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Tematiche relative all'ambiente e alla salute

VeganFest 2012 a Pietrasanta: gli eventi in programma

fotoPrenderà il via il VeganFest 2012. Cinque giorni ricchi di incontri, di attività per tutta la famiglia, concerti e tanto altro. Dal 27 aprile fino al primo maggio Seravezza (Lucca) ospiterà tanti appuntamenti fissi come ad esempio il ristorante “Nobili Scorpacciate Vegan”.

Il VeganFest 2012 sarà però anche occasione per conoscere e comprendere meglio le scelte vegan e approfondire alcune tematiche legate al mondo animalista. Nella giornata di apertura di venerdì 27 si potrà assistere alla presentazione di “Cruditaly”, la rivisitazione da parte dello Chef Vito Cortese di grandi ricette della cucina italiana in chiave crudista. Sempre lo stesso giorno spazio ai diritti degli animali con “P.E.T.A. (People for the Ethical Treatment of Animals) Ieri, Oggi e Domani” con intervento e presentazione a cura di Patrizia Re, portavoce P.E.T.A. in Italia.

Venerdì 27 avrà anche numerosi momenti musicali come quello che vedrà protagonista l’artista vegana Beatrice Bacher (Acoustic Pop/Rock/Folk) oltre al primo degli appuntamenti del Circo Contemporaneo senza animali. Sabato 28 aprile spazio già dalla mattina alle tematiche animaliste con l’intervento “Centro recupero animali da laboratorio” del dottor Roberto Granata, medico veterinario dell’associazione La Collina dei Conigli. Spazio da subito anche al vivere vegan con “Oltre il biologico: agri-cultura vegan” a cura di Giacomo Crocchini dell’azienda agricola Podere La Madia.

Nella serata del 28 spazio alla musica con l’esibizione della cover band ufficiale dei Pooh, i Palasport. Domenica 29 appuntamento con le delicate questioni della vivisezione e di Green Hill all’interno dell’incontro/dibattito la “Giornata dei Volontari” promossa da Radio Bau e VeganOk. A seguire il workshop di cucina vegan con lo Chef Lorenzo Fantini, ospite fisso di Camila Raznovich su La7 nella trasmissione “MammaMia che settimana”.

Animals Asia Foundation presenta in prima serata il ritorno in Italia di Jill Robinson, che racconterà l’emozione dell’incontro con gli orsi della luna e la sua battaglia per la loro liberazione. La Robinson sarà poi premiata con il VeganOK Award 2012 per l’impegno e i risultati a favore dei diritti dei più deboli. Concerto in chiusura dei Floydian, cover band dei Pink Floyd.

Lunedì 30 l’azienda Full-point presenterà i propri studi sulle geopatie e le radiazione elettromagnetiche “Pericolo elettrosmog”. Nel pomeriggio incontro/talkshow con l’Alta Cucina di Simone Salvini (Organic Academy) e la Cucina Tradizionale di Renata Balducci (BioContessa). Sea Shepherd Conservation Society che proietterà il film documentario “The Cove”.

La giornata conclusiva del 1 maggio vedrà molti importanti appuntamenti come l’incontro con la Dr.ssa Michela Kuan, Resp.le Settore Vivisezione per LAV “Sperimentazione animale: analisi del fenomeno, quali le alternative”. Modalità di allevamento e il relativo impatto ambientale al centro del dibattito “Macchine animali:Viaggio nelle fabbriche della carne tra sfruttamento degli animali, inquinamento ambientale, salute dei consumatori”.

Pomeriggio ricco di incontri ed eventi dedicati al vivere e cucinare vegan, mentre ampio spazio verrà dedicata nell’area concerti ai vincitori delle selezioni regionali dell’ArezzoWave. Maggiori dettagli sul programma e gli orari degli appuntamenti sono disponibili sul sito ufficiale del VeganFest.

Google Street Wiew e le mappature energetiche

fotoDa oggi Google Street View ci mostrerà quanto un edificio è ecosostenibile, indicandoci consumi, ponti termici, dispersioni e suggerendoci possibili soluzioni.

 

Grazie alle ricerche effettuate da una startup statunitense, l'Essess, in collaborazione con il MIT, oggi con Google non sarà possiibile solo ammirare posti lontani come se fossimo lì vicino, ma si può avere anche la possibilità di conoscere le caratteristiche costruttive dell'involucro.

E' una ricerca ancora in corso, ma grazie alla quale si potranno delineare le mappe energetichedi tutti gli edifici degli Stati Uniti. Ogni singolo immobile saràfotografato con una macchina termica, sia nel periodo estivo che in quello invernale, evidenziando le problematiche energetiche della costruzione, per poi assegnare ad ognuno un punteggio.

Il costo della rilevazione termica è di 1 dollaro ad immobile, al momento si hanno più di 6 mln di dollari per lo sviluppo del software, che entro il termine del 2012 dovrebbe illustrarci più del 10% della mappatura statunitense. I dati rilevati non saranno resi pubblici, ma potranno essere acquistati e consultati solamente da una fascia di "utenti sensibili", quali compagnie assicurative, agenti immobobiliari, ispettori e progettisti .

Quest'innovazione individuata dall'Esses potrebbe essere un bel punto di svolta nel mondo edile, che incide non poco sull'inquinamento atmosferico.

(autore: Paola Vallario) http://www.alternativasostenibile.it/articolo/google-street-wiew-e-le-mappature-energetiche-2304.html


Cibo e energia uniti nello spreco

fotoOgni anno in Italia vanno sprecati circa 20 milioni di tonnellate di cibo che corrispondono a 37 miliardi di euro, pari al 3% del prodotto interno lordo del nostro paese. E’ un dato che fa rabbrividire considerata la situazione economica con persone che ogni giorno allungano la coda delle mense della Caritas. Ma c’è di più. Con il cibo si butta nella spazzatura anche moltissima energia. In Italia il 3% dei consumi energetici, quelli di oltre un milione e mezzo di persone, è imputabile agli sprechi alimentari.

Grandi quantità di energia sono usate per produrre e distribuire prodotti alimentari che poi non vengono consumati, e poi altra energia è impiegata per raccogliere e smaltire questo cibo diventato rifiuto.

Il calcolo è stato elaborato nell’ambito del progetto “Un anno contro lo spreco” che Last Minute Market, spin off della Facoltà di Agraria di Bologna, organizza da tre anni in sinergia con la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo. Secondo la ricerca, il doppio spreco, alimentare ed energetico, ha gravi conseguenze in costi economici, sociali e ambientali, mentre in Europa 150 milioni di persone, secondo un altro report sulla povertà energetica, non riescono a pagare le bollette del riscaldamento e del gas per cucinare. In Italia, la povertà energetica riguarda circa il 10% delle famiglie.

Il progetto, sostenuto da Unicredit, è stato dedicato nel 2010 agli sprechi alimentari, nel 2011 a quelli idrici e nel gennaio scorso ha ottenuto a Strasburgo di far proclamare il 2014 “Anno europeo contro gli sprechi alimentari”. Nel 2012 anno che le Nazioni Unite hanno dedicato all’energia sostenibile, la campagna è stata dedicata agli sprechi energetici.

In autunno sono attesi vari eventi a Bologna, Roma e Bruxelles con incontri e spettacoli. Ma per il prossimo giugno è in programma un’anteprima: il 26 giugno a Senigallia (Ancona), dove va in scena “Primo: non sprecare”, cena contro lo spreco organizzata per 1.000 persone nell’ambito del CaterRaduno 2012, con Radio2 Rai e Caterpillar.

Fonte http://www.ciaccimagazine.org/?p=9228

 

Settimana nazionale Porta la Sporta

sporta

L’energia da biomassa forestale aumenterà le emissioni di gas serra?

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In tutto il mondo si sta puntando a produrre più energia da biomassa forestale, ma in nuovo studio "Biogenic vs. geologic carbon emissions and forest biomass energy production" pubblicato su Global Change Biology/Bioenergy un gruppo di scienziati statunitensi e thailandesi  dicono che una produzione di bioenergia da biomassa forestale sarebbe insostenibile ed aumenterà le emissioni di gas serra.

Nel dibattito in corso sulle implicazioni delle emissioni di CO2 nel passaggio dalle fonti energetiche fossili per includere una notevole quantità di energia di biomassa legnosa, molti scienziati e politici sono del parere che le emissioni provenienti dalle due fonti non devono essere equiparate. La loro logica è che la combustione o la decomposizione della biomassa legnosa è semplicemente parte del ciclo biogenico globale del carbonio e non aumenta la quantità di carbonio in circolazione. Questa visione viene presentata spesso come giustificazione per attuare politiche che favoriscono la sostituzione di fonti energetiche fossili con la biomassa». Ma i ricercatori di Natural Capital Initiative, Manomet Center for Conservation Sciences di Brunswick, Lowering Emissions in Asia's Forests di Bangkok, Rubenstein School of Environment and Natural Resources, University of Vermont non sono d'accordo che questa sia una base adeguata per valutare i gas serra  prodotti dall'energia da biomassa legnosa: «Mentre ci sono molte altre ragioni ambientali, sociali ed economiche per spostarsi verso l'energia da biomasse legnose, riteniamo che i benefici dedotti delle emissioni biogeniche, oltre le emissioni dei combustibili fossili, devono essere riconsiderati».


Quindi non è detto che l'industria dei biocarburanti forestali abbia un effetto serra "neutrale" o che addirittura riduca le emissioni di gas serra. Secondo un altro studio condotto dal Max-Planck Institute per la biogeochimica in Germania, Oregon State University e da  altre università in Svizzera, Austria e Francia, e sostenuto da diverse agenzie europee dal Dipartimento dell'energia Usa, le stime sulle emissioni dell'energia da biomasse forestali  «Si basano su presupposti errati. Un aumento consistente in questo settore si tradurrebbe anche in rotazioni degli alberi più brevi, foreste più giovani, sostanze nutrienti del suolo impoverite, aumento del rischio di erosione, perdita di  biodiversità e funzione delle foreste, costi più elevati per le bioenergie di quelli che vengono ora previsti e maggiore utilizzazione di fertilizzanti, che sono anche una fonte di emissioni di gas serra». 


Uno degli autori, Beverly Law della  Oregon State University, sottolinea che «L'obiettivo principale della produzione di bioenergia da raccolta delle foreste è quello di ridurre le emissioni di gas serra, ma la strategia rischia di mancare il bersaglio».  

Per  un altro degli autori, Helmut Haberl, che ha anche scritto il capitolo sulla mitigazione climatica del fifth assessment dell'Intergovernmental panel on climate change, «L'articolo solleva questioni importanti per le politiche delle bioenergie. Questa analisi si è basata su un teorico, significativo aumento dell'energia da biomassa forestale - come è stato proposto da alcuni ricercatori - al 20% o più della corrente alimentazione globale di energia primaria. Per esempio, circa il 20% del consumo totale di energia dell'Unione europea dovrebbe provenire da fonti rinnovabili entro il 2020, con la bioenergia come punto focale. I sostenitori di tali metodi, che usano le biomasse forestali sia per la combustione diretta che per la conversione in biocarburanti, per esempio dicono che questo potrebbe ridurre significativamente la dipendenza globale dai combustibili fossili senza competere con la produzione alimentare, e in molti casi creare posti di lavoro locali». 

I cementifici bruceranno rifiuti, Clini prepara il decreto

fotoChe il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, sia favorevole all’incenerimento dei rifiuti per superare l’emergenza immondizia in varie regioni italiane, ormai è un fatto noto. Così come è noto che tra i favorevoli ci sia anche il collega del Mise Corrado Passera. Oggi è arrivata la conferma definitiva.  Con una nota stampa, infatti, il Ministero dell’Ambiente annuncia che entro fine mese arriverà un decreto che permetterà di bruciare più rifiuti negli inceneritori e di farlo anche nei cementifici e nelle altre industrie dotate di altoforno. Afferma lo stesso Clini:

«Vareremo entro fine mese un decreto che prevede l’impiego di combustibili solidi secondari nei processi industriali, in particolare nel settore del cemento, che aiuterà anche molte regioni ad uscire dallo stato di emergenza».

I combustibili solidi secondari (CSS) altro non sono che il vecchio combustibile da rifiuti (CDR, ma anche la versione ad “alta qualità”, neanche fosse latte fresco, denominata CDR-Q) che seguono la nuova standardizzazione europea UNI EN/TS 15359. Una specifica tecnica che in Italia ha inglobato quella del CDR e del CDE-Q grazie a un decreto del Governo Berlusconi, il 205/2010.

Cosa cambia tra il CDR, che a sua volta è l’evoluzione delle vecchie “ecoballe”, e il nuovo CCS? Molto poco. Nella presentazione di questo combustibile da rifiuti fatta a Rimini a Ecomondo 2011 da un dirigente di Ricerca Sistema Energetico (cioè del GSE), si afferma che il CSS non è altro che:

«Un vettore energetico solido ottenuto da rifiuti non pericolosi, utilizzato per il recupero di energia in impianti di incenerimento o co-incenerimento, rispondente alle specifiche e alla classificazione fornite dalla CEN/TS 15359»

Ma cosa c’è esattamente dentro? Quali sono gli ingredienti di un CSS a norma di legge? È difficilissimo saperlo, sia per questioni tecniche che per questioni mediatiche: dire che si brucia CSS è una cosa, dire che si bruciano rifiuti urbani è un’altra. Bisogna andare a cercare una ditta che ha tra i suoi servizi la produzione di CSS per capire cosa ci finisce dentro. Fra queste, la Dalena Ecologia S.r.l. di Taranto, che in una presentazione elenca cosa può essere trasformato in CSS:

  • Plastiche;
  • Pneumatici fuori uso;
  • Scarti in gomma;
  • Tessili e scarti del calzaturiero;
  • Frazioni secche combustibili.

Il passaggio dal CDR al CCS, però, ha causato fino ad oggi alcuni problemi burocratici a causa della poca chiarezza delle norme. Con il prossimo decreto di Clini, quindi, si potrà cuocere il cemento bruciando un combustibile derivato da plastica e copertoni senza incappare in cavilli sgradevoli. Ma non solo perché il CSS, come già il CDR e il CDR-Q, è considerato una fonte rinnovabile e quindi, se è usato negli inceneritori per produrre energia elettrica, da il diritto a ricevere gli incentivi statali.
Gli stessi incentivi che Clini e Passera hanno appena stroncato per fotovoltaico ed eolico, perciò vengono al contrario favoriti per gli inceneritori e persino per i cementifici, qualora avessero un impianto di cogenerazione calore-elettricità.

 

Fonte http://www.ciaccimagazine.org/?p=9191

Clini presenta al Cipe il Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica

Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, ha annunciato di aver inviato al Cipe il Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. «Abbiamo presentato al Cipe il piano per la riduzione delle emissioni dei gas serra per il nostro paese, che ci consente di raggiungere entro il 2020 gli obiettivi già stabiliti - ha detto il ministro - Il piano contiene misure strutturali e infrastrutturali che dovrebbero consentire alla nostra economia di ridurre ulteriormente quello che viene chiamato il contenuto di carbonio, cioè ridurre le emissioni, tenendo conto che a livello europeo stiamo convergendo verso una strategia di lungo termine che prevede una riduzione delle emissioni nel 2020 del 25%, entro il 2030 del 40%, obiettivi che si sposano con l'innovazione tecnologica» (fino all'80% nel 2050).»

Finalmente dopo alcuni rinvii la road map è stata presentata, con proposte che rientrano nell'ambito del Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra per il rispetto, da parte del nostro paese, del pacchetto Ue clima energia (20-20-20) e che si collocano inoltre all'interno di una road map europea che guarda, in prospettiva, a un'economia a basso contenuto di carbonio. Il Piano italiano anti-emissioni «fa riferimento ad alcune decisioni che stiamo prendendo nella delega fiscale», ha precisato il ministro dell'Ambiente. 

In particolare, Clini punta ad alcuni obiettivi: istituzione di un catalogo di tecnologie, sistemi e prodotti per decarbonizzare l'economia italiana, con lo sviluppo di una filiera made in Italy; introduzione della carbon tax (risorse a potenziamento del Fondo per Kyoto) che però esclude quei settori industriali già obbligati ad acquistare permessi di emissione per compensare le emissioni di CO2; efficienza energetica e rinnovabili, generazione distribuita e reti intelligenti per 'smart cities'; eco-edilizia ed estensione fino al 2020 del credito di imposta (55%) per investimenti a bassa CO2 in economia; infine gestione del patrimonio forestale sia come serbatoio di cattura della CO2 che per la produzione di biomassa e biocombustibili.

 

Fonte http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=%2015484

Il collasso ambientale predetto 40 anni fa

fotoCosa potrebbe succedere se nel 2030 il mondo non ce la facesse più? Come potrebbe continuare l’economia del capitalismo senza petrolio, senza risorse ambientali, senza più la possibilità che la terra si rigeneri? Sono alcune delle domande di uno studio nato 40 anni fa presso i laboratori del Mit di Boston, oggi attuali più che mai.

“The Limit Of Growth” è uno studio pubblicato nel 1972 e per molto tempo aspramente criticato, a causa dell’ostracismo del business e dei dubbi della stessa comunità scientifica. Ma quarant’anni dopo al saggio viene riconosciuta la sua veridicità, ovvero quella di sottolineare come l’attuale modello di crescita sia tutto fuorché sostenibile dal punto di vista ambientale.

Il libro, commissionato dal Club di Roma, già all’inizio degli anni ’70 si proponeva di dimostrare come lo sfruttamento ambientale forsennato e il consumismo spietato non potessero essere un sistema di vita eterno. Attraverso l’inferenza di diverse variabili – come la disponibilità di petrolio, di cibo e la crescita demografica – “The Limit Of Growth” ha voluto predire lo scenario umano fino al 2100. E i risultati sono scioccanti, perché il completo collasso del sistema terra è stato predetto per il 2030, quando le risorse disponibili non saranno più sufficienti a mantenere i consumi, quando l’inquinamento avrà ormai contaminato irreversibilmente le coltivazioni e molto altro ancora. Resterebbero poco più di 15 anni, quindi, per salvare il Pianeta.

Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF, segretario della Fondazione Aurelio Peccei e rappresentante del Club di Roma, spiega come ai tempi il libro destò una forte curiosità, con oltre 12 milioni di copie. Ma le critiche furono davvero spietate:

«Fu criticato un po’ da tutti, si disse ad esempio che il capitale umano, attraverso la tecnologia, avrebbe reso possibile superare i limiti alle risorse. In questi ultimi anni però molti studi stanno dando ragione alle conclusioni di 40 anni fa.»

Manca davvero così poco tempo al collasso? E l’uomo vi può intervenire direttamente? Sicuramente, già oggi esistono le risorse per evitare una crisi del petrolio, considerando come esistano carburanti e approvvigionamenti energetici alternativi, dalle auto all’idrogeno al solare. La ritrosia del mercato, che preferisce invece gli alti profitti garantiti dall’oro nero, ne ha però limitato la diffusione. Per i consumi, inoltre, bisogna educare gli esseri umani a una nuova consapevolezza, a partire da quella alimentare, magari con l’acquisto di prodotti a chilometro zero che seguano l’andamento delle stagioni, non i capricci dei consumatori. Un altro mondo è quindi possibile?

Fonte: Ansa

 

Capannori di nuovo protagonista su Report

Domenica 22 aprile 2012 21.30 Rai3! report

Report, la nota trasmissione condotta da Milena Gabanelli in onda su Rai3, domenica 22 aprile vi racconterà del “Modello Capannori”. Il Comune di Capannori è stato preso a modello per quanto concerne l’amministrazione della cosa pubblica. Report, infatti, racconterà al grande pubblico le numerose e articolate esperienze di democrazia partecipata promosse sul territorio capannorese e le migliori pratiche in campo ambientale.

DOMENICA 22 APRILE, ORE 21.00, SU RAI 3: CAPANNORI A REPORT!

Salviamo le Apuane su Der Spiegel

La battaglia di Salviamo le Apuane sta diventando sempre più europea, nel momento in cui scrivo una troupe della televisione nazionale tedesca sta facendo un servizio da mandare in prima serata su quello che è considerato il più grande disastro ambientale d'europa. Dopo qualche giornale inglese, oggi sul Der Spiegel è uscita una intervista ad Elia Pegollo del movimento Salviamo le Apuane (nel link sotto). 


Mentre se ne accorge la stampa internazionale e gli ambientalisti di tutto il mondo questa battaglia sembra ancora interessare poco gli ambientalisti italiani. Forse un giorno si accorgeranno che tra quelle montagne di marmo si stava distruggendo un patrimonio unico, forse...

http://www.wildheartoftuscany.com/sezioni/eventi/75-lucca/199-der-speigel-alpi-apuane.html

Inoltre proprio in questi giorni sono aperti due importanti "contaddittori sintetici" per la storica cava della Focolaccia e le cave del bellissimo Pizzo D'Uccello.

http://www.wildheartoftuscany.com/sezioni/eventi/77-massa-carrara/196-sintetico-contraddittorio-attivita-estrattive-parco-alpi-apuane.html


SALVIAMO LE APUANE

ARPAT nota su incendio magazzino a Gallicano

fotoNella notte fra martedì 10 e mercoledì 11 aprile 2012 è avvenuto un incendio nel capannone della ditta SAETT srl Via G. Bartoli Comune di Gallicano(LU), poi spento dai Vigili del fuoco.

Personale del Dipartimento ARPAT di Lucca nella giornata di mercoledì 15 ha effettuato un sopralluogo dei luoghi interessati dall'incendio e ha riscontrato che il materiale contenuto nel capamnnone, costituito in quantità consistente da materiale plastico, è stato completamente distrutto. 
Nella copertura del capannone sono presenti fori di ampio diametro che permettono alle acque meteoriche di riversarsi all'interno andando a dilavare i prodotti della combustione. Inoltre all'esterno del capannone sulla pavimentazione perimetrale, di tipo non impermeabile, non sono visibili residui della
combustione.
 
La struttura è dotata di raccolta delle acque piovane che dopo canalizzazione recapita in condotto pubblico di raccolta per poi essere convogliato in acque superficiali.

Sono stati informati i titolari dell'attività che la gestione dei rifiuti prodotti dalla combustione dei materiali presenti nel capannone deve avvenire senza produzione di polvere nella loro movimentazione e che il successivo smaltimento avvenga con il rispetto della normativa vigente (Dlgs152/06).

 
E' stato richiesto che le acque meteoriche, con possibile presenza di prodotti della combustione, siano intercettate prima della loro immissione nel condotto pubblico e gestite come rifiuto con successivo smaltimento a norma di legge (Dlgs152/06).

Per verificare se i prodotti della combustione hanno interessato i terreni limitrofi si è proceduto al prelievo di terreno nelle zone limitrofe al capannone.

 

 

 

Ora è ufficiale: in Toscana proclamato lo stato di emergenza per la siccità

 

Il provvedimento era nell'aria da diversi giorni e oggi è arrivato. La Regione Toscana ha proclamato ufficialmente lo stato di emergenza per la siccità. Del resto i dati sul periodo che ci siamo lasciati alle spalle non lasciano spazio a dubbi.
Il 2011 è stato un anno decisamente secco: in Toscana sono cadute fino al 40% in meno di piogge rispetto alla media. Le sorgenti collinari e montane presentano già regimi estivi, le falde costiere sono in sofferenza e molti corsi d'acqua superficiali sono in secca. Gli invasi principali della Regione sono mezzi vuoti.
Bilancino attualmente ha un volume utilizzabile di soli 26 milioni di m3 (sui 69 di massimo invaso), Montedoglio 24 milioni utilizzabili (su 72 milioni di massimo invaso), all'invaso dell'Astrone (Chianciano), rimane acqua per soli 3 mesi. Le nevicate poi hanno fornito un contributo modesto (per ogni 10 cm di neve corrisponde un apporto di pioggia di circa 1 cm) al valore atteso di piovosità media, anche dove sono stati registrati 100 cm di neve.
«La carenza di acqua è ormai conclamata - ha dichiarato il presidente Enrico Rossi - Ha piovuto pochissimo fin dall'anno scorso, gli invasi sono in sofferenza e le previsioni non lasciano prevedere precipitazioni in grado di recuperare. Dobbiamo quindi far fronte con misure urgenti alla situazione: oggi stesso deliberiamo di dare a Fidi 20 milioni per costituire un fondo di garanzia che consentirà di garantire investimenti per 118 milioni di euro, destinati a interventi di emergenza e per ridurre le perdite della rete idrica, che oggi ammontano al 30%.
Scriverò ai sindaci invitandoli ad emettere le ordinanze di igiene sanitaria per limitare i consumi e accelerare l'esecuzione di interventi urgenti. Renderemo più rapide le procedure per scavare nuovi pozzi, dobbiamo proseguire e accelerare la realizzazione dei piccoli invasi. Entro 15 giorni avremo il progetto completo».
Da quanto si evince dalle parole del presidente questa situazione ha un risvolto positivo: ha fatto prendere coscienza di quella che nei prossimi anni sarà una criticità che ad ondate si trasformerà in emergenza e a cui è necessario trovare risposte di adattamento. Del resto in meno di dieci anni questa è la terza annata in cui si verifica un'emergenza (2003-2007-2012).
Bene quindi investire risorse per infrastrutture che vanno ben inserite sul territorio a fronte di un'attenta analisi costi-benefici e che comunque non si realizzano dall'oggi al domani. Quello che invece è possibile fare da subito con risvolti positivi anche per la crisi in corso, è porre maggiore attenzione ai consumi tornando a buone pratiche che appartengono al passato, dimenticate dalle generazioni che hanno avuto da sempre l'acqua in casa, disponibile con una semplice apertura del rubinetto.
A tal proposito la Regione lancerà anche una campagna di comunicazione per sensibilizzare la popolazione sulla criticità della situazione ed incentivare l'adozione di buone pratiche per un corretto uso delle risorse idriche. Si prevedono materiali di comunicazione diffusi tramite bolletta, spot radiofonici, informazioni su internet e sulla stampa quotidiana.
«Molto può cambiare - ha continuato Rossi - se cambiano i comportamenti individuali. Dobbiamo passare da una reazione alla situazione contingente a un progetto più complessivo, almeno di legislatura. Dobbiamo mettere subito in campo interventi di urgenza, ma anche mettere questi temi al centro delle nostre politiche regionali per la tutela dell'ambiente, del territorio rurale, per lo sviluppo delle energie rinnovabili, per la chiusura dei cicli industriali dell'acqua e di quello delle biomasse e per l'utilizzazione dei fondi comunitari». 
La siccità intanto sta già mettendo in crisi l'agricoltura (ad oggi ammontano a circa 60 milioni di euro i danni al settore) «Danni - ha precisato l'assessore Gianni Salvadori - che al momento riguardano principalmente seminativi e cereali, che potranno ridursi in caso di piogge. I problemi più grossi potrebbero invece riguardare la produzione di olio e il vivaismo, che da solo rappresenta il 30% del Pil agricolo regionale».
Per far fronte a questa situazione sono stati stanziati tre milioni di euro per la manutenzione straordinaria e il ripristino dei "laghetti", piccoli invasi idrici multifunzionali che in tempi di siccità possono costituire una efficace risposta alle necessità dell'agricoltura.
E' un provvedimento importante che arriva con qualche anno di ritardo come evidenziato indirettamente da Giampiero Maracchi del Lamma «Nel 2006 fu effettuato un censimento da cui risultò che il territorio toscano era dotato di 2462 piccoli invasi, la cui capacità complessiva era pari a quella del grande invaso di Bilancino. Oggi questa risorsa in parte non utilizzabile per mancanza di manutenzione, viene ripresa in considerazione, nonostante gli ostacoli frapposti dalle autorità europee che considerano l'irrigazione consentita da questi piccoli invasi come foriera di eccedenze produttive». Salvadori su questo aspetto ha invece ribadito che l'irrigazione permessa dai laghetti potrà essere indispensabile per mettere al sicuro l'esistenza stessa delle colture toscane.
L'assessore all'ambiente Anna Rita Bramerini ha poi aggiunto che la Regione supporterà il piano di azione annunciato oggi con una verifica sugli strumenti anche legislativi più adatti. «Mi riferisco in particolare a una riedizione della legge 29 del 2007 sulle norme per l'emergenza idrica che, tra le altre cose, permetterà l'accelerazione di opere urgenti e utili per fronteggiare l'emergenza rendendo più certa, efficace e celere l'attuazione del piano. Inoltre sarà emanato un Regolamento regionale che ottimizza l'uso delle acque per fini diversi dall'idropotabile e disciplina le attività. Insieme alle Province valuteremo infine nuove misure di contenimento anche per le concessioni già rilasciate soprattutto in vista dell'estate, la stagione più critica ma anche quella in cui c'è maggiore richiesta di acqua» ha concluso Bramerini.
Per quanto riguarda gli scenari di medio periodo, il Lamma non porta buone notizie: anche se nei mesi aprile-giugno piovesse come nella media, vista l'elevata evapotraspirazione non si avrebbero grandi benefici per le falde il che significa che sul territorio problemi di approvvigionamento si verificheranno comunque. Invece per l'agricoltura l'acqua primaverile potrebbe portate giovamento. Vedremo gli sviluppi nei prossimi giorni, intanto speriamo che le previsioni, che per domani danno pioggia sulla Toscana, si rivelino azzeccate.

 

Il provvedimento era nell'aria da diversi giorni e oggi è arrivato. La Regione Toscana ha proclamato ufficialmente lo stato di emergenza per la siccità. Del resto i dati sul periodo che ci siamo lasciati alle spalle non lasciano spazio a dubbi.

 

Il 2011 è stato un anno decisamente secco: in Toscana sono cadute fino al 40% in meno di piogge rispetto alla media. Le sorgenti collinari e montane presentano già regimi estivi, le falde costiere sono in sofferenza e molti corsi d'acqua superficiali sono in secca. Gli invasi principali della Regione sono mezzi vuoti.

 

Bilancino attualmente ha un volume utilizzabile di soli 26 milioni di m3 (sui 69 di massimo invaso), Montedoglio 24 milioni utilizzabili (su 72 milioni di massimo invaso), all'invaso dell'Astrone (Chianciano), rimane acqua per soli 3 mesi. Le nevicate poi hanno fornito un contributo modesto (per ogni 10 cm di neve corrisponde un apporto di pioggia di circa 1 cm) al valore atteso di piovosità media, anche dove sono stati registrati 100 cm di neve.

 

«La carenza di acqua è ormai conclamata - ha dichiarato il presidente Enrico Rossi - Ha piovuto pochissimo fin dall'anno scorso, gli invasi sono in sofferenza e le previsioni non lasciano prevedere precipitazioni in grado di recuperare. Dobbiamo quindi far fronte con misure urgenti alla situazione: oggi stesso deliberiamo di dare a Fidi 20 milioni per costituire un fondo di garanzia che consentirà di garantire investimenti per 118 milioni di euro, destinati a interventi di emergenza e per ridurre le perdite della rete idrica, che oggi ammontano al 30%.

 

Scriverò ai sindaci invitandoli ad emettere le ordinanze di igiene sanitaria per limitare i consumi e accelerare l'esecuzione di interventi urgenti. Renderemo più rapide le procedure per scavare nuovi pozzi, dobbiamo proseguire e accelerare la realizzazione dei piccoli invasi. Entro 15 giorni avremo il progetto completo».

 

Da quanto si evince dalle parole del presidente questa situazione ha un risvolto positivo: ha fatto prendere coscienza di quella che nei prossimi anni sarà una criticità che ad ondate si trasformerà in emergenza e a cui è necessario trovare risposte di adattamento. Del resto in meno di dieci anni questa è la terza annata in cui si verifica un'emergenza (2003-2007-2012).

 

Bene quindi investire risorse per infrastrutture che vanno ben inserite sul territorio a fronte di un'attenta analisi costi-benefici e che comunque non si realizzano dall'oggi al domani. Quello che invece è possibile fare da subito con risvolti positivi anche per la crisi in corso, è porre maggiore attenzione ai consumi tornando a buone pratiche che appartengono al passato, dimenticate dalle generazioni che hanno avuto da sempre l'acqua in casa, disponibile con una semplice apertura del rubinetto.

 

A tal proposito la Regione lancerà anche una campagna di comunicazione per sensibilizzare la popolazione sulla criticità della situazione ed incentivare l'adozione di buone pratiche per un corretto uso delle risorse idriche. Si prevedono materiali di comunicazione diffusi tramite bolletta, spot radiofonici, informazioni su internet e sulla stampa quotidiana.

 

«Molto può cambiare - ha continuato Rossi - se cambiano i comportamenti individuali. Dobbiamo passare da una reazione alla situazione contingente a un progetto più complessivo, almeno di legislatura. Dobbiamo mettere subito in campo interventi di urgenza, ma anche mettere questi temi al centro delle nostre politiche regionali per la tutela dell'ambiente, del territorio rurale, per lo sviluppo delle energie rinnovabili, per la chiusura dei cicli industriali dell'acqua e di quello delle biomasse e per l'utilizzazione dei fondi comunitari». 

 

La siccità intanto sta già mettendo in crisi l'agricoltura (ad oggi ammontano a circa 60 milioni di euro i danni al settore) «Danni - ha precisato l'assessore Gianni Salvadori - che al momento riguardano principalmente seminativi e cereali, che potranno ridursi in caso di piogge. I problemi più grossi potrebbero invece riguardare la produzione di olio e il vivaismo, che da solo rappresenta il 30% del Pil agricolo regionale».

 

Per far fronte a questa situazione sono stati stanziati tre milioni di euro per la manutenzione straordinaria e il ripristino dei "laghetti", piccoli invasi idrici multifunzionali che in tempi di siccità possono costituire una efficace risposta alle necessità dell'agricoltura.

 

E' un provvedimento importante che arriva con qualche anno di ritardo come evidenziato indirettamente da Giampiero Maracchi del Lamma «Nel 2006 fu effettuato un censimento da cui risultò che il territorio toscano era dotato di 2462 piccoli invasi, la cui capacità complessiva era pari a quella del grande invaso di Bilancino. Oggi questa risorsa in parte non utilizzabile per mancanza di manutenzione, viene ripresa in considerazione, nonostante gli ostacoli frapposti dalle autorità europee che considerano l'irrigazione consentita da questi piccoli invasi come foriera di eccedenze produttive». Salvadori su questo aspetto ha invece ribadito che l'irrigazione permessa dai laghetti potrà essere indispensabile per mettere al sicuro l'esistenza stessa delle colture toscane.

 

L'assessore all'ambiente Anna Rita Bramerini ha poi aggiunto che la Regione supporterà il piano di azione annunciato oggi con una verifica sugli strumenti anche legislativi più adatti. «Mi riferisco in particolare a una riedizione della legge 29 del 2007 sulle norme per l'emergenza idrica che, tra le altre cose, permetterà l'accelerazione di opere urgenti e utili per fronteggiare l'emergenza rendendo più certa, efficace e celere l'attuazione del piano. Inoltre sarà emanato un Regolamento regionale che ottimizza l'uso delle acque per fini diversi dall'idropotabile e disciplina le attività. Insieme alle Province valuteremo infine nuove misure di contenimento anche per le concessioni già rilasciate soprattutto in vista dell'estate, la stagione più critica ma anche quella in cui c'è maggiore richiesta di acqua» ha concluso Bramerini.

 

Per quanto riguarda gli scenari di medio periodo, il Lamma non porta buone notizie: anche se nei mesi aprile-giugno piovesse come nella media, vista l'elevata evapotraspirazione non si avrebbero grandi benefici per le falde il che significa che sul territorio problemi di approvvigionamento si verificheranno comunque. Invece per l'agricoltura l'acqua primaverile potrebbe portate giovamento. Vedremo gli sviluppi nei prossimi giorni, intanto speriamo che le previsioni, che per domani danno pioggia sulla Toscana, si rivelino azzeccate.

 

Fonte http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=15262&mod=greentoscana

Ora è ufficiale: in Toscana proclamato lo stato di emergenza per la siccità

 

te c'hanno mai mandato a quel paese: GALLICANO OGGI.

 

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