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Consiglio Comunale 12-12-2011

Sul canale "Gallicano c'è" Web Tv" è disponibile il Consiglio Comunale del 12/12/2011.

 

 

 

Consiglio Comunale 30-11-2011

Sul canale "Gallicano c'è" Web Tv" è disponibile il Consiglio Comunale del 30/11/2011.

 

 

 

Consiglio regionale: riduzione a 40 consiglieri e vitalizi aboliti

Con l'approvazione della finanziaria 2012  dalla prossima legislatura si avrà un diminuzione dei consiglieri insieme all'abolizione del vitalizio con il passaggio al contributivo. La riduzione dei consiglieri regionali da 54 a 40 e degli assessori da 10 a 8, comporterà oltre 5 milioni di risparmio annui.

 

Approvata anche la soppressione del vitalizio ed il passaggio al sistema contributivo, ma anche questo a partire dalla prossima legislatura.

 

Nel complesso, nel 2009 il Consiglio toscano ha impiegato circa 30 milioni di risorse, nel 2010 29,9, e siamo passati a 25,260 milioni nel 2011 mentre nel 2012 ci siamo dati il traguardo di scendere ancora di altri 5-600 mila euro. L'obiettivo comunque non deve essere solo quello di 'potare' le assemblee legislative ma ridurre la macchina complessiva che sta intorno, mantenendo l'efficienza e l'efficacia.


Ancora riguardo ai tagli alla spesa Monaci ha ricordato anche l'eliminazione dell'indennità di missione per i consiglieri, anche se ha spiegato "di fatto avevamo deciso di non percepirla fin dall'inizio della legislatura".

 

Fonte http://www.stamptoscana.it/articolo/politica/il-presidente-del-consiglio-regionale-della-toscana-alla-conferenza-di-fine

 

Da questo sito (http://isegretidellacasta.blogspot.com/2011/11/il-tabellario-degli-stipendi-dei.html) abbiamo tratto un confronto fra gli stipendi guadagnati dai consiglieri , assessori, governatori nelle regioni italiane.

tabella

La Toscana fra le grandi regioni, risulta tra le più virtuose.

Certificazione rilasciata dalla pubblica amministrazione

foto

Un altro servizio ai cittadini da Gallicano c'è : Consigli comunali in PODCAST.

E' attivo da alcuni giorni un nuovo servizio che GALLICANO C'E' mette al servizio di tutti i cittadini:


i Consigli Comunali in Podcast.


Chiunque può accedere e scaricare i file audio dei consigli comunali cliccando qui.


per ora sono disponibili i seguenti podcast:


Consiglio comunale del

 

02-02-2011 ASCOLTA e/o SCARICA

15-04-2011 ASCOLTA e/o SCARICA

28-06-2011 ASCOLTA e/o SCARICA

13-08-2011 ASCOLTA e/o SCARICA

15-11-2011 ASCOLTA e/o SCARICA

30-11-2011 ASCOLTA e/o SCARICA


si aprirà una finestra e potrete scegliere se ascoltare direttamente su pc il contenuto o salvare direttamente il file.


per i possessori di IPHONE è sufficiente scaricare l'applicazione gratuita SPREAKER cliccando qui e cercare GALLICANO C'E'.


Come sempre, il maggior numero di informazioni possibili al maggior numero di persone possibile!

 

Il Senso unico in Via Roma non si toglie. Il Comitato del NO si metta l'anima in pace.

oltre le tempistiche previste dalla legge (30 gg) e dopo nostro sollecito l'Amministrazione Comunale di Gallicano ha risposto alla nostra interrogazione. 

 

 

Interrogazione su "Gallicano Notizie"

Interogazione di "Gallicano c'è"

Così gli archivi gratis sul Web cambieranno le nostre vite

fotoStiamo per essere felicemente travolti da una marea di dati. Non si tratta di dati qualunque, ma dei dati raccolti da strutture pubbliche con i nostri soldi che stanno per diventare liberi; e quindi consultabili da tutti, riutilizzabili per farne applicazioni utili.

