. L’acqua, una “salsa” ricca di sali unica nel suo genere in Toscana, veniva usata sia per scopi curativi che come acqua da tavola. Anni fa l’amministrazione comunale investì in questa località, per renderla se non meta turistica privilegiata quantomeno una gradevole area di ristoro. Furono spesi 171 milioni di vecchie lire di contributi regionali dopo l’alluvione del 1996 per realizzare una nuova passerella pedonale (la vecchia distrutta dall’esondazione della Turrite), sistemare l’area verde e quella sulla sponda opposta del torrente rispetto alle “terme”. E ancora prima dell’alluvione un intervento dell’amministrazione consentì il recupero della zona termale con il ripristino della fontana interna al tempietto e la ripulitura da piante infestanti. L’intervento rientrava in un progetto più ampio di manutenzione del sentiero che costeggia la Turrite; furono create alcunee aree pic-nic. Oggi la zona è abbandonata e, a quanto pare, tempo, lavoro e denaro sono stati male investiti. Il sentiero che dal ponticello conduce alle vecchie strutture è invaso dalle ortiche. E non migliora lo spettacolo per il visitatore che si avventura tra l’erba alta: le pareti del tempietto sono imbrattate da scritte e vilipendi, rifiuti sporcano il pavimento e le bocche da cui sgorgava l’acqua sono asciutte. La “sorgente Beatrice” (24-25º misurabili in superficie) è situata poco più in là, all’interno di un edificio privato: da qui le acque venivano convogliate verso il tempietto con una condotta in mattoni sotterranea. «Non ci sono progetti specifici in vista - fa sapere il vicesindaco Egidio Nardini -. Il Comune non ha grosse possibilità di spesa e per il momento la priorità è data ad altre iniziative, come realizzare il parcheggio dietro la farmacia. Ma sarebbe bella un’azione di recupero dell’acqua calda, che, fatte le dovute verifiche, potrebbe essere sfruttata come risorsa energetica». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Claudia Ponziani
Diossine scaricate nel torrente chiuso l'inceneritore di Pietrasanta
Andava avanti così da due anni. Perfino in quest'inverno di alluvione e grandi piogge che hanno squassato fiumi e torrenti, dall'impianto di Falascaia scaricavano diossine nel Rio Baccatoio. Anche in quantità di 17 volte superiori ai limiti, dicono gli ultimi rilievi Arpat. Sversamenti che per la Procura di Lucca tracciano il "disegno criminoso" alla base della gestione dell'inceneritore di Pietrasanta, sequestrato giovedì mattina da polizia giudiziaria, guardia forestale e polizia municipale. Un colpo in piena estate che getta sulla Versilia l'ombra di una possibile emergenza rifiuti e rimette in allarme gli abitanti della zona, convinti di essere stati "avvelenati per anni".
Nell'inceneritore gestito dalla società Tev per conto di Veolia, si smaltiscono 46mila tonnellate di rifiuti trattati all'anno, più della metà provenienti dai sette Comuni della Versilia. Dove in estate, peraltro, con i vacanzieri la popolazione raddoppia. "Non generiamo allarmismi - mette le mani avanti Ettore Neri, sindaco di Seravezza e presidente del consorzio ambientale che raccoglie i Comuni versiliesi - qui quasi tutti fanno il 70% di raccolta col porta a porta, non passeremo l'estate con i rifiuti in strada".
"Tev deve trovare un altro inceneritore dove smaltirli, altrimenti pagherà una penale per essere venuta meno agli obblighi contrattuali", incalza Giampaolo Bertola sindaco di Camaiore, che aggiunge: "E' arrivato il momento di chiudere definitivamente quel mostro ". I rifiuti bruciati a Pietrasanta è il risultato di una selezione dell'indifferenziata fatta in un altro impianto Tev a Massarosa. Lì arrivano 125mila tonnellate all'anno da Versilia e provincia di Lucca. Il 33% viene recuperato come cdr (combustibile da rifiuti) e poi inviato a Pietrasanta, il resto fra Livorno e Rosignano. E proprio a Rosignano finirà il cdr che non potrà essere smaltito a Pietrasanta, assicura Anna Rita Bramerini.
Dall'assessore regionale all'ambiente anche una rassicurazione ai vacanzieri: "Nessun problema per la balneazione, non ci sono tracce di diossina nei campionamenti fatti a valle dall'Arpat". "Questo sequestro ci conforta - dice Daniela Bertolucci, portavoce del comitato contro l'inceneritore - ma è anche un segnale inquietante. Abbiamo la conferma di quello che diciamo da dieci anni: Tev ci sta avvelenando". Firmato dal gip Marcella Spada Ricci su richiesta del pm Lucia Rugani, il decreto di sequestro preventivo aggiunge una nuova inchiesta ai vari filoni di indagine su Veolia. Dopo l'apertura di un fascicolo, nell'estate 2008, sui presunti taroccamenti informatici nei rilievi sulle emissioni di polveri pericolose, la società francese torna nel mirino della magistratura. Di Tev, infatti, il gigante francese detiene il 75% delle quote.
Sono sei gli indagati, tutti ai vertici Tev. Le accuse vanno da danneggiamento aggravato, sversamento di sostanze pericolose in aree verdi e residenziali, e violazione del testo unico sull'ambiente. Nel Baccatoio venivano scaricate le acque piovane contaminate dalle polveri prodotte dall'incenerimento dei rifiuti e le acque calde del ciclo industriale piene di diossina senza depurarle. "Il tutto - scrive il gip nell'ordinanza - con la finalità di trarre un ingiusto vantaggio economico derivato dal risparmio ottenuto eludendo la corretta gestione delle acque reflue".
Fonte larepubblica.it
Quei nove centesimi nelle tasche dei contadini
Di seguito un bell'articolo di Carlo Petrin tratto da repubblica.it
Che cosa si può comprare oggi con 9 centesimi di euro? Non bastano per un sms, forse sono sufficienti per pochi chiodi. Non mi viene in mente molto altro, se non che è il prezzo all'ingrosso di un chilo di carote. Ma è soltanto uno dei tanti esempi possibili se parliamo di cibo. È probabile che i lettori non se ne siano accorti perché a loro costa sempre uguale se non di più, ma i prezzi che spuntano i contadini sono in declino costante da anni. Le aziende agricole producono quasi tutte in perdita e la cosa passa sorprendentemente sotto silenzio. A qualcuno importa ancora della nostra agricoltura?

Dal dopoguerra a oggi il settore non è mai stato così in crisi come adesso: si pensi soltanto che un quintale di grano viene pagato tra i 13 e i 15 euro, a un prezzo decisamente più basso di addirittura vent'anni fa, quando ne costava 25. Solo nell'ultimo quinquennio ha perso il 30% circa. E nel mezzo c'è stata l'inflazione dei costi di produzione: come rilevano le associazioni di categoria, oggi produrre un ettaro di grano a un contadino costa 900 euro, mentre ciò che ne ricava sono 600 euro. Sfido chiunque a non farsi passare la voglia di lavorare a queste condizioni. Tutti i settori vivono questa crisi: le stalle di bovini e suini stanno subendo una vera e propria ecatombe. Solo nel settore lattiero-caseario siamo passati da più di 180 mila stalle nell'89 alle attuali 43 mila circa. Il prezzo medio dei suini, al chilo, nel 1990 era di 1,2 euro, nel 2009 è lo stesso.
Siamo arrivati al punto che andrebbe bene il commercio equo e solidale per i nostri contadini, e non per quelli dei Paesi poveri. Secondo dati ufficiali, nel 2009 i prezzi all'ingrosso sono diminuiti rispetto all'anno precedente del 71% per le carote, del 53% per le pesche, del 30% il grano, del 30% il latte, del 19% l'uva e il trend quest'anno non sembra migliorare, anzi. Una volta i contadini dicevano che il riso era l'unico prodotto che dava loro una certa sicurezza, perché anche se tutto andava male un minimo di guadagno lo offriva sempre. Beh, neanche il riso si salva, se nell'ottobre 2009 costava quasi 50 euro al quintale e oggi arriva a 30.
Un disastro di proporzioni mai viste, ma forse se ne stanno accorgendo soltanto i contadini, sempre più disperati. Perché a noi la carota pagata 9 centesimi ai contadini continua a costare un euro al chilo, con l'incredibile ricarico del 1100 per cento. Il latte, pagato la miseria di 30 centesimi al litro, lo compriamo a più di un euro e le pesche, che al chilo valgono più o meno come un litro di latte, ci costano invece quasi due euro.
E' pazzesco, eppure è la norma e non fa più notizia. E non sono cose congiunturali: sono strutturali. La nostra agricoltura è ancora per fortuna fatta di tante aziende medio-piccole, e questa è sempre stata la nostra vera forza. Diversità, radicamento sul territorio che ha fruttato anche in termini di bellezza relativa della nostra nazione, la capacità di preservare la biodiversità che è anche espressione culturale, di un'evoluzione lenta e attenta, principale risultato del nostro "adattarci localmente". Ma queste aziende medio-piccole hanno il futuro segnato se non ci saranno cambiamenti forti, con la capacità di guardare al lungo periodo. La nostra agricoltura per quanto originale nel contesto europeo non è immune dai processi di industrializzazione, centralizzazione e ancora di più concentrazione che hanno investito le agricolture dei Paesi del Nord Europa, della Francia, della Gran Bretagna, sul modello di ciò che è avvenuto negli Stati Uniti: è l'idea che si possa produrre cibo senza contadini. Tanto il cibo lo si fa viaggiare; tanto bastano pochi addetti che si trasformano in operai a cottimo per le grandi industrie o le catene di distribuzione.
Video inchiesta - Il cancro della Versilia
Una video inchiesta tratta da www.viareggiotv.com
Nella Versilia si muore di tumore più che in altre zone. E' l'alto tasso di inquinamento all'origine di questo record negativo?
Sigilli all'inceneritore di Pietrasanta
Il provvedimento è stato disposto dalla Procura di Lucca. L'impianto è al centro di un groviglio di inchieste sulla sua pericolosità ambientale
È stato sequestrato l'inceneritore di Pietrasanta, in località Falascaia. Il provvedimento è stato disposto dalla Procura di Lucca ed è stato eseguito stamani: sul posto sono intervenuti polizia forestale, polizia provinciale e municipale.
A far scattare il provvedimento sarebbe stata l'ipotesi di sversamenti nocivi all'interno dei torrenti che costeggiano l'impianto. Già in passato gli esami dell'Arpat e della Provincia segnalavano valori fuori norma per quanto riguarda la concentrazione di metalli pesanti nelle acque.
Inoltre l'impianto è al centro di un'inchiesta condotta dalla Procura di Lucca sui dati taroccati: in pratica per un periodo precedente all'aprile 2008, attraverso l'uso di un software, sarebbe stata sistematicamente alterata la registrazione dei livelli di monossido di carbonio emesso.
Più volte negli scorsi anni è stata chiesta la chiusura dell'inceneritore da parte di forze politiche, comitati di residenti e associazioni ambientaliste che ne denunciavano la presunta pericolosità ambientale.
E adesso la Versilia deve fare i conti con il fantasma dell'emergenza rifiuti. L'altro impianto di compostaggio di Pioppogatto è infatti pieno. Questa nuova chiusura non può che aggravare una situazione già problematica.
Il Tirreno 8 luglio 2010
Gli amministratori disertano l'incontro
Gli amministratori disertano l'incontro
il Tirreno — 04 luglio 2010 pagina 10 sezione: LUCCA
Le patatine distruttive!
Marktcheck, il servizio austriaco di Greenpeace di guida agli acquisti ha effettuato un confronto sulla qualità delle patatine che si trovano nei bar e nei supermercati e a cui i bambini spesso non riescono a rinunciare.Biologico: +7% nei primi sei mesi del 2010. E da luglio ecco il nuovo marchio Ue

Nonostante la crisi, anche nella prima parte del 2010 gli acquisti dei prodotti biologici in Italia sono aumentati di oltre il 7% rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente. Lo rileva FederBio in occasione dell'assemblea dei soci spiegando che la «crisi finanziaria ed economica internazionale sta inducendo un generale ripensamento sia del "sentimento" verso il ruolo dell'agricoltura e dell'alimentazione sia delle politiche agricole, ma soprattutto sta contribuendo a cambiare i comportamenti di consumo».
Inoltre «la sempre maggiore evidenza dei problemi legati al cambiamento climatico, la grave crisi dei redditi agricoli e il consolidarsi di una maggiore consapevolezza nei consumatori dei rischi di una alimentazione "sofisticata" rappresentano un riferimento non semplice per l'agricoltura convenzionale».
Dal primo luglio gli italiani potranno riconoscere i prodotti bio dal nuovo marchio: una Eurofoglia con 12 stelle bianche. Il fondo è verde brillante con al centro una cometa. Lo rende noto la Coldiretti ricordando l'entrata in vigore del regolamento Ue che introduce il logo con cui i consumatori potranno riconoscere le produzioni biologiche comunitarie. Il nuovo logo - dice la Coldiretti - è molto importante in Italia dove il biologico sviluppa un giro di affari di 3 mld.
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Ultima puntata di annozero: la storia del latte in padania
Decine e decine di piccole aziende agricole rischiano di essere travolte per il crollo del prezzo del latte. La grande industria e la grande distribuzione minacciano il cuore pulsante del Made in Italy e rendono molto difficile distinguere la qualità del cibo che mangiamo ogni giorno. La stessa identità del territorio è minacciata dallo sviluppo drammatico di questa crisi. Riusciranno gli ormai poveri contadini a liberarsi dal giogo sporco della lega delle multinazionali?
E pensare che le grandi aziende cercano di non farci pensare alla qualità di quello che beviamo o mangiamo cercando di tranquillizzarci con messaggi pubblicitari rassicuranti..ma veramente in nome del profitto può essere tutto lecito?
Ci danno da bere latte in polvere che nessuno sa da dove viene e nessuno lo dice!!
Ecco perchè puntiamo sui distributori di latte alla spina!
Pestici nel piatto, il nuovo rapporto di Legambiente
Dal rapporto annuale di Legambiente “Pesticidi nel piatto” emerge che sono aumentati i campioni con tracce di multi residuo in frutta e verdura. Tracce di pesticidi anche nei derivati come pane, miele e vino. Solo il 50% della frutta risulta incontaminata mentre, a 32 anni dalla sua messa al bando, ricompaiono tracce di DDT in un campione di insalata analizzato in Friuli
Aumentano i prodotti contaminati da uno o più residui di pesticidi (da 27,5 a 32,7%), salgono anche i campioni irregolari (da 1,2 a 1,5%). Diminuiscono, di conseguenza, quelli regolari senza tracce di molecole chimiche (da 71,3 a 65,8%) ma soprattutto, il numero dei campioni analizzati, che passano dagli 8764 dello scorso anno, agli attuali 8560 (-204).
Tra le verdure il 76,4% dei campioni risulta regolare senza residui (erano l’82,9% nel 2009), 45 sono i campioni fuori legge (1,3% contro lo 0,8% dello scorso anno), mentre il 22,3% risulta contaminato da uno (15,8%) o più residui (6,5%, erano il 3,5% nel 2009).
Diminuiscono i campioni di frutta irregolari per residui oltre i limiti consentiti o per molecole non autorizzate, passando dal 2,3% dello scorso anno all’1,2% dell’attuale, mentre aumentano quelli regolari ma contaminati da uno (22%) o più residui (26,4%) che passano nel complesso dal 43,9 al 48,4%.
Tra i prodotti derivati (tra i quali miele, pane, vino ecc), il 77,7% risulta regolare senza residui (erano l’80,5% nel 2009); il 10,3% è regolare con un residuo e il 9,3% contiene più di un residuo contemporaneamente. Il 2,7% risulta invece addirittura irregolare (39 campioni su 1435) segnalando una novità rispetto agli anni precedenti, quando la percentuale era pari a zero.
Nonostante gli sforzi tesi a una riduzione dell’uso della chimica di sintesi in agricoltura, anche quest’anno la quantità di residui di pesticidi rilevati nei campioni di ortofrutta e derivati risulta eccessivamente elevata. Rispetto allo scorso anno, il rapporto di Legambiente elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici, ha evidenziato una maggiore presenza di campioni multi residuo ovvero di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici.
