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Fotovoltaico, il 7,4% della produzione elettrica di aprile

fotoIn base ai dati forniti da Terna nel mese di aprile 2012l’energia elettrica richiesta in Italia (24,5 miliardi di kWh) ha fatto registrare una flessione del 6,2% rispetto ai volumi di aprile dell’anno scorso (la variazione rettificata in base a temperatura mensile e giorni lavorativi diventa -5,8%).

A livello territoriale, la variazione tendenziale di aprile 2012 è risultata ovunque negativa: -6,7% al Nord, -4,8% al Centro e -6,1% al Sud. Il calo maggiore nel Triveneto (-9,4%)

Nei primi quattro mesi del 2012 la richiesta netta di elettricità (107.567 GWh) è stata del -2,9% sui valori del corrispondente periodo dell’anno precedente, ma in termini ‘decalendarizzati’ la variazione è pari a -3,8%.

Vediamo ora alcuni dati interessanti per il sistema elettrico registrati nel mese di aprile 2012. Iniziamo con la composizione per fonte nella copertura del fabbisogno in potenza del giorno di punta del mese, confrontato con lo stesso giorno dell’anno precedente. Come si può vedere dal grafico, elaborato da Terna, la potenza massima erogata ad aprile 2012 è stata richiesta alle ore 12 dell’11 aprile per un valore di 46.847 MW. Il 14% di questa domanda è stato coperto da fonte geotermoelettrica, eolica e soprattutto fotovoltaica. Nel picco di aprile 2011, leggermente inferiore a quello del 2012, questa quota era del 7,9%.

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Fonte http://www.qualenergia.it/articoli/20120516-fotovoltaico-il-74-della-produzione-elettrica-di-aprile

Detrazioni fiscali per l’efficienza energetica: verso una riconferma fino al 2020

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Fabio Tognetti, Centro nazionale per le energie rinnovabili di Legambiente (in esclusiva per greenreport.it)
Il ministro dell'ambiente Corrado Clini (Nella foto), durante gli Stati generali per le rinnovabili e l'efficienza energetica del 10 maggio, ha confermato la volontà del Governo di rendere stabile il meccanismo di incentivazione delle detrazioni fiscali del 55% per gli interventi di efficienza energetica, prolungandolo fino al 2020. «I segnali dell'interesse mostrato dalle imprese e dalle famiglie e la voglia di investire in questi settori sono fortissimi, come conferma il numero di domande arrivate al fondo per Kyoto che abbiamo avviato a metà marzo insieme con la Cassa depositi e prestiti - ha detto il ministro Clini -. Nel caso della detrazione del 55%, che abbiamo prorogato per tutto il 2012 e che vogliamo portare fino al 2020, abbiamo visto anche un beneficio per le casse dello stato, visto che in un paio di anni il minore gettito fiscale viene compensato da entrate tre volte superiori grazie all'iva che viene messa in movimento, ai maggiori incassi di fornitori e installatori, grazie all'emersione del nero. Gli strumenti come il credito agevolato oppure il credito d'imposta sono tra i più efficaci per consentire alla domanda potente di ambiente ed efficienza di esprimersi».
Una dichiarazione che sembra confermare la volontà, recentemente già espressa dal ministro in altri contesti istituzionali, di voler rendere realmente stabile un sistema di incentivazione ritenuto strategico per più motivi. Del resto i risultati che sono stati presentati lo scorso mese dall'Enea, durante la presentazione del rapporto Le detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente 2010 (vedi), parlano chiaro.  Nel 2010 Enea ha valutato ben 405.600 pratiche totali, per un valore degli investimenti complessivi pari ad oltre 4,6 miliardi di euro. Gli importi portati in detrazione sono stati 2,5 miliardi. Il risparmio energetico complessivo in energia primaria è quantificabile in oltre 2.000 GWh/anno, pari a un risparmio in termini di CO2 non emessa in atmosfera di circa 430 kt/anno. Considerando anche le 106.000 pratiche del 2007, le 245.000 del 2008 e le 236.100 del 2009, nei primi 4 anni di esistenza, le detrazioni del 55% hanno riguardato quasi un milione di interventi.
Sono numeri impressionanti, che evidenziano quanto sia virtuoso in termini ambientali il meccanismo di incentivazione delle detrazioni fiscali, in grado di permettere il conseguimento di grandi riduzioni di emissioni climalteranti in atmosfera, attraverso l'efficienza  e il risparmio energetico conseguiti tramite centinaia di migliaia di interventi, anche di piccole e piccolissime dimensioni: come la sostituzione di serramenti e infissi, l'installazione di caldaie a condensazione, di caldaie a biomassa, di pannelli solari e pompe di calore o la coibentazione pareti e coperture. Un sistema di incentivazione che ha svolto e svolgerà un ruolo chiave nel conseguimento degli obiettivi del 20-20-20 al 2020.
Ma virtuoso anche da un punto di vista economico, in quanto in grado di far emergere una economia troppo spesso sommersa e quindi portando benefici significativi anche alle casse erariali. Va inoltre ricordato che questi numeri sono stati conseguiti nonostante il clima di profonda incertezza che ha sempre caratterizzato le norme che regolavano il 55% (introdotto per la prima volta dalla Finanziaria 2007), spesso prorogate proprio in prossimità della scadenza dell'incentivo (l'ultima delle proroghe è stata attuata proprio dal Governo Monti, che ha consentito il prolungamento delle detrazioni per tutto il 2012). Quindi numeri significativi, ottenuti nonostante un meccanismo fatto funzionare a singhiozzo. Per questo, la volontà di stabilizzare le detrazioni in un'ottica di medio termine, confermandole sino al 2020, sarebbe un indubbio passo in avanti.
In questo senso, nel Piano per la riduzione delle emissioni al 2020 (vedi), presentato da Clini al Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) lo scorso 17 aprile, tra le misure individuate per conseguire gli obiettivi, vi è anche «l'ulteriore riduzione del consumo di energia negli edifici e la promozione delle fonti rinnovabili di energia nell'edilizia attraverso la detrazione fiscale» da ottenersi tramite «il prolungamento al 2020 e la modifica detrazione 55%». Resta però da vedere se, per "modifica" della detrazione del 55%, si intende anche una sua possibile riduzione. Ma soprattutto è indispensabile che la norma che regolerà le nuove detrazioni fiscali per gli anni a venire sia completata al più presto e non, come d'abitudine, con l'approssimarsi della data di scadenza delle attuali detrazioni (il 31 dicembre 2012), al fine di dare a tutto il comparto produttivo legato all'efficienza energetica la stabilità e la tranquillità che merita e di cui ha bisogno per consolidarsi e divenire realmente un settore trainante dell'economia del nostro Paese.

 

Fabio Tognetti, Centro nazionale per le energie rinnovabili di Legambiente (in esclusiva per greenreport.it)

 

Il ministro dell'ambiente Corrado Clini (Nella foto), durante gli Stati generali per le rinnovabili e l'efficienza energetica del 10 maggio, ha confermato la volontà del Governo di rendere stabile il meccanismo di incentivazione delle detrazioni fiscali del 55% per gli interventi di efficienza energetica, prolungandolo fino al 2020. «I segnali dell'interesse mostrato dalle imprese e dalle famiglie e la voglia di investire in questi settori sono fortissimi, come conferma il numero di domande arrivate al fondo per Kyoto che abbiamo avviato a metà marzo insieme con la Cassa depositi e prestiti - ha detto il ministro Clini -. Nel caso della detrazione del 55%, che abbiamo prorogato per tutto il 2012 e che vogliamo portare fino al 2020, abbiamo visto anche un beneficio per le casse dello stato, visto che in un paio di anni il minore gettito fiscale viene compensato da entrate tre volte superiori grazie all'iva che viene messa in movimento, ai maggiori incassi di fornitori e installatori, grazie all'emersione del nero. Gli strumenti come il credito agevolato oppure il credito d'imposta sono tra i più efficaci per consentire alla domanda potente di ambiente ed efficienza di esprimersi».

