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Temi riguardanti l'argomento dei rifiuti, la raccolta, il riciclaggio e lo smaltimento.

Ritorna il vuoto a rendere: lo stabilisce il decreto sulle liberalizzazioni

fotol vuoto a rendere tornerà a far parte della nostra vita quotidiana e dei nostri consumi. Così ha voluto infatti il decreto sulle liberalizzazioni presentato dal Governo Monti. In sostanza, nel momento in cui si compra un alimento, si paga una cauzione per la bottiglia o per il contenitore, i quali, una volta riportati al negozio, costituiscono motivo di restituzione dei soldi pagati per la cauzione. Non è possibile riuscire a capire quali saranno i materiali su cui è applicato il vuoto a rendere, ma sappiamo che in passato per lo più il tutto riguardava il vetro.

 


In realtà qualunque ogni tipo di imballaggio potrebbe essere soggetto ad una restituzione. Basti pensare al tetrapak, al cartone, all’alluminio e soprattutto alla plastica.

 

Ma siamo ancora in attesa di poter apprendere tutti dettagli, perché entro la fine del giugno di quest’anno arriverà un apposito decreto del Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, per stabilire tutte le norme che dovranno regolare il vuoto a rendere.

 

Lo specifico articolo contenuto nel decreto sulle liberazioni dice esattamente questo: “I venditori al dettaglio devono ritirare dai consumatori finali, contestualmente alla cessione del singolo prodotto, il deposito cauzionale, garantendo la restituzione dello stesso o la corresponsione di un titolo all’acquisto di valore almeno equivalente, a fronte della restituzione degli imballaggi usati.”

 

Il sistema dovrebbe configurarsi come un’apposita strategia per provvedere alla diminuzione della produzione dei rifiuti e per favorire il riciclo. Infatti, una volta restituiti, i materiali possono essere immessi di nuovo nel ciclo produttivo in nome della sostenibilità ambientale, risparmiando anche l’energia necessaria per la loro produzione.

 

Il vuoto a rendere è stato soppiantato dalla raccolta differenziata, ma su questo punto spesso le famiglie italiane sono indietro, senza contare tra l’altro i frequenti errori nella raccolta differenziata che ostacolano il riciclo. Il vuoto a rendere vuole essere una soluzione più efficace.

 

 

Fonte http://www.ciaccimagazine.org/?p=8065

Rifiuti, Federambiente: «Costi di gestione indifferenziato il doppio di quelli per differenziato»

fotoIl dato emerge dal Green Book 2012. Secondo il presidente Fortini, in Italia ancora il 40% dei rifiuti finisce in discarica, spesso senza aver subito alcun trattamento. La spesa media di una famiglia è 240 euro all’anno In Italia, i costi associati alla gestione dei rifiuti indifferenziati hanno un peso doppio sui costi totali rispetto a quelli per i rifiuti differenziati.

 

È uno dei dati più significativi contenuti nel Green Book 2012 di Federambiente e Utilitatis, presentato a Roma. Un rapporto che analizza gli «aspetti economici della gestione dei rifiuti urbani in Italia», spaziando dagli assetti istituzionali agli aspetti micro settoriali, fino allo studio dei bandi di gara.

Un altro dato interessante lo fornisce il presidente di Federambiente Daniele Fortini durante la presentazione: nel nostro Paese ancora il 40% dei rifiuti (con punte dell’80% al Sud, aggiunge l’ad di Ama Salvatore Cappello) finisce in discarica, spesso senza aver subito alcun trattamento utile per minimizzare il potenziale di inquinamento.

 

Per quanto riguarda i dati più strettamente economici, Utilitatis ha calcolato anche la spesa media di una famiglia per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti: un nucleo di tre persone che vive in un’abitazione di 80 metri quadrati nel 2011 ha speso in media 240,37 euro, «con un esborso più elevato nel Centro (279,76 euro all’anno) e al Sud (274,74) e inferiore al Nord Ovest (199,91)». In merito invece alla spesa dei Comuni, il rapporto evidenzia che nel 2009 (ultimo anno disponibile), «il costo della gestione (dei rifiuti, ndr) si attesta a 8,5 miliardi di euro, determinati per il 95% da spese correnti, con un aumento del 4% rispetto al 2008. Lazio e Lombardia sostengono i costi maggiori. Il costo pro capite medio sostenuto dagli enti locali è pari a 139,7 euro per abitante, mentre rispetto alle quantità gestite si raggiunge un costo medio di 263,8 euro a tonnellata».

 

Spendono meno i Comuni e gli Ato di medie dimensioni. di Veronica Ulivieri Eco dalle Città

 

Per scaricare il Rapprto: http://www.utilitatis.org/book/green_book/2012greenbook.html

Modello 730 / 2012: le novità dopo la manovra finanziaria

fotoAnche per il modello 730/2012 sono tante le novità che attendono imprese e contribuenti, a fronte delle modifiche derivanti dall’approvazione della recente manovra finanziaria.

Nella bozza del modello 730 relativo al periodo di imposta 2011 trovano infatti spazio gli affitti con cedolare secca, ilcontributo di solidarietà (3% per i contribuenti che superano i 300 mila euro), la proroga degli sgravi fiscali per gli incrementi di produttività (imposta sostitutiva del 10% fino al relativo limite di 6 euro lordi), la tanto contestata Imposta Municipale Unica (IMU) e il differimento di 17 punti percentuali dell’acconto IRPEF.

Cedolare secca

Tra le principali novità introdotte nel modello 730/2012 dalle recenti normative troviamo il Quadro B ampliato per accogliere la cedolare secca sulle locazioni degli immobili ad uso abitativo (aliquota al 21% o al 19% a seconda della tipologia di contratto di affitto sottoscritto). Per l’applicazione della cedolare secca sugli immobili ad uso abitativo va barrata la casella nella colonna 11.

Va ricordato poi il differimento di 17 punti per la cedolare secca relativa all’anno 2011 passata al 68% al posto dell’85%.

 

IRPEF

Lo sconto IRPEF del 36% trova spazio nelQuadro E e  da compilare sono le sezioni IIIA e IIIB, inserendo i dati catastalidegli immobili che fruiranno delladetrazione fiscale.

Ricordiamo poi il differimento di 17 punti percentuali dell’acconto IRPEFper il 2011, passato dal 99% all’82%.

Acconti di imposta

Nel Quadro F vanno inseriti gli acconti di IRPEF, cedolare secca e addizionale comunale per l’anno 2011, ma anche il calcolo dell’acconto per il 2012 della cedolare.

IMU

Per fare posto alla nuova imposta che sostituisce la vecchia ICI, l’IMU, è stato introdotto il Quadro I, nel quale vanno indicati gli importi a credito 2012 da utilizzare o compensare nel modello F24.

Scadenze

Ricordiamo infine che il modello 730/2012 deve essere compilato e consegnato entro il30 aprile 2012 nel caso in cui si presenti al proprio sostituto di imposta, oppure entro il31 maggio 2012 se per la trasmissione ci si avvale di un centro di assistenza fiscale od un professionista abilitato.

 

Fonte http://www.pmi.it/impresa/contabilita-e-fisco/articolo/51320/modello-730-2012-le-novita-dopo-la-manovra-finanziaria.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+PMI.it&utm_content=2012-01-18+modello-730-2012-le-novita-dopo-la-manovra-finanziaria&autorefresh=yes

Bioshopper: biodegradabile o compostabile?

foto"Il bando sui sacchetti di plastica è un successo italiano, ma il commercio al dettaglio è inondato da finti bio-shopper. Per questo è urgente approvare una norma che definisca al meglio il concetto di biodegradabilità".

 

Così Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, è intervenuta il 12 gennaio alla conferenza stampa diAssobioplastiche a Roma. Gli italiani infatti, apprezzano molto il bando sui sacchetti non biodegradabili, come confermato anche dal sondaggio di Ispo commissionato da Assobioplastiche, ma ora serve un intervento normativo necessario a fare chiarezza sul concetto dibiodegradabilità e compostabilità dei sacchettidiffusi in commercio.

A un anno dall'entrata in vigore del bando, infatti, soprattutto il commercio al dettaglio è stato inondato da sacchetti di plastica tradizionale arricchiti con additivi chimici spacciati per "bio" ma che in realtà sono inquinanti quanto gli shopper banditi dal 1 gennaio 2011. Questi sacchetti, ad esempio, se usati per la raccolta differenziata dell'organico domestico,inquinano pesantemente il compost prodotto dagli impianti di compostaggio con frammenti di plastica, oltre a non degradarsi completamente qualoradispersi nell'ambiente.

"Chiediamo al ministro Clini di recuperare al più presto l'articolo deldecreto Milleproroghe approvato dal Consiglio dei ministri ma poi inspiegabilmente scomparso prima della firma del Presidente Napolitano, che prevedeva la regola dello spessore al di sotto del quale i sacchetti devono essere realizzati con materiali biodegradabili e compostabilisecondo la norma EN 13432 - ha aggiunto Rossella Muroni -. Solo in questo modo riusciremo a completare la rivoluzione italiana, partita con il bando e diventata un modello da seguire a livello mondiale, che ha fatto riscoprire ai cittadini del nostro Paese la sana abitudine dell'uso delle sportine riutilizzabili, fondamentali per ridurre concretamente l'uso dei sacchetti usa e getta".

Serve poi una campagna informativa sull'innovazione delle bioplastiche, recentemente oggetto di critiche da parte di alcuni soggetti evidentemente poco informati, perché sostenere che la loro produzione possa affamare il mondo togliendo spazio alle colture alimentari, vuole dire non conoscere il settore, che usa invece anche materiali vegetali di scarto che non avrebbero altri utilizzi.
Le biopastiche sono il futuro di questo settore e non a caso il rilancio di alcuni poli chimici italiani in difficoltà o smobilitazione, come Porto Torres o Terni, prevede proprio la riconversione dei cicli produttivi dalla vecchia chimica del petrolio alla nuova chimica verde delle materie prime rