Tutto sull'imbroglio della combustione delle biomasse
E' in rete il sito "tutto sull'imbroglio delle centrali a biomasse".
Singoli attivisti e associazioni impegnate su questo argomento stanno inserendovi informazioni utili a chi si trovi per la prima volta di fronte a questo tipo di problema sul proprio territorio.
ll Comitato "Non bruciamoci la Garfagnana" attacca Se.Ver.A.
Il piano industriale di Se.Ver.A. non convince il comitato “Non bruciamoci la Garfagnana”. Anzi, il coordinamento ha diramato una nota in cui attacca duramente le ultime novità di casa Se.Ver.A. perché in contrasto con la programmazione dell’Ato e del Comune. «I furbetti ci riprovano? - si chiede Pierluigi Pellizzer, del comitato - dopo una gestione fallimentare, i vertici di Se.Ver.A ripartono dalla strumentalizzazione dei livelli occupazionali per riproporre ciò che i cittadini hanno già respinto in passato. Coloro che hanno creato bilanci con milioni di euro di passivo stanno nuovamente provando a trasformare la Garfagnana nel più grosso sito di smaltimento di rifiuti della Toscana settentrionale».
Ecologia: da Sony Ericsson il cellulare più ecologico
Si chiama Elm ed è prodotto da Sony Ericsson, è lui che secondo l'O2 Eco Rating britannico, il sistema di voti sostenibile per i cellulari, è il telefonino più ecologico tra i 65 telefoni "finalisti" attualmente presente sugli scaffali dei negozi.
La schiera di concorrenti era molto nutrita, c'era Nokia, HTC, Lg, Samsung, Palm ed ovviamente Sony Ericsson che è riuscita a piazzare ben 3 suoi cellulari nei primi dieci classificati. L'Elm è risultato il vincitore con 4.3 punti su 5 grazie al suo ridottissimo impatto ambientale e alla capacità di Sony Ericsson di investire e nelle tecnologie amiche dell'ambiente. Infatti l'Elm rientra nella linea di prodotti GreenHeart che hanno la caratteristica di essere realizzati in materiali riciclati da plastica di bottiglie d'acqua e da vecchi cd inoltre per realizzarli non sono state usate sostanze tossiche e sono colorati con vernice ad acqua.
Ambiente: l'inquinamento indoor
Siamo abituati a collegare la parola inquinamento ai fumi delle auto... magari l'inquinamento fosse solo fuori, saremo molto fortunati (concedetemi il termine). Invece no. L'inquinamento indoor è una contaminazione che riguarda l'interno di edifici, quali case e luoghi di lavoro.
In questo caso i fumi, le polveri sottili si mescolano con agenti inquinanti interni, quali: materiali di costruzione degli edifici, impianti di riscaldamento e condizionamento, rivestimenti (pitture murarie, vernici, pavimenti, ecc.), arredi, prodotti per la pulizia (detersivi, insetticidi, ecc.), impianti elettrici, elettrodomestici.
Tra le fonti di inquinamento abbiamo:
- Materiali da costruzione: radon e formaldeide
- Riscaldamento a gas:NOX, CO
- Riscaldamento a kerosene: NOX, CO, SO2
- Isolante: asbesto
- Arredamento: VOC, formaldeide
- Mobili e prodotti per la casa: VOC, formaldeide
- Forni a legna e camini: PM10, CO, idrocarburi policiclici aromatici (IPA)
- Fornelli a gas: NOX, CO
- Fumo di tabacco: particolato respirabile (PM10), monossido di carbonio (CO), composti organici volatili (VOC)
Non è finita qui. Gli agenti di inquinamento non sono solo chimici o fisici, ma anche biologici, quali: muffe, pollini, batteri, funghi. I danni causati da tutti questi agenti (chimici, fisici e biologici) possono essere transitori o permanenti ed addirittura possono essere causa di mali estremi come tumori o malattie croniche.
Clicca qui per leggere l'articolo completo
Arriva la centralina dell Arpat per monitorare l'aria a Gallicano
Dal prossimo 6 settembre e fino al 3 ottobre sarà posizionata sul territorio comunale una centralina mobile con lo scopo di eseguire un monitoraggio costante per l’arco delle 24 ore della qualità dell’aria. La Provincia ha aderito alla richiesta dell’amministrazione comunale, scaturita da una proposta di ordine del giorno presentato alcuni mesi fa dal gruppo di minoranza “Gallicano c’è” e fatta propria successivamente dal consiglio comunale. «La centralina sarà posizionata - spiega l’assessore all’ambiente Egidio Nardini - nel parcheggio adiacente al magazzino comunale in via Roma, in zona strategica tra le aree artigianali e produttive e quelle destinate a residenza dei cittadini. Il laboratorio mobile, nel caso specifico, oltre ai parametri delle condizioni metereologiche quali vento, temperature ecc., misurerà in continuo inquinanti come le Pm10 (le polveri fini), l’ozono, il monossido di carbonio, ossidi di azoto e anidride solforosa.
San Francisco e i suoi 100 milioni di sacchetti in plastica in meno
Tratto da http://www.portalasporta.it
Nel 2007 San Francisco ha bandito i sacchetti di plastica nei maggiori negozi e catene di prodotti alimentari e nelle catene di parafarmacia.
Ora l’amministrazione della città sta valutando di estendere il divieto a tutti i rivenditori, tra cui librerie, negozi di abbigliamento e grandi magazzini e che includerebbe tutti i possibili formati e misure dei sacchetti di plastica.
Ross Mirkarimi, membro della Commissione di Vigilanza della città di San Francisco e autore della legge del 2007 ha presentato formalmente una proposta in tal senso alla Commissione ad inizio agosto.
Anche lo Stato della California ha in corso l’iter legislativo di un disegno di legge, l’ Assembly Bill 1998, appoggiato dal Governatore Arnold Schwarzenegger, che vieterebbe il sacchetto di plastica in tutto lo stato della California a partire dal 2012 con una tassazione di 5 cent prevista per il sacchetto di carta.
Aumenta il consumo di farmaci: meno salute e... più rifiuti

I dati sul consumo dei farmaci in Italia contenuti nel Rapporto OsMed 2009 descrivono un fenomeno da vero e proprio boom: +60% in 10 anni, un incremento continuo e incontrastato che porta alla luce una allarmante tendenza e che invita alla riflessione sulle molteplici connessioni che genera.
Secondo il rapporto, redatto dall'Istituto Superiore di Sanità e presentato nelle scorse settimane, tutti i giorni vengono prescritte 926 medicine ogni 1000 italiani: verrebbe da dire che "la pasticca quotidiana" sostituisce la vecchia "mela al giorno" nella moderna versione di un vecchio adagio...
La tendenza è giustificata solo in parte dall'invecchiamento della popolazione, se si considera che l'incremento rispetto al 2008 riguarda sostanzialmente tutte le categorie terapeutiche e se si considera che l'80% dei bambini sotto i 14 anni riceve ogni anno almeno una prescrizione (in particolare di antibiotici).
Gli aumenti più vistosi interessano in particolare le categorie dei gastrointestinali (+7,9%), dei farmaci per il sistema nervoso (+4,2%) e degli ematologici (+3,3%). Colpa anche della crisi, pare, che contribuisce ad accrescere un malessere psichico e fisico in larghe fasce della popolazione, soprattutto donne e soprattutto al sud. Ma non solo.
Tra le cause di questo "consumismo sanitario" possono essere rintracciati almeno altri due fattori: il taglio dei prezzi dei farmaci (i cosiddetti equivalenti) e la diffusa reperibilità dei prodotti non soggetti a prescrizione, in vendita da qualche tempo anche nei supermercati. Proprio per questo tipo di medicinali il rapporto registra per la Toscana una spesa privata (cioè legata all'acquisto diretto) superiore alla media nazionale.
Farmaci: Protopic ed Elidel, altri dieci episodi di cancro
Fonte altroconsumo.it
I dati dell'agenzia americana
L'Fda - l'agenzia statunitense del farmaco - ha infatti riaggiornato i dati di un precedente studio condotto nel quinquennio compreso tra gennaio 2004 e gennaio 2009 su bambini e ragazzi da zero a 16 anni. Risultati allarmante: ai 71 casi di infezione (di cui 43 alla pelle) e dei 46 casi di cancro (linfomi, leucemie e cancro alla pelle), si sono aggiunti dieci nuovi casi di tumore tra gennaio 2009 e febbraio 2010.
Quanto sono cancerogeni i nostri cosmetici
Dopo il successo del video"La Storia delle cose", è la volta adesso della storia dei cosmetici, di quei prodotti cioè di cui nessuno può ormai fare a meno .
InBici Point al posto di bike-sharing
![]()
Arriva dalla fusione di intelligenza, ricerca e tecnologia di più aziende InBici Point, un nuovo sistema di totem per il Bike Sharing. Rispetta il territorio, è facile e sicura da usare e permette la condivisione delle biciclette in maniera semplice, rapida e intuitiva, rendendole un mezzo efficace
InBici srl di Udine, ALTHA di Aiello del Friuli in provincia di Udine e la DuPont si sono unite per dare luce agli “InBici Point”, innovativa soluzione di “bike-sharing” che rispetta il territorio, è facile e sicura da usare e permette la condivisione delle biciclette in maniera semplice, rapida e intuitiva, rendendole un mezzo efficace anche ad integrazione dei diversi mezzi di trasporto. InBici Srl InBici è una giovane realtà progettuale e imprenditoriale con sede a Udine che ha scelto di contribuire a diffondere la cultura della mobilità sostenibile basata sull’utilizzo della bicicletta e il concetto di bike-sharing, attraverso soluzioni di progettazione e produzione innovative, facili da utilizzare e compatibili con il rispetto e la cura dell’ambiente e del territorio. Il sistema InBici è stato creato avendo in mente tre esigenze fondamentali:il rispetto del territorio, la facilità d’uso e la sicurezza.
Rispetto del territorio perché l’installazione di InBici Point non richiede scavi, è semplice e rapida: sono sufficienti solamente due fori nel terreno per posizionare l’installazione, ottimizzando costi e tempi per la messa in posa. Sicurezza perché è fornita con sistema di antifurto integrato nel perno al quale la bici viene agganciata.Facilità d’uso perché l’utente non ha bisogno di sollevare la bicicletta per parcheggiarla e agganciarla: il sistema di scorrimento su binario previsto per la ruota permetterà di agganciare automaticamente la bici alla colonna senza nessuno sforzo.
Risultato di un programma di valutazione e ricerca pluriennale sui punti di forza e le debolezze di analoghe soluzioni esistenti in varie città europee, il sistema di bike-sharing “InBici Point” combina qualità estetica, sicurezza, facilità d’uso, funzionalità e igiene e comprende postazioni dal look moderno e piacevole che saranno dislocate in differenti comuni, nei punti nevralgici delle città, dalle stazioni alle aeree pedonali. Con il sistema InBici Point, le biciclette sono sempre disponibili, offrendo agli utenti libertà negli spostamenti, nei percorsi e negli orari.
Interamente realizzata sfruttando la straordinaria formabilità dellla tecno-superficie DuPont Corian, protagonista di continue innovazioni che ha recentemente arricchito la sua proposta con colori contenenti materiale riciclato. La pedana a cui sono agganciate le biciclette in appositi spazi previsti, funge inoltre da contenitore per i cablaggi necessari al funzionamento del sistema. Tutto il sistema è gestito da un software semplice e intuitivo sia per l’utente finale sia per l’Amministrazione. L’utente sbloccherà la bici avvicinando una card al parking e l’Amministrazione potrà visualizzare tutti i movimenti da remoto in real time.
Per saperne di più http://www.inbici.eu/
Fonte alternativasostenibile.it
21 agosto, fine delle risorse
Stiamo per andare in rosso. Con oltre quattro mesi di anticipo rispetto alla fine del 2010, il 21 agosto l’umanità avrà già consumato tutte le risorse che la natura può fornire nel corso di un anno. Ad annunciare la data del “Earth Overshoot Day”, il giorno del superamento, in cui la terra inizia a vivere al di sopra dei propri mezzi ecologici, è il Global Footprint Network, l’organizzazione internazionale che misura l’impatto dell’esistenza sulla natura.
La scadenza corrisponde al giorno in cui esauriamo il nostro budget ecologico annuale, mettendo la terra in condizioni di produrre risorse oltre la sua naturale capacità di rinnovarle. Un prestito dagli effetti devastanti per gli equilibri del pianeta, secondo i responsabili del GFN: “dalla capacità di filtraggio dell’anidride carbonica a quella di produrre cibo, chiederemo alla terra di consumare stock di risorse aggiuntive accumulando ulteriori gas a effetto serra in atmosfera”.
A misurare il numero massimo di giorni che la biosfera può approvvigionare in un anno è il rapporto tra l’“impronta ecologica” globale – indice statistico di 150 Paesi che mette in relazione il consumo annuo di risorse ecologiche con la loro disponibilità – e la capacità della natura di rigenerarsi nel corso dello stesso arco temporale.
Un indicatore di sostenibilità che precipita di anno in anno, trascinando con sé i buoni intenti di uno stile di vita più eco-compatibile. Dai trend annuali dell’organizzazione, nel 1987, primo anno in cui fu calcolato l’“Earth Overshoot Day”, il sorpasso avvenne con soli dieci giorni di anticipo rispetto alla scadenza del 31 dicembre. Nel 1995 fu il 21 novembre mentre dieci anni dopo il pianeta andò in riserva già il 20 ottobre. Negli ultimi due anni la deadline per l’equilibrio della terra è stata anticipata di un mese – da settembre a agosto – e forse ora è davvero arrivato il momento di fermarsi. “Quando si esauriscono in nove mesi le risorse di un anno si dovrebbe essere seriamente preoccupati”, afferma Mathis Wackernagel, presidente di Global Footprint Network. “La situazione non è meno urgente sul fronte ecologico: cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e carenza di cibo e acqua sono tutti chiari segnali di come non potremo più continuare a consumare ‘a credito’”.
Vedi anche: I paesi creditori e debitori ecologici
http://www.footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/page/ecological_debtors_and_creditors/
Piante che purificano l'aria di casa
Un gruppo di piante testato dalla NASA avente le proprietà di purificare l'aria attraverso l'assorbimento di uno o più inquinanti che la rendono dannosa. Le piante qui indicate sono tutte idonee a vivere in appartamento e sono capaci di curare la tanto nota "sindrome da edificio malato".
Questo gruppo di piante è stato testato dalla NASA (l’agenzia spaziale USA) nell’ambito di studi sulla purificazione dell’aria nelle basi lunari. Ogni pianta tra quelle citate ha una particolare versatilità nell’assorbimento di uno o più inquinanti. Molte delle informazioni qui riportate sono state tratte dal testo “Amiche piante” di B.C. Wolverton, uno dei ricercatori della NASA che ha partecipato a questo progetto. Le piante qui indicate sono tutte idonee a vivere in appartamento, con lo scopo di depurare l’aria che vi respiriamo.
Le case in cui viviamo spesso esalano silenziosamente inquinanti pericolosi come formaldeide, ammoniaca, benzene, che provengono da vernici, detersivi, fumi, pareti, materiali plastici ecc. La formaldeide, ad esempio, è prodotta dal fumo di sigaretta, dal gas dei fornelli, dai sacchetti di plastica, dagli abiti di tintoria, da smalti e vernici, stoffe, tendaggi. Xilene e toluene invece nascono da schermi di computer, fotocopiatrici, adesivi. Il benzene, infine, ancora dal fumo di sigaretta e dalla benzina verde. Ammoniaca in eccesso può poi provenire da bagni e detersivi. La “sindrome da edificio malato” è una realtà, che può essere combattuta con un tocco di verde.
Felce di Boston (Nephrolepis exaltata): E’ in assoluto la pianta in grado di rimuovere più di qualunque altra la formaldeide dall’ambiente, addirittura con un tasso di 20 microgrammi per ora. E’ inoltre una bellissima pianta dal portamento compatto e globoso, che ha solo bisogno di buona umidità, e sopravvive benissimo anche in ambienti poco luminosi.
Pesticidi killer delle api e dell'ambiente
Legambiente a sostegno degli apicoltori chiede il divieto definitivo: "Sia premiata la rotazione colturale e impedito per sempre l'uso di neoticodinoidi". Lo stop all'uso di neoticodinoidi, gli insetticidi killer delle api, ha dato i suoi frutti.
La scadenza del 20 settembre 2010 del provvedimento che ne sospende l'utilizzo però rischia di vanificare i risultati positivi ottenuti e di mettere nuovamente in pericolo la popolazione delle api e la produzione di miele. Per questo Legambiente a sostegno delle due associazioni apistiche nazionali Unaapi e Fai chiede ai Ministeri della Salute e dell'Agricoltura e agli Assessori delle Regioni a maggiore vocazione maidicola, il definitivo ritiro dell'autorizzazione d'uso dei concianti del mais. Secondo gli apicoltori infatti gli accertamenti scientifici in atto con il progetto di ricerca, pubblico e indipendente, Apenet, confermano il non rimediabile effetto tossico su api e ambiente dei concianti neurotossici e la comprovata efficacia di metodi agrotecnici di difesa del mais basati sulla rotazione della coltura.
Pertanto anche per Legambiente è necessario stabilire il divieto definitivo all'uso di questi pesticidi (cosa che ha permesso, nei mesi di sospensione, il ripopolamento degli alveari), ribadire il divieto d'irrorazione di insetticidi su mais in fioritura (il cui polline è abbondantemente bottinato da api e altri insetti utili), e impedire la monocoltura in successione a favore della rotazione colturale. La richiesta formale degli apicoltori inviata ai Ministeri è accompagnata da nota tecnica esplicativa che ricorda come nel periodo del divieto d'impiego dei neonicotinoidi si sia riscontrata un'evidente ripresa dello stato di salute e di buona produttività degli allevamenti apistici italiani e che nel periodo di mancato impiego di semi conciati non si siano verificati fenomeni, al contrario delle allarmistiche previsioni, di danni da diabrotica su mais.
La popolazione del parassita del mais, infatti, si è sviluppata al suo massimo proprio nel 2008, anno di più massiccio se non totale uso di concianti del mais e che nelle primavere del 2009 e del 2010 gli unici e rari spopolamenti primaverili di alveari sono stati conseguenti all'uso illegale di sementi conciate, mentre negli anni precedenti erano stati decimati decine e decine di migliaia di alveari. Nel 2010 finalmente, dopo un'annata senza concianti neurotossici, ma soprattutto grazie alla rotazione delle colture, il monitoraggio delle catture ha confermato una riduzione sostanziale della presenza del parassita. Tant'è che finalmente anche il Servizio fitosanitario della Regione Lombardia ha segnalato in modo pubblico non solo l'inopportunità e dannosità dei trattamenti insetticidi in fioritura del mais ma anche la loro illegalità. "L'approccio che privilegia l'intervento chimico, con uso di concia delle sementi con i neonicotinoidi - conclude Legambiente - ha dato prova d'essere assolutamente inappropriato e incapace di contenere le popolazioni del coleottero nord americano. Per combatterlo basta cambiare periodicamente coltivazione con la rotazione colturale, che non richiede alcun uso d'insetticidi e di seme conciato".
IL DOSSIER 2010 "I PESTICIDI NEL PIATTO" DI LEGAMBIENTE

Nonostante gli sforzi tesi a una riduzione dell’uso della chimica di sintesi in agricoltura, la quantità di residui di pesticidi rilevati nei campioni di ortofrutta e derivati, analizzati anche quest’anno dai laboratori pubblici italiani, risulta elevata.
Rispetto allo scorso anno, le analisi hanno evidenziato una maggiore presenza di campioni multi residuo ovvero di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici.
A fronte di una lieve diminuzione dei campioni analizzati (8560 contro gli 8764 del 2008), la percentuale delle irregolarità si mantiene pressoché stabile e pari all’1,5% (era 1,2% nel 2008). Maggiore, invece, è la presenza dei campioni multi residuo, pari al +3% rispetto allo scorso anno.
Per la prima volta rispetto a quanto visto in passato, è la verdura a presentare le maggiori irregolarità. Con l’1,3% dei campioni irregolari (era 0,8% nel 2008), la verdura supera anche la percentuale dei campioni irregolari riscontrati nella frutta che sono l’1,2%, in miglioramento rispetto allo scorso anno quando risultavano del 2,3%.
Inoltre, la percentuale di campioni multi residuo per la verdura risulta raddoppiata rispetto allo scorso anno, passando dal 3,5% del 2008 al 6,5% del 2009.
Ciononostante è sempre la frutta a presentare la più alta percentuale di campioni multi residuo (26,4%). Il 45% delle pere, il 43,8% dei campioni di uva, il 40,9% delle fragole hanno più di un residuo, mentre gli agrumi, piccoli frutti e l’uva sono da segnalare anche per la più alta percentuale di irregolarità riscontrate.
Segnano un aumento anche le irregolarità e i campioni multi residuo nella categoria dei prodotti derivati. Su un totale di 1435 campioni di prodotti derivati, il 2,7% risulta irregolare (era zero lo scorso anno) e ben il 9,3% (+2,8% rispetto al 2008) presenta più residui. In particolare vino e pane sono i prodotti che presentano le principali irregolarità: rispettivamente dell’1,9% e dell’8,8%.
Per chi vuole approfondire:
Falsi alimentari: pomodori e non solo, anche tartufi, formaggi, arance...
Non solo pomodori ma anche tartufi, formaggi, arance, limoni, aglio, funghi, miele e olio, sono i "falsi alimentari" che invadono il nostro mercato e ingannano il consumatore. Se un prodotto viene dall'estero, non e' detto che sia necessariamente cattivo, dipende dalla qualità e dalle tecniche di coltivazione. Rimane il problema dei controlli, soprattutto per gli alimenti provenienti dai Paesi extra Ue, sulla presenza di sostanze non ammesse dalla normativa comunitaria (antibiotici, insetticidi, ecc.), perché il commercio globalizzato espone ad alcuni rischi se le regole non sono altrettanto globalizzate. Il problema e' dovuto al fatto che questi prodotti vengono spacciati come "made in Italy", cioè come prodotti nostrani, quando invece non lo sono, ingannando così i consumatori. Così i consumatori continueranno a consumare passata di pomodoro italo-cinese, a grattugiare tartufo afro-cino-albanese messo accanto a quello italiano per farne assorbire l'odore, a tagliare formaggio danese, a sbucciare arance e limoni maturati al sole del Sud America e del Sud Africa, a soffriggere con aglio cinese venduto a pochi euro nei mercatini rionali, a mangiare una pizza ai funghi dell'Est Europa, a far colazione con il miele ungherese e a condire con olio mediterraneo.
Il tutto pensando che stiamo mangiando prodotti della nostra terra.