 

Una dichiarazione che sembra confermare la volontà, recentemente già espressa dal ministro in altri contesti istituzionali, di voler rendere realmente stabile un sistema di incentivazione ritenuto strategico per più motivi. Del resto i risultati che sono stati presentati lo scorso mese dall'Enea, durante la presentazione del rapporto Le detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente 2010 (vedi), parlano chiaro.  Nel 2010 Enea ha valutato ben 405.600 pratiche totali, per un valore degli investimenti complessivi pari ad oltre 4,6 miliardi di euro. Gli importi portati in detrazione sono stati 2,5 miliardi. Il risparmio energetico complessivo in energia primaria è quantificabile in oltre 2.000 GWh/anno, pari a un risparmio in termini di CO2 non emessa in atmosfera di circa 430 kt/anno. Considerando anche le 106.000 pratiche del 2007, le 245.000 del 2008 e le 236.100 del 2009, nei primi 4 anni di esistenza, le detrazioni del 55% hanno riguardato quasi un milione di interventi.

 

Sono numeri impressionanti, che evidenziano quanto sia virtuoso in termini ambientali il meccanismo di incentivazione delle detrazioni fiscali, in grado di permettere il conseguimento di grandi riduzioni di emissioni climalteranti in atmosfera, attraverso l'efficienza  e il risparmio energetico conseguiti tramite centinaia di migliaia di interventi, anche di piccole e piccolissime dimensioni: come la sostituzione di serramenti e infissi, l'installazione di caldaie a condensazione, di caldaie a biomassa, di pannelli solari e pompe di calore o la coibentazione pareti e coperture. Un sistema di incentivazione che ha svolto e svolgerà un ruolo chiave nel conseguimento degli obiettivi del 20-20-20 al 2020.

 

Ma virtuoso anche da un punto di vista economico, in quanto in grado di far emergere una economia troppo spesso sommersa e quindi portando benefici significativi anche alle casse erariali. Va inoltre ricordato che questi numeri sono stati conseguiti nonostante il clima di profonda incertezza che ha sempre caratterizzato le norme che regolavano il 55% (introdotto per la prima volta dalla Finanziaria 2007), spesso prorogate proprio in prossimità della scadenza dell'incentivo (l'ultima delle proroghe è stata attuata proprio dal Governo Monti, che ha consentito il prolungamento delle detrazioni per tutto il 2012). Quindi numeri significativi, ottenuti nonostante un meccanismo fatto funzionare a singhiozzo. Per questo, la volontà di stabilizzare le detrazioni in un'ottica di medio termine, confermandole sino al 2020, sarebbe un indubbio passo in avanti.

 

In questo senso, nel Piano per la riduzione delle emissioni al 2020 (vedi), presentato da Clini al Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) lo scorso 17 aprile, tra le misure individuate per conseguire gli obiettivi, vi è anche «l'ulteriore riduzione del consumo di energia negli edifici e la promozione delle fonti rinnovabili di energia nell'edilizia attraverso la detrazione fiscale» da ottenersi tramite «il prolungamento al 2020 e la modifica detrazione 55%». Resta però da vedere se, per "modifica" della detrazione del 55%, si intende anche una sua possibile riduzione. Ma soprattutto è indispensabile che la norma che regolerà le nuove detrazioni fiscali per gli anni a venire sia completata al più presto e non, come d'abitudine, con l'approssimarsi della data di scadenza delle attuali detrazioni (il 31 dicembre 2012), al fine di dare a tutto il comparto produttivo legato all'efficienza energetica la stabilità e la tranquillità che merita e di cui ha bisogno per consolidarsi e divenire realmente un settore trainante dell'economia del nostro Paese.

 

 

Fonte http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=15827

Aumenta la bolletta elettrica: si infiamma il dibattito sulle rinnovabili

 

Fabio Tognetti, Centro nazionale per le energie rinnovabili di Legambiente (in esclusiva per greenreport.it)
L'aumento della bolletta elettrica del 4,3% a partire dal 1° maggio, così come il varo dei due Decreti del Governo che introdurranno un nuovo meccanismo di incentivazione per il fotovoltaico e per le altre rinnovabili elettriche, ha riportato all'attenzione dell'opinione pubblica il dibattito sull'impatto in bolletta delle fonti alternative e, più in generale, sui vantaggi e gli svantaggi che esse hanno sull'economia del nostro paese. Ma a ben guardare questo dibattito, da oltre un anno, non si è mai spento.  Sulla questione infatti si cominciò a discutere già agli inizi del 2011, quando l'allora governo Berlusconi si apprestava a pubblicare il Decreto Romani sulle rinnovabili e il conseguente Quarto conto energia. Il confronto continuò durante il periodo che precedette i referendum del giugno 2011, perché il dibattito sul nucleare verteva anche sulla questione del costo del kWh elettrico.
Quindi, un dibattito sostanzialmente "vecchio" ma sempre acceso, che nelle modalità ha visto contrapporsi più o meno le stesse argomentazioni, supportate però da nuovi studi e da dati di volta in volta aggiornati. Da un lato i sostenitori della green economy (associazioni di categoria, operatori del settore, le principali associazioni ambientaliste), dall'altro settori importanti dell'economia, preoccupati a vario titolo dal crescente peso delle energie verdi.
In particolare, i detrattori delle energie rinnovabili puntano il dito sulla innegabile e crescente incidenza che gli incentivi hanno sulle bollette elettriche. Incidenza ormai prossima ai 10 miliardi di euro, secondo l'Autorità per l'energia, e tale da causare il previsto rincaro del prezzo dell'elettricità (vedi). L'AEEG ha infatti approvato l'adeguamento della componente tariffaria a copertura dei costi per gli incentivi diretti alle fonti rinnovabili ed assimilate (la cosiddetta componente A3 degli oneri generali di sistema) per tutte le categorie di utenti. Questo si traduce, per una famiglia tipo in regime di maggior tutela, in un aumento del  4,3%, per il periodo 1° maggio - 30 giugno 2012, tale da comportare, ipotizzando un consumo annuo di 2700 kWh, 21,44 € in più all'anno (quindi 1,79 € in più al mese). Sempre secondo l'AEEG, dal 1° Maggio, il prezzo di riferimento dell'energia elettrica sarà di 19,09 c€/ kWh, tasse incluse. La spesa media annua della famiglia tipo salirà così a 515 euro, di cui 294 € per i servizi di vendita  (57,1% della spesa complessiva), 69 € per i servizi di rete (13,4%), 84 € per gli oneri di sistema (16,2%) e 68 € per le imposte (13,3%).
Ripartizione dei costi in bolletta, fonte AEEG (vedi foto 3 in photogallery)
La componente A3 costituisce la parte predominante degli oneri generali di sistema (circa il 92,55%), pari ad una spesa di circa 77 euro all'anno. Di questi, 67,3 € (il 86,9%) sono attribuibili alle fonti rinnovabili e il resto (il 13,1%) alle fonti "assimilate". In sostanza, dei 515 euro che spenderà la famiglia tipo, 67,3 (poco più del 13%) andranno a finanziare gli incentivi sulle rinnovabili (Conto energia, Certificati verdi e Tariffa onnicomprensiva).
Ripartizione degli oneri generali di sistema e della componente A3, fonte AEEG (foto 2 in photogallery)
Anche sulla base di questi dati, il Ministro Passera ha presentato i decreti sul fotovoltaico e sulle rinnovabili elettriche, affermando nella presentazione ai decreti stessi che ?l'approccio finora seguito non è stato ottimale, soprattutto in termini di costi per il Paese" (vedi).
Ma un approccio di questo tipo, tuttavia, rischia di essere riduttivo e parziale, poiché non tiene conto o sottovaluta una serie di vantaggi economici, anche cospicui, legati al forte sviluppo delle energie rinnovabili. Infatti, se da un lato è comprensibile e condivisibile la necessità di riequilibrare gli incentivi, anche a favore delle fonti energetiche non elettriche, e di ridurne l'impatto in bolletta al fine di tutelare i consumatori, occorrerebbe avere una visione di più ampio e lungo periodo. Al forte sviluppo delle rinnovabili sono infatti legati anche vantaggi economici molto significativi.
Il primo è addirittura in bolletta: le energie rinnovabili, se da un lato la fanno gonfiare a causa degli incentivi, dall'altro contribuiscono a ridurla,  grazie al cosiddetto effetto peak sharing, legato al fatto che le fonti rinnovabili hanno costi marginali nulli. In pratica le fonti alternative ed in particolare il fotovoltaico hanno contribuito a calmierare il prezzo dell'elettricità nelle ore di maggiore richiesta, che coincidono con quelle di maggiore insolazione, tanto che oggi il picco del prezzo dell'energia elettrica delle ore centrali della giornata è scomparso. Secondo l'IREX annual Report 2012, l'effetto di peak sharing ha consentito di risparmiare in bolletta, nel 2011, circa 400 milioni di euro. C'è quindi da supporre che questo effetto sia ancor più significativo per l'anno in corso, con circa 9 GW di fotovoltaico installato in più (se le proporzioni fossero rispettate dovremmo aspettarci una riduzione di ben oltre un miliardo di euro). Ciò è confermato da quanto successo clamorosamente pochi giorni fa: il 2 e il 3 maggio scorsi, infatti, per la prima volta il prezzo del kWh in Borsa per la Zona Sud ha toccato lo zero per diverse ore diurne, grazie soprattutto all'apporto di energia gratuita proveniente dalle fonti rinnovabili.
Ma i vantaggi economici legati alle energie rinnovabili in un'ottica di lungo periodo potrebbero essere ben maggiori. Lo afferma sempre l'Irex annual report 2012, secondo cui il bilancio costi-benefici per l'Italia avrebbe un saldo netto positivo al 2030 compreso tra 21,9 (scenario "BAU", di minor diffusione delle energie rinnovabili) e 37,7 miliardi di euro (scenario "ADP", di maggior diffusione).  Secondo lo studio, infatti, i vantaggi economici legati a occupazione, riduzione delle emissioni di CO2, riduzione della dipendenza dalle fonti fossili e benefici  legati all'indotto e alla crescita del PIL, sarebbero superiori agli svantaggi legati, essenzialmente, ai costi degli incentivi (vedi tabella 1 in photogallery, fonte Gifi su dati Irex).
Infine, occorre ricordare che la crescita delle fonti rinnovabili è indispensabile per il conseguimento de gli obiettivi europei fissati dalla Direttiva 20-20-20 e che anche questo si traduce in moneta sonante:  in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, per il nostro Paese ci sarebbero onerose sanzioni. Il Kyoto Club ha stimato che l'apporto delle rinnovabili ha permesso all'Italia di risparmiare negli ultimi tre anni 590 milioni di euro.
In conclusione, questi dati fanno capire come lo sviluppo delle energie rinnovabili sia l'unica strada da percorrere se si vuole realmente ridurre la bolletta, legata ancora per l'87% alle fonti fossili. Ciò dovrebbe essere fatto in maniera equa ed equilibrata, quindi anche attraverso una riduzione degli incentivi, che però garantisca la certezza degli stessi, al fine di tutelare gli investimenti. Ma soprattutto occorrerebbe favorire forme di incentivazione a costo molto ridotto, per esempio allargando lo scambio sul posto a ogni tipologia di impianto, e permettere una completa liberalizzazione del settore, per esempio consentendo la vendita diretta dell'energia e la possibilità di realizzare reti private.

Fabio Tognetti, Centro nazionale per le energie rinnovabili di Legambiente (in esclusiva per greenreport.it)

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L'aumento della bolletta elettrica del 4,3% a partire dal 1° maggio, così come il varo dei due Decreti del Governo che introdurranno un nuovo meccanismo di incentivazione per il fotovoltaico e per le altre rinnovabili elettriche, ha riportato all'attenzione dell'opinione pubblica il dibattito sull'impatto in bolletta delle fonti alternative e, più in generale, sui vantaggi e gli svantaggi che esse hanno sull'economia del nostro paese. Ma a ben guardare questo dibattito, da oltre un anno, non si è mai spento.  Sulla questione infatti si cominciò a discutere già agli inizi del 2011, quando l'allora governo Berlusconi si apprestava a pubblicare il Decreto Romani sulle rinnovabili e il conseguente Quarto conto energia. Il confronto continuò durante il periodo che precedette i referendum del giugno 2011, perché il dibattito sul nucleare verteva anche sulla questione del costo del kWh elettrico.


Quindi, un dibattito sostanzialmente "vecchio" ma sempre acceso, che nelle modalità ha visto contrapporsi più o meno le stesse argomentazioni, supportate però da nuovi studi e da dati di volta in volta aggiornati. Da un lato i sostenitori della green economy (associazioni di categoria, operatori del settore, le principali associazioni ambientaliste), dall'altro settori importanti dell'economia, preoccupati a vario titolo dal crescente peso delle energie verdi.


In particolare, i detrattori delle energie rinnovabili puntano il dito sulla innegabile e crescente incidenza che gli incentivi hanno sulle bollette elettriche. Incidenza ormai prossima ai 10 miliardi di euro, secondo l'Autorità per l'energia, e tale da causare il previsto rincaro del prezzo dell'elettricità (vedi). L'AEEG ha infatti approvato l'adeguamento della componente tariffaria a copertura dei costi per gli incentivi diretti alle fonti rinnovabili ed assimilate (la cosiddetta componente A3 degli oneri generali di sistema) per tutte le categorie di utenti. Questo si traduce, per una famiglia tipo in regime di maggior tutela, in un aumento del  4,3%, per il periodo 1° maggio - 30 giugno 2012, tale da comportare, ipotizzando un consumo annuo di 2700 kWh, 21,44 € in più all'anno (quindi 1,79 € in più al mese). Sempre secondo l'AEEG, dal 1° Maggio, il prezzo di riferimento dell'energia elettrica sarà di 19,09 c€/ kWh, tasse incluse. La spesa media annua della famiglia tipo salirà così a 515 euro, di cui 294 € per i servizi di vendita  (57,1% della spesa complessiva), 69 € per i servizi di rete (13,4%), 84 € per gli oneri di sistema (16,2%) e 68 € per le imposte (13,3%).


Ripartizione dei costi in bolletta, fonte AEEG (vedi foto 3 in photogallery)


La componente A3 costituisce la parte predominante degli oneri generali di sistema (circa il 92,55%), pari ad una spesa di circa 77 euro all'anno. Di questi, 67,3 € (il 86,9%) sono attribuibili alle fonti rinnovabili e il resto (il 13,1%) alle fonti "assimilate". In sostanza, dei 515 euro che spenderà la famiglia tipo, 67,3 (poco più del 13%) andranno a finanziare gli incentivi sulle rinnovabili (Conto energia, Certificati verdi e Tariffa onnicomprensiva).


Ripartizione degli oneri generali di sistema e della componente A3, fonte AEEG (foto 2 in photogallery)


Anche sulla base di questi dati, il Ministro Passera ha presentato i decreti sul fotovoltaico e sulle rinnovabili elettriche, affermando nella presentazione ai decreti stessi che ?l'approccio finora seguito non è stato ottimale, soprattutto in termini di costi per il Paese" (vedi).


Boom rinnovabili e il prezzo del kWh tocca lo zero

Il prezzo del kWh in Borsa ha toccato lo zero per diverse ore diurne, è successo sul mercato del giorno prima per la zona Sud il 2 e il 3 maggio. Merito della sovracapacità e del massiccio contributo a costo zero delle rinnovabili, fotovoltaico in testa. Un sintomo dello sconvolgimento che le energie pulite stanno portando nel mercato elettrico.

 

In questi giorni c'è stata un'altra scossa del terremoto che le rinnovabili stanno portando sul mercato elettrico. Gli operatori l'hanno sentita molto forte nella zona Sud del mercato: per la prima volta in 2 giorni lavorativi, il 2 e il 3 maggio, l'energia alla Borsa elettrica sul mercato del giorno prima per quella zona ha toccato gli zero euro per megawattora e li ha mantenuti per diverse ore, quelle centrali in cui il fotovoltaico butta sulla bilancia tutto il suo peso (vedi immagine). La conseguenza di quanto accaduto in quella zona nei 2 giorni, energia a costo zero per diverse ore, ovviamente si è riflessa sul prezzo medio nazionale, abbassandolo.

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Cosa sta succedendo? Semplificando si può dire che (assieme ad altri impianti convenzionali che producono a prezzi non fissati in Borsa) le rinnovabili come solare ed eolico, che producono a costo zero, dato che non serve combustibile per produrre un kWh in più, hanno prodotto più energia di quella richiesta. In pratica in quella zona tutti gli impianti termoelettrici che vendono la propria energia sulla Borsa (esclusi dunque alcuni con contratti diversi) sono stati spinti fuori mercato e si sono dovuti spegnere.

Diversi gli ingredienti che hanno portato alla situazione del 2 e 3 maggio. Il Sud del nostro Paese ha una sovracapacità strutturale: molti impianti convenzionali pianificati e realizzati negli anni passati e che ora sono di troppo; la domanda elettrica è in flessione per la crisi; le rinnovabili, FV in testa,  nell'ultimo anno sono esplose, con molta della nuova potenza localizzata proprio in quell'area. A questo va aggiunta una concausa temporalmente circoscritta ai giorni scorsi: una limitazione tecnica nelle linee di trasmissione che ha ridotto di circa 1.500 MW rispetto al normale le interconnessioni tra la zona Sud e le altre, restringendo così ulteriormente la domanda.

Insomma, quella verificatasi nella zona Sud in questi due giorni è una situazione particolare. Un'altra circostanza significativa si è verificata lo scorso lunedì di Pasquetta (9 aprile 2012), quando tra le ore 13 e le 14 il 64% dell’elettricità prodotta in Italia è arrivata dalle rinnovabili. Nello stesso momento in Sicilia le  rinnovabili hanno fornito il 94% dell’energia elettrica richiesta (in Sicilia la media giornaliera, sera e notte comprese, è stata del 60%).

Situazioni che alcuni potranno definire “limite” (il lunedì di Pasquetta è comunque un festivo e a quanto accaduto in zona Sud il 2 e il 3 maggio ha contribuito una limitazione della rete) ma che comunque mostrano bene quel che sta avvenendo nel nostro sistema elettrico: durante il giorno il contributo del solare e delle altre rinnovabili sta contenendo fortemente il prezzo dell'elettricità, in alcuni casi spingendolo appunto fino allo zero. La stima di Irex è che nel 2011 il FV abbia fatto risparmiare 400 milioni di euro in bolletta con questo effetto, detto di peak shaving. Quanto ci farà risparmiare in questo 2012, iniziato con oltre 9 GW di fotovoltaico in più?

 

Articolo completo : http://www.qualenergia.it/articoli/20120503-boom-rinnovabili-e-il-prezzo-del-kwh-tocca-lo-zero


Energia, il fallimento della tariffa bioraria

fotoFabio Tognetti, Centro nazionale per le energie rinnovabili di Legambiente

A lanciare per primo l'allarme è stato il portale www.qualenergia.it: cercare di risparmiare sulla bolletta elettrica spostando i propri consumi nelle fasce serali è diventato quasi inutile. Infatti, anche impegnandosi a far lavatrici, stirare o usare il forno prevalentemente negli orari notturni, si otterrebbe solo un lievissimo risparmio rispetto a chi, invece, continua a consumare elettricità prevalentemente durante il giorno. Federconsumatoriha stimato questo risparmio in circa l'1% della bolletta. Ben poca cosa davvero, considerando che la tariffa bioraria era stata introdotta proprio per favorire lo spostamento dei consumi delle famiglie dagli orari diurni a quelli serali e notturni, al fine di evitare il sovrapporsi di questi ultimi ai consumi legati alle attività produttive e ridurre i picchi di costo durante le ore di maggior consumo.

Giulio Meneghello, su Qualenergia, ha ipotizzato che, dietro al mesto fallimento della bioraria, ci sia in realtà lo scontro tra i produttori di energia da fonte fossile e il crescente peso che il fotovoltaico ha sul mix energetico nazionale. Infatti, il forte sviluppo del fotovoltaico, che oggi supera abbondantemente i 13 GW complessivi, grazie agli oltre 400.000 impianti installati, ha fatto sì che nelle ore di massima insolazione venga riversata nella rete elettrica nazionale una grande quantità di energia elettrica prodotta a "basso costo" (il fotovoltaico, per funzionare, non ha bisogno di alcun combustibile e ha costi di manutenzione esigui). L'effetto di questa produzione è che il costo dell'energia elettrica nelle ore del mattino e del primo pomeriggio sia stato calmierato dalla produzione fotovoltaica, che in quelle ore, appunto, è massima (traducendosi, tra l'altro, in una riduzione delle bollette che Irex ha stimato pari a 400 milioni di euro). Di contro, il costo dell'energia all'ingrosso nelle ore serali è stranamente aumentato in modo considerevole, passando dai circa 80 €/MWh del 1° trimestre 2011, ai circa 120 €/MWh del 1° trimestre 2012 (dati AEEG). Quindi un aumento del 50%, che ha fatto nascere il sospetto che i produttori di energia da fonte fossile, per far fronte ai mancati guadagni durante le ore diurne, abbiano appositamente "gonfiato" i prezzi serali.

Lo strano andamento dei prezzi all'ingrosso dell'energia elettrica ha indotto l'Autorità per l'energia elettrica e il gas ad annunciare, nel corso di un'audizione presso la 10^ Commissione industria, commercio, turismo del Senato della Repubblica, che svilupperà opportune analisi finalizzate a valutarne l'evoluzione. Vedremo se alla base di queste strane variazioni ci siano problemi tecnici legati all'armonizzazione della produzione elettrica da fonti rinnovabili nel mix energetico nazionale oppure ci sia un cartello di produttori da fonti tradizionali intenzionati a non vedersi erodere quote significative di mercato e di profitti.

Nel frattempo il settimanale Il Salvagente ha stimato che le tariffe monorarie in regime di libero mercato sono ormai decisamente più convenienti di quelle biorarie in Servizio di maggior tutela (facendo risparmiare ad una famiglia che consuma 3.500 kWh annuali, fino a 100 € all'anno).

Sembra proprio che la tariffa bioraria abbia fallito nel suo obiettivo.

 

Fonte http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=15616

L’energia da biomassa forestale aumenterà le emissioni di gas serra?

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In tutto il mondo si sta puntando a produrre più energia da biomassa forestale, ma in nuovo studio "Biogenic vs. geologic carbon emissions and forest biomass energy production" pubblicato su Global Change Biology/Bioenergy un gruppo di scienziati statunitensi e thailandesi  dicono che una produzione di bioenergia da biomassa forestale sarebbe insostenibile ed aumenterà le emissioni di gas serra.

Nel dibattito in corso sulle implicazioni delle emissioni di CO2 nel passaggio dalle fonti energetiche fossili per includere una notevole quantità di energia di biomassa legnosa, molti scienziati e politici sono del parere che le emissioni provenienti dalle due fonti non devono essere equiparate. La loro logica è che la combustione o la decomposizione della biomassa legnosa è semplicemente parte del ciclo biogenico globale del carbonio e non aumenta la quantità di carbonio in circolazione. Questa visione viene presentata spesso come giustificazione per attuare politiche che favoriscono la sostituzione di fonti energetiche fossili con la biomassa». Ma i ricercatori di Natural Capital Initiative, Manomet Center for Conservation Sciences di Brunswick, Lowering Emissions in Asia's Forests di Bangkok, Rubenstein School of Environment and Natural Resources, University of Vermont non sono d'accordo che questa sia una base adeguata per valutare i gas serra  prodotti dall'energia da biomassa legnosa: «Mentre ci sono molte altre ragioni ambientali, sociali ed economiche per spostarsi verso l'energia da biomasse legnose, riteniamo che i benefici dedotti delle emissioni biogeniche, oltre le emissioni dei combustibili fossili, devono essere riconsiderati».


Quindi non è detto che l'industria dei biocarburanti forestali abbia un effetto serra "neutrale" o che addirittura riduca le emissioni di gas serra. Secondo un altro studio condotto dal Max-Planck Institute per la biogeochimica in Germania, Oregon State University e da  altre università in Svizzera, Austria e Francia, e sostenuto da diverse agenzie europee dal Dipartimento dell'energia Usa, le stime sulle emissioni dell'energia da biomasse forestali  «Si basano su presupposti errati. Un aumento consistente in questo settore si tradurrebbe anche in rotazioni degli alberi più brevi, foreste più giovani, sostanze nutrienti del suolo impoverite, aumento del rischio di erosione, perdita di  biodiversità e funzione delle foreste, costi più elevati per le bioenergie di quelli che vengono ora previsti e maggiore utilizzazione di fertilizzanti, che sono anche una fonte di emissioni di gas serra». 


Uno degli autori, Beverly Law della  Oregon State University, sottolinea che «L'obiettivo principale della produzione di bioenergia da raccolta delle foreste è quello di ridurre le emissioni di gas serra, ma la strategia rischia di mancare il bersaglio».  

Per  un altro degli autori, Helmut Haberl, che ha anche scritto il capitolo sulla mitigazione climatica del fifth assessment dell'Intergovernmental panel on climate change, «L'articolo solleva questioni importanti per le politiche delle bioenergie. Questa analisi si è basata su un teorico, significativo aumento dell'energia da biomassa forestale - come è stato proposto da alcuni ricercatori - al 20% o più della corrente alimentazione globale di energia primaria. Per esempio, circa il 20% del consumo totale di energia dell'Unione europea dovrebbe provenire da fonti rinnovabili entro il 2020, con la bioenergia come punto focale. I sostenitori di tali metodi, che usano le biomasse forestali sia per la combustione diretta che per la conversione in biocarburanti, per esempio dicono che questo potrebbe ridurre significativamente la dipendenza globale dai combustibili fossili senza competere con la produzione alimentare, e in molti casi creare posti di lavoro locali». 

Quinto conto energia: come cambierebbero gli incentivi.

fotoCome inciderà il Quinto conto energia, in base al testo attualmente all'osservazione dell'Autorità per l'energia e delle Regioni, sulla realizzazione degli impianti fotovoltaici a partire dal secondo semestre del 2012? Ma soprattutto, quanto inciderà sulla realizzazione dei piccoli impianti, sulla sostituzione dell'amianto e su tante altre buone pratiche che i conti energia precedenti erano riusciti, seppur con luci e ombre, a stimolare e a diffondere? Per rispondere a queste domande abbiamo studiato 5 casi concreti che rappresentano esempi di buone pratiche nel campo delle energie rinnovabili diffuse.

Il risultato è che per gli impianti di piccola e piccolissima taglia, per quelli realizzati in sostituzione dell'eternit, per quelli realizzati dai piccoli Comuni, e per altre "buone pratiche" ci saranno penalizzazioni notevoli, drastiche e indiscriminate. Tagli che rappresentano un rischio concreto al diffondersi della generazione distribuita nel nostro Paese e che fanno capire che il vero nemico di chi ha ideato questo Conto energia non è il costo in bolletta delle rinnovabili, bensì un modello di consumo energetico democratico e costruito dal basso.

Premessa importante. Per gli esempi seguenti sono state fatte alcune ovvie semplificazioni rese necessarie per poter comparare due meccanismi di incentivazione sostanzialmente diversi: il Quarto conto energia (DM 5 maggio 2011), basato su un incentivazione di tipo feed in premium e sulla valorizzazione dell'energia prodotta (scambio sul posto o ventita), e il Quinto conto energia (testi dei decreti pubblicati dal MiSE e attualmente all'osservazione dell'AEEG e delle Regioni) che si basa invece su un meccanismo feed in tariff (tariffa onnicomprensiva). Lo studio degli esempi seguenti è basato su:

-  Tariffe incentivanti del Quarto Conto Energia (DM del 5 maggio 2011) relative al secondo semestre 2012;

-  Tariffe incentivanti del Quinto Conto Energia (così come disponibile dal portale del MiSE) relative al primo semestre di entrata in vigore (quindi presumibilmente il secondo semestre del 2012);

-  Valore dell'energia scambiata con la rete elettrica e dell'energia autoconsumata pari a 0,18 €/kWh per gli impianti domestici e per l'impianto a servizio della scuola (esempi 1 e 2) e 0,14 €/kWh per gli impianti a servizio di aziende;

-  Valore dell'energia venduta alla rete elettrica pari a 0,08 €/kWh.


ESEMPIO 1. Impianto da 3 kWp su tetto in regime di SSP
Con il Quarto conto energia l'impianto avrebbe reso 0,432 €/kWh 
Con il Quinto conto energia l'impianto renderà 0,237 €/kWh per l'energia immessa in rete (valore della tariffa onnicomprensiva) e0,335 €/kWh per l'energia autoconsumata (pari alla somma del "premio per l'autoconsumo" e del valore dell'energia autoconsumata).

Quindi la variazione dell'incentivo sarà compresa tra un valore massimo di -45,1% (nel caso del 100% di energia immessa in rete) e -22,5% (nel caso del 100% di autoconsumo). Se consideriamo che una famiglia riesca ad autoconsumare mediamente il 30% dell'energia prodotta con il proprio impianto fotovoltaico, la riduzione dei proventi derivanti dallo stesso sarà del 38,3%. La richiesta della tariffa incentivante avrà inoltre un costo pari a 15 € (5€ a kWp installato).

Valori della riduzione ancora più elevati si avrebbero nel caso di l'impianto fotovoltaico avesse potuto beneficiare dei premi previsti dal Quarto Conto Energia, come mostrano i due sottoesempi seguenti:

- Se ipotizziamo che l'impianto sia realizzato con moduli di produzione europea e che quindi, in base al CE vigente, avrebbe potuto godere del premio del 10% (ai sensi dell'art. 14 del CE, comma 1, lettera d), allora la riduzione salirebbe a un valore compreso tra -48,1 e -26,7%.

Se ipotizziamo invece che l'impianto sia realizzato su un edificio sul quale siano stati effettuati interventi di efficientamento energetico tali da ridurre il fabbisogno di energia del 60%, in base al CE vigente, l'impianto avrebbe diritto al premio per impianti fotovoltaici abbinati ad un uso efficiente dell'energia (art. 13 del CE), che sarebbe del +30% della tariffa incentivante. Pertanto, la riduzione salirebbe a un valore compreso tra -53,3 e -34,1%.

ESEMPIO 2. Impianto da 20 kWp su tetto in regime di SSP, su tetto di una scuola pubblica di un piccolo comune (premio ai sensi dell'art. 14 del CE, comma 1, lettera b, per i piccoli impianti, realizzati da comuni con popolazione inferiore a 5000 abitanti= +5%).

Con il Quarto conto energia l'impianto avrebbe reso  0,418 €/kWh  
Con il Quinto conto energia l'impianto renderà 0,222 €/kWh per l'energia immessa e 0,320 €/kWh per l'energia auto consumata. Da ricordare che l'impianto, in quanto avente una potenza nominale superiore ai 12 kWp, non accederà direttamente alle tariffe incentivanti, ma dovrà iscriversi al Registro degli impianti ammessi alle tariffe incentivanti. Tale iscrizione avrà un costo di 100 € (pari a 5 €/kWp) non rimborsabili nel caso l'impianto non rientri in una posizione della graduatoria tale da garantirgli l'incentivazione.

Quindi la riduzione dell'incentivazione (nel caso l'impianto rientri nella graduatoria) sarà variabile tra -46,9% e -23,4% dipendendo dalla percentuale di autoconsumo effettuato. Ipotizzando un autoconsumo del 50% la riduzione sarà del 35,2%.

 

Di Fabio Tognetti*

Clicca qui  http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=15481 per leggere l'a

Clini presenta al Cipe il Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica

Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, ha annunciato di aver inviato al Cipe il Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. «Abbiamo presentato al Cipe il piano per la riduzione delle emissioni dei gas serra per il nostro paese, che ci consente di raggiungere entro il 2020 gli obiettivi già stabiliti - ha detto il ministro - Il piano contiene misure strutturali e infrastrutturali che dovrebbero consentire alla nostra economia di ridurre ulteriormente quello che viene chiamato il contenuto di carbonio, cioè ridurre le emissioni, tenendo conto che a livello europeo stiamo convergendo verso una strategia di lungo termine che prevede una riduzione delle emissioni nel 2020 del 25%, entro il 2030 del 40%, obiettivi che si sposano con l'innovazione tecnologica» (fino all'80% nel 2050).»

Finalmente dopo alcuni rinvii la road map è stata presentata, con proposte che rientrano nell'ambito del Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra per il rispetto, da parte del nostro paese, del pacchetto Ue clima energia (20-20-20) e che si collocano inoltre all'interno di una road map europea che guarda, in prospettiva, a un'economia a basso contenuto di carbonio. Il Piano italiano anti-emissioni «fa riferimento ad alcune decisioni che stiamo prendendo nella delega fiscale», ha precisato il ministro dell'Ambiente. 

In particolare, Clini punta ad alcuni obiettivi: istituzione di un catalogo di tecnologie, sistemi e prodotti per decarbonizzare l'economia italiana, con lo sviluppo di una filiera made in Italy; introduzione della carbon tax (risorse a potenziamento del Fondo per Kyoto) che però esclude quei settori industriali già obbligati ad acquistare permessi di emissione per compensare le emissioni di CO2; efficienza energetica e rinnovabili, generazione distribuita e reti intelligenti per 'smart cities'; eco-edilizia ed estensione fino al 2020 del credito di imposta (55%) per investimenti a bassa CO2 in economia; infine gestione del patrimonio forestale sia come serbatoio di cattura della CO2 che per la produzione di biomassa e biocombustibili.

 

Fonte http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=%2015484

Quinto Conto Energia e Rinnovabili: i decreti ufficiali

fotoQuinto Conto Energia e incentivi alle fonti rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico: online sul sito del MiSE i testi dei due decreti ministeriali, che confermano i tagli preannunciati e le date di entrata in vigore delle nuove tariffe.

I due decreti, che revisionano gli incentivi al settore delFotovoltaico e Rinnovabili Elettriche sono passati al vaglio dell’Agenzia per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) e della Conferenza Stato Regioni per l’approvazione finale.

Scarica il Testo del Quinto Conto Energia

Scarica il Testo del decreto Rinnovabili Elettriche

Fotovoltaico

Se il disco verde definitivo dovesse arrivare sull’attuale testo, significherebbe che una volta raggiunta la quota di 6 miliardi di euro il Quinto Conto Energia diventerebbe il nuovo riferimento per il Fotovoltaico (in via teorica già da luglio 2012) con il tettomassimo annuo che scenderà a 500 mila euro.

Dunque per gli impianti in essere, e fino al raggiungimento dei fatidici 6 miliardi di euro di incentivi complessivi, continuerà a trovare applicazione il Quarto Conto Energia (d.m. 5 maggio 2011).

Se alla data del 1° luglio 2012 ancora non sarà stato raggiunto il limite dei 6 miliardi, il decreto entrerà in vigore dopo trenta giorni dalla pubblicazione della deliberazione del GSE, che calcolerà i tempi per il superamento della soglia.

Confermati i tagli agli incentivi per il fotovoltaico (riduzione tra il 32% ed il 36% per le tariffe incentivanti) e l’introduzione di un registro per le installazioni di potenza superiore ai 12 kiloWatt.

Rinnovabili Elettriche

Per le altre fonti rinnovabili nel Decreto ad hoc del Ministero trova conferma anche la preannunciata introduzione del meccanismo di aste al ribasso riservate agli impianti di potenza superiore ai 5 megaWatt e il registro per le installazioni di potenza media, simile a quello per il fotovoltaico.

Protesta

Misure che proprio non vanno giù alle associazioni e alle imprese del settore, che sono già sul piede di guerra pronte a scendere in piazza per protestare il 18 aprile.

ANIE/GIFI e le altre associazioni di settore non accettano il drastico calo degli incentivi al Fotovoltaico, che in questi anni ha creato oltre 100mila nuovi posti di lavoro e che in Italia avrebbe davanti un futuro roseo se il Governo non propendesse per un bilanciamento degli incentivi verso le altre fonti Rinnovabili.

Il problema per le aziende non è tanto lo spostamento dei fonti da una fonte rinnovabile verso le altre quando il vedere compromessi tutti gli investimenti avviati sulla base di uno scenario di mercato che è bruscamente mutato: prima con il Quarto Conto Energia ed ora con il Quinti Conto Energia.

Inoltre, la denuncia delle aziende è che i tagli non riguardino solo il Solare Fotovoltaico ma anche tutte le altre fonti rinnovabili.  In particolare, la criticità è legata ai tetti semestrali  di spesa e al registro per ogni tipologia di impianto al di sopra di 12 kW.

Fonte: GreenStyle.it

Rinnovabili elettriche e conto energia FV, ecco cosa cambia

I nuovi incentivi per le rinnovabili elettriche entreranno in vigore dal primo gennaio 2013 e, secondo gli schemi ministeriali, dovrebbero contenere la spesa entro un limite di 5-5,5 miliardi di €/anno, partendo dai circa 3,5 mld attuali. Nel grafico le riduzioni di incentivo indicative previste per le varie fonti:

incentivi

A questi tagli si aggiungono le nuove procedure di accesso agli incentivi: gli impiantisopra i 5 MW di potenza (20 MW per geotermia e idroelettrico) dovranno farlo tramite un sistema di aste. Per quelli tra i 50 kW e 5 MW l'accesso sarà subordinato all'iscrizione al registro nel quale verrà data precedenza secondo determinati criteri (data di iscrizione, minor potenza, ecc.). Solo gli impianti sotto i 50 kW di potenza saranno esonerati dall'iscrizione al registro, ma la potenza installata da questi andrà comunque ad erodere il tetto di risorse economiche destinate a ogni tecnologia per il registro dell'anno successivo. Nel grafico sotto i tetti indicativi previsti.

volumi

Stessi principi troviamo anche nel quinto conto energia fotovoltaico, che entrerà in vigore dopo il primo luglio al superamento della soglia dei 6 miliardi di spesa per gli incentivi: momento atteso secondo le indicazioni del GSE tra luglio e ottobre, visto che attualmente abbiamo passato i 5,6 mld di €. Raggiunta la soglia dei 6 mld, per l'entrata in vigore delle incentivazioni del V CE si dovrà aspettare il mese successivo.

Anche qui vediamo l'introduzione dei registri. Obiettivo dei ministeri è contenere il mercato entro i 2-3 GW l'anno e non superare la soglia di spesa di 6,5 miliardi (questo nuovo conto energia dunque potrà incentivare gli impianti per meno di 500 milioni/anno). Dovranno iscriversi al registro tutti gli impianti sopra i 12 kW. La priorità di accesso alle tariffe verrà assegnata secondo criteri particolari: taglia, integrazione, ecc. (qui la lista). Anche qui le installazioni non soggette a registro (sotto ai 12 kW) andranno comunque ad erodere il tetto delle risorse economiche destinabili alla tecnologia nel suo complesso per l'anno successivo.

Infine qui sotto trovate le riduzioni indicative che il quinto conto energia porterà alle tariffe per il fotovoltaico. Dovrebbero restare alcuni premi come quelli per gli impianti a concentrazione o con caratteristiche innovative. Il sistema incentivante sarà quello basato sulla tariffa omnicomprensiva con una particolare remunerazione per l'autoconsumo (fine anticipata, quindi, dello scambio sul posto).

tagli

 


Fonte http://www.qualenergia.it/articoli/20120411-rinnovabili-elettriche-e-conto-energia-fotovoltaico-ecco-cosa-cambia

Pannelli fotovoltaici, scatta l'obbligo di adesione ai consorzi di riciclaggio

fotoAnche pannelli fotovoltaici, giunti a fine ciclo, dovranno finalmente essere riciclati. E' stato fissato al 30 giugno 2012 (salvo proroghe...), il termine entro il quale le aziende produttrici di pannelli dovranno aderire a un sistema o consorzio che garantisca il riciclo dei moduli fotovoltaici.

 

I pannelli fotovoltaici, infatti, sono stati recentemente inclusi anche nella direttiva europea sui Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee). Un bel passo avanti, dunque, nella direzione della sostenibilità che riguarda, quando arrivano a fine vita, anche i manufatti che producono energia pulita. Secondo l'art. 11.6(a) del decreto ministeriale 5 maggio 2011, il cosiddetto IV Conto Energia (cui si aggiunge anche l'indicazione dell'Unione Europea) prevede che i produttori di moduli fotovoltaici forniscano ai loro clienti garanzie sul riciclo dei pannelli per poter accedere agli incentivi previsti.

 

Con la revisione della direttiva sui Raee l'Unione Europea inserisce questa tipologia di apparecchi a fine vita nella categoria 4 dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. In Italia fra i consorzi strutturati per svolgere anche attività di raccolta, trattamento e riciclo di tutte le componenti degli impianti fotovoltaici, compresi i moduli, c'è ReMedia. «In Italia, nel gennaio 2012, sono stati superati i 330.000 impianti in esercizio con una crescita in due anni in termini di numerosità degli impianti del 450%. Questo andamento ha posizionato, inoltre, il nostro Paese al primo posto nella graduatoria mondiale per potenza entrata in esercizio nel 2011», - spiega Danilo Bonato, Direttore Generale di ReMedia.

 

Le prospettive per il recupero di materia dai pannelli, la cui durata media è di 25-30 anni, non mancano. «Il fotovoltaico può portare un beneficio all'ambiente anche a fine vita: dagli impianti fotovoltaici, infatti, si possono ricavare ad esempio vetro, alluminio ma soprattutto indio, gallio, selenide, a rischio di esaurimento per la richiesta esponenziale. In prospettiva un recupero di questi materiali su larga scala consentirà di poter attingere a una miniera urbana di materie prime seconde, riducendo le emissioni di CO2 e il consumo di energia», ha dichiarato Bonato.

 

Fonte http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=%2014942

Produzione da rinnovabili elettriche in Italia: +9,4%

Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ha pubblicato una prima stima aggiornata al 31 dicembre 2011 della produzione e della potenza degli impianti a fonti rinnovabili nel settore elettrico in Italia.

Dalla tabella riassuntiva (vedi immagine e allegato con note) emerge che il totale della potenza efficiente lorda è cresciuto dai 30.284 MW del 2010 a oltre 41.300 MW (+36,5%) per merito soprattutto del solare fotovoltaico, che è passato da 3.470 a 12.750 MW (nel 2011 compresi 3.740 MW installati nel 2010 ma entrati in esercizio nel 2011, Legge 129/2010 - Salva Alcoa). Stabile l’idroelettrico e la geotermia, in aumento eolico e bioenergie (biomasse solide, biogas e bioliquidi).

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La produzione lorda a sua volta è salita nel complesso a 84.190 GWh dai 76.964 MW del 2010, con una crescita del 9,4%; ovviamente anche qui il solare FV ha giocato un ruolo decisivo salendo in un anno da 1.906 a 10.730 GWh (+463%), raggiungendo e superando l’eolico. Perde terreno l’idroelettrico mentre è in aumento la produzione da bioenergie. Dal 2008 la produzione da rinnovabili elettriche è aumentata in Italia di quasi il 45%.

Le energie rinnovabili nel 2011 hanno soddisfatto il 24% del consumo interno lordoelettrico, due punti percentuali in più rispetto al 2010.

I dati definitivi sulle statistiche dell’intero settore elettrico nazionale, avverte il GSE, saranno diffusi da Terna e dallo stesso GSE il prossimo giugno.

 

FOnte http://www.qualenergia.it/articoli/20120306-i-numeri-aggiornati-delle-rinnovabili-italiane

 

 

Altroconsumo: i rincari sulle bollette della luce

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Energia elettrica: la bioraria conviene nel mercato libero

fotoEnergia elettrica: con l'offerta bioraria del mercato libero si può risparmiare in media il 23,86% in bolletta, ma i consumatori non sono ancora abituati a ripartire il proprio consumo nella fascia H2 dalle 19 alle 8 e nei fine settimana.

 

La tariffa bioraria è entrata nelle case dei consumatori italiani due anni fa, imponendo, a tutti i fruitori della nuova tipologia di tariffazione ripartita tra la fascia di consumo giornaliera e quella serale e dei week end, un diverso utilizzo dell'elettricità in casa. Grazie ad un'indagine effettuata tra oltre 280 mila consumatori, che hanno utilizzato il comparatore per l'energia di SosTariffe, è stato possibile valutare se questi cambiamenti sono effettivamente avvenuti.
Nel marcato di maggior tutela, fino alla fine del 2011, è stata prevista una differenza di prezzo tra le fasce di consumo di massimo del 10%. Questo limite da gennaio 2012 scompare aumentando ulteriormente il divario tra la fascia giornaliera e quella serale. Secondo l'indagine di SosTariffe, condotta tra agosto 2011 e gennaio 2012, dopo 18 mesi dall'introduzione della tariffazione bioraria da parte dell'Autorità dell'Energia Elettrica e del Gas, sono pochi gli italiani che hanno spostato i consumi oltre il 66% nella fascia H2 (quella notturna e dei fine settimana) soglia oltre la quale la tariffazione bioraria inizia ad esser conveniente. Prendendo infatti in considerazione le diverse esigenze di ogni consumatore, la media degli utenti oggetti dell'indagine, ha indicato una ripartizione annua media dei consumi per il 53,99% in fascia H1, quella giornaliera, e per il 46,03% in fascia H2. Dunque in alcuni casi si è ben lontani dall'accettare una radicale modifica dei propri comportamenti nonostante la tariffazione bioraria sia diventata obbligatoria per tutti quegli italiani che non sono passati al mercato libero, ed hanno un contatore in grado di effettuare la lettura per la nuova ripartizione dell'energia.

 

Si parla ancora della maggioranza degli utenti dato che in quattro anni le persone a passare al mercato libero sono circa il 20% del totale dei fruitori del servizio elettrico.
In ogni caso la scelta di passare al mercato libero rimane quella più conveniente per i consumatori. Questo perché andando ad effettuare una stima con le principali tariffe del mercato non vincolato si può calcolare che spostando i propri consumi in fascia H2 con la tariffazione bioraria si può risparmiare in media il 23,83 % (con punte però di oltre il 60% per alcune tariffe) contro il 10,68% della tariffa di maggior tutela bioraria. Andando a fare esempi pratici una famiglia composta da 5 persone (una coppia con tre figli che vanno a scuola) con un consumo medio annuo di 4300 KwH e con una ripartizione dei consumi dell'80% in fascia serale e nei fine settimana con la tariffa bioraria attualmente più conveniente sul mercato libero spenderebbe circa 853,53 euro contro i 929,76 per la tariffazione bioraria della maggior tutela.

 

Una famiglia di tre persone con un componente sempre presente in casa avrebbe un consumo annuo di circa 3000 KWh e una ripartizione di circa il 70% dei consumi nella fascia più vantaggiosa. In questo caso si spenderebbe circa 523 euro per la tariffa più conveniente nel mercato libero contro i 554 per la bioraria Aeeg. Anche chi non può spostare i propri consumi e sfruttare i vantaggi della bioraria, può evitare sovrapprezzi ed aderire ad una delle offerte monorarie ancora sottoscrivibili con il mercato libero.
Usando una tariffa monoraria in fascia H1 del mercato libero, infatti, si può decurtare il prezzo dell'energia di circa il 24,82% rispetto alla tariffa bioraria applicata nella medesima fascia. Nel mercato di maggior tutela, invece, questo risparmio si ferma al 7,66%. Facendo un calcolo, infine, sull'uso dei principali elettrodomestici si può stimare che una famiglia media con la tariffazione bioraria può risparmiare circa 430 euro all'anno se ne concentrasse l'uso in fascia H2.SosTariffe ha anche chiesto ai propri utenti, tramite un sondaggio sul sito, se ritenessero conveniente la tariffazione bioraria conveniente per le proprie tasche. Finora oltre il 70% ha risposto in maniera negativa. «Risparmiare con un'offerta bioraria è possibile - afferma Giuliano Messina, Amministratore delegato di SosTariffe - ma attenzione a non fare in modo che questo cambiamento si traduca in un sovrapprezzo: è bene verificare che sia possibile sfruttare in maniera vantaggiosa la differenza di prezzo tra le due fasce orarie. In ogni caso, con il passaggio al mercato libero è possibile aumentare il risparmio ottenibile da una bioraria o, in alternativa, passare ad un'offerta monoraria più adatta alle proprie esigenze di consumo».


 

Case ed efficienza energetica, i magri progressi dell'Italia rispetto agli altri

Nel nostro paese dal 10 anni i consumi di energia per abitazione si sono ridotti solo del 2,6%: oltre 4 volte meno della media europea. In un grafico la variazione del consumo totale, elettrico e del riscaldamento, per abitazione nel periodo 2000-2009.

 

In questo grafico, fonte Enea su dati Eurostat, la variazione  del consumo totale, elettrico e del riscaldamento, per abitazione nel periodo 2000-2009.

 

Nel 2009 il consumo energetico del settore residenziale nel nostro paese è stato di 26,0 Mtep, con un incremento del 3,2% rispetto al 2008. Il consumo di energia per abitazione mostra una riduzione del 2,6% del valore 2009 rispetto al 2000. Questo dato è notevolmente al di sotto della corrispondente variazione per la UE27 che risulta essere di -11,7% e delle riduzioni ottenute da Germania, Francia e Regno Unito.

Meglio degli altri in genere l'Italia ha fatto sul consumo elettrico per abitazione. Nel periodo considerato, si legge nell'ultimo rapporto Enea ha registrato una modesta riduzione (-1,8%), conseguenza dell’acquisto e utilizzo da parte dei consumatori di apparecchi elettrici più efficienti.

Il consumo termico per abitazione invece è leggermente aumentato, al contrario di quanto verificatosi per la maggior parte dei Paesi europei.

 

FOnte http://www.qualenergia.it/articoli/20120124-case-efficienza-energetica-edifici-Italia-Europa-variazione-2000-2009

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