 

Parliamo degli Open Data che finalmente, dopo essere diventati pratica di buona amministrazione negli Usa e nel Regno Unito, aver conquistato la Spagna e i paesi del Nord Europa, arrivano in Italia per cambiarci la vita. I fatti dicono più di ogni altra cosa. E i fatti principali sono tre. Il primo: da ieri sera Firenze ha rilasciato molti set di dati; è il primo comune italiano a farlo, finora solo quello di Udine lo aveva fatto ma limitandosi al bilancio, il salto di Firenze sarà presto imitato da Torino, Matera e Roma. Il secondo fatto: il Piemonte da qualche anno ha un sito di dati istituzionali, da oggi una dozzina di altre regioni sono pronte a imitarlo; parliamo di dati fondamentali a partire da quelli che riguardano la sanità. Il terzo fatto: l'Istat, detentore massimo dei nostri dati statistici, sta per metterli a disposizione di tutti con un accesso "dal computer di casa".

 

Gli Open Data sono un presupposto essenziale della trasparenza e dell'efficienza della pubblica amministrazione ma sono anche un potentissimo attivatore della creatività dei singoli. Uno studio della McKinsey sui paesi della Unione Europea ha calcolato che gli Open Data potrebbero abbattere i costi della pubblica amministrazione del 20 per cento creando valore fino a 300 miliardi di euro in dieci anni tra riduzione di inefficienze, maggiori introiti fiscali e maggiore produttività.

 

Gli esempi virtuosi non mancano. Nel Regno Unito il governo mette a disposizione dati sulle performance delle strutture sanitarie pubbliche o sulle scuole: questo porta i cittadini a fare scelte più informate e a una maggiore efficienza del sistema. In Germania l'Agenzia federale per il lavoro nonostante il taglio del budget ha aumentato il proprio impatto usando in maniera creativa i dati. Sempre in Gran Bretagna la Open Knowledge Foundation ha lanciato un servizio "wheredoesmymoneygo", ("dove vanno a finire i miei soldi") con cui ogni cittadino capisce come è composta la spesa pubblica.

La forza dei dati aumenta quando vengono incrociati fra di loro per ottenere nuova conoscenza come ha spiegato l'inventore del web Tim Berners Lee nel 2009 lanciando la campagna "linked-data". Intanto il movimento è diventato globale come si vedrà giovedì a Varsavia al più grande summit mondiale di Open Data. "Eppure è un momento delicato" ha detto nei giorni scorsi il direttore della Open Knowledge Foundation Jonathan Gray, "i fondi per il sito americano data. gov sono stati tagliati, in giro si sente parlare della tentazione di vendere i dati per farci qualche soldo, e anche chi li pubblica lo fa in formati sbagliati, che ne rendono difficile l'uso".

 

 

In Italia la storia è iniziata, lontano da ogni riflettore, molto tempo fa. E se oggi arriva a un traguardo storico lo deve ai pochi che hanno continuato a parlarne anche quando ai più sembrava astrusa. Ora il vento è cambiato: il ministro Renato Brunetta è pronto a lanciare anche il governo italiano su questo tema. Presto avremo un portale di dati e una gara a premi per generare applicazioni socialmente utili. Certo "i dati da soli non bastano, occorre saperli leggere", osserva il presidente dell'Istat Enrico Giovannini che ha appena creato una Scuola Superiore di Statistica. Vedremo i risultati. Intanto i dati tornano a chi li ha pagati. Ai cittadini. Ci faranno molto bene.

 

 

Fonte http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/10/18/news/open_data-23405552/?...

GALLICANO C'E': DA SEMPRE CON I GALLICANESI. DA SEMPRE PER LA TRASPARENZA.

PICCOLO RIASSUNTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 13/08/2011

9 MINUTI DA NON PERDERE.

 

Per vedere l'intero Consiglio Comunale clicca qui.

Trasparenza: i primi redditi da politica riscossi dai consiglieri comunali di Gallicano C'è

Abbiamo ricevuto in questi giorni il nostro primo "reddito da politico".

A mezzo avviso di pagamento da riscuotere presso la CRL di Gallicano ci sono stati comunicati gli importi a noi dovuti per le presenze ai Consigli Comunali.

 

In breve, in un anno e mezzo sono stati fatti 15 consigli comunali. Per ogni consiglio comunale l'amministrazione corrisponde ai consiglieri un gettone di presenza di € 16.27 lordi (che diventeranno € 12.25 netti).

 

In totale i consiglieri di Gallicano C'è hanno percepito € 514,56 al netto delle ritenute.

 

Retribuzioni consiglio comunale

Consiglio comunale 28/06/2011

Sul canale "Gallicano c'è" Web Tv" è disponibile il Consiglio Comunale del 28/06/2011.

 

 

 

 

Contributi all’editoria: 150 milioni nel 2010

Fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/18/contributi-alleditoria-150-milioni-di-euro-nel-2010/152176/

 

Il dipartimento per l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato nelle scorse settimane i numeri relativi ai contributi versati dallo Stato agli editori di giornali e periodici nel corso del 2010, in relazione al 2009.

Otto elenchi, in formato .pdf con i nomi degli editori che hanno beneficiato dei contributi, il nome della testata e l’importo loro riconosciuto.

Nessuna possibilità per il cittadino – salva l’ipotesi di utenti informaticamente più smaliziati e capaci di esportare i dati contenuti nelle tabelle in fogli excel – di sommare ed incrociare le informazioni pubblicate.

Un classico esempio di trasparenza all’italiana: si pubblicano centinaia di migliaia di bit di informazione online con modalità tali da rendere l’operazione pressoché inutile.

 

Anni luce lontani dalla politica dell’open data che, partita negli Stati Uniti d’America di Barack Obama sta, fortunatamente, contagiando il resto del mondo.

Ma al dipartimento dell’Editoria si sono, evidentemente vergognati di pubblicare anche subtotali e totali relativi all’importo complessivamente liquidato a titolo di contributi.

Avrebbero dovuto raccontare ad un Paese al quale, da ogni parte, si chiede di stringere la cinta e nel quale si mettono, costantemente, le mani nelle tasche dei cittadini che, nel solo 2010, oltre 150 milioni di euro sono andati a finanziare editori di giornali, il più delle volte, poco conosciuti o niente affatto conosciuti.

 

Quasi tre milioni e mezzo di euro al minuscolo Il Foglio di Giuliano Ferrara ed altrettanti al Primorski Dnevnik, quotidiano in sloveno, pubblicato a Trieste.

 

E’ di più di sei milioni di euro, invece, il contributo versato a L’Unità mentre deve accontentarsi di poco meno di quattro milioni di euro quello a La Padania, organo di stampa della Lega Nord.

Quasi tre milioni di euro per le Cronache di Liberal, mentre oltre tre e mezzo sono quelli per Europa.

 

Numeri e cifre che lasciano senza parole, così come senza parole lasciano i milioni di euro distribuiti tra editori piccoli o piccolissimi per la pubblicazione di minuscoli giornali e periodici di settore.

Oltre 500 mila euro all’editore di Carta mentre appena 277 mila sono andati all’editore di Chitarre, solo per fare qualche esempio.

 

Un fiume di denaro che con l’alibi di dover garantire il diritto a fare informazione, lo Stato, ogni anno, regala – naturalmente con i nostri soldi – a centinaia di editori e a cooperative di giornalisti più o meno reali, ad amici e amici degli amici.

Sono contributi e finanziamenti dei quali, peraltro, si fa fatica a seguire le tracce fino ai reali beneficiari: i soci degli editori e, spesso, delle cooperative giornalistiche che si nascondono dietro ai nomi delle società editrici.

 

Basterebbe integrare le tabelle rese disponibili dal dipartimento dell’Editoria con i dati relativi alla titolarità di quote e azioni delle società e cooperative che beneficiano dei contributi o, ancora più semplicemente, con un link alla scheda di ogni editore contenuta nel Registro unico degli operatori di comunicazione tenuto dall’Autorità Garante per le comunicazioni.

 

Nessuno, tuttavia, ha voglia e interesse a rendere accessibili questo genere di dati e, d’altra parte, la stessa Autorità Garante consente – peraltro solo da pochi mesi – di accedere al registro degli operatori di comunicazione, unicamente per sapere se un editore vi è iscritto oppure no, ma non permette – con decisione di dubbia opportunità – l’accesso ad altre aree del registro relative, appunto, alla titolarità delle quote degli editori di giornali.

 

Perché un cittadino non dovrebbe poter sapere a chi appartiene, davvero, un giornale che pur non avendo mai letto e, magari, del quale non ha mai neppure incrociato in edicola la copertina, è costretto a finanziare?

 

Che senso ha pubblicare i dati relativi ai contributi all’editoria senza porre i cittadini nella condizione di conoscere le dimensioni del fenomeno, quali sono i criteri in base ai quali fiumi e rivoli di denaro finiscono nelle tasche di questo o quell’editore, quante copie dei giornali e periodici sovvenzionati con risorse pubbliche sono state davvero distribuite nel Paese, in quanti hanno beneficiato dell’informazione prodotta con i soldi dello Stato?

 

Ma, ancor prima, che senso ha, nel 2011, sovvenzionare con ingenti risorse pubbliche di un Paese in piena crisi economica, decine e decine di giornali di carta e inchiostro…

 

Nel secolo della Rete, per garantire a tutti la libertà di fare informazione basta molto meno: risorse di connettività a volontà, piattaforme di blogging e qualche euro di pubblicità per farsi conoscere online.

L’informazione che vale troverà lettori e mercato e sopravvivrà mentre quella che, a giudizio dei lettori, varrà di meno, scomparirà come è giusto che sia e come avviene in ogni altro mercato.

Che senso ha tenere in vita dinosauri del vecchio impero dei media che danno poco al Paese e prendono e pretendono molto.

Quali e quanti giornali e periodici, negli ultimi mesi, hanno inserito i contributi all’editoria nei loro interminabili elenchi di sprechi e sperperi di Stato da arginare ed eliminare?

 

Di “caste” nel nostro Paese, ce ne sono tante e quella degli editori di giornali difende se stessa esattamente come quella dei politici e di certi imprenditori: sono sempre i soldi destinati agli altri a dover essere risparmiati.

 

 

Consiglio Comunale Straordinario sull'Impianto a Biomasse.

Sabato 13 agosto, alle ore 10.30.

 

Auto blu, il ministero di Brunetta le censisce e i costi finiscono sul web

Tre categorie: le 2000 “blu blu” di rappresentanza politico- istituzionale; le diecimila “blu” provviste di autista e a disposizione dei dirigenti apicali e infine le 60.000 “grigie”, che sono senza autista e servono gli uffici per attività operative. La raccolta dati realizzata da Formez PA è consultabile in un database online

 

 

Sono 72 mila e nel 2010 hanno percorso 800 milioni di chilometri. Sono le vetture del parco auto della Pubblica amministrazione (Pa) che il ministero di Renato Brunetta ha censito nel periodo tra il 29 marzo e il 6 giugno 2011. La raccolta dati realizzata da Formez PA, che include fra gli altri i costi di gestione per il mantenimento dei mezzi e del personale dedicato, è consultabile in un database online.

 

Le auto si suddividono in tre categorie: quelle “blu blu” che sono 2mila e di rappresentanza politico- istituzionale, a disposizione di autorità e alte cariche dello Stato e delle amministrazioni locali. Seguono 10 mila auto “blu” provviste di autista e a disposizione dei dirigenti apicali e infine 60.000 auto “grigie”, che sono senza autista e servono gli uffici per attività strettamente operative.

All’indagine hanno risposto 5.095 enti, ovvero il 61,6% delle 8.277 amministrazioni che sono state contattate e che a loro volta rappresentano l’85,6% degli addetti complessivi della Pa. Dalla rilevazione sono però escluse le circa 50.000 autovetture usate per scopi di sicurezza e difesa personale e nazionale e le 16.000 auto usate per la polizia municipale e provinciale.

 

 

Degli 800 milioni di chilometri che hanno percorso nel 2010, solo il 10% sono stati effettuati dalle auto “blu blu” e “blu” e il rimanente 90% dalle auto “grigie”. Le auto di proprietà, che sono il 77.6% del parco complessivo, hanno coperto il 70% della percorrenza mentre il 30% era a carico delle auto a noleggio o in affitto, che rappresentano il 22,4% delle vetture in dotazione.

Nel 2010, è stato stimato l’acquisto di 4.600 auto con un costo medio di 13mila euro tra acquisti e riscatti. Di queste, solo il 6% sono auto “blu blu” e “blu” in quanto la prima categoria, generalmente, è composta da mezzi noleggiati o in comodato d’uso.

 

 

Fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/04/auto-blu-il-ministero-di-brunetta-le-censisce-e-i-costi-finiscono-sul-web/149890/

 

 

Qui si trova quanto dichiarato dal Comune di Gallicano.

In questo il nostro comune è virtuoso: 1 sola auto grigia dichiarata a disposizione dell'amministrazione comunale.

Ma non è che si sono dimenticati di riportare ad esempio, quella a disposizione della Polizia Municipale?

Anche PANTAREI in liquidazione.

fonte: La Nazione

clicca qui per ingrandire.

 

sarebbe facile dire che lo avevamo scritto qualche tempo fa. (scarica la newsletter)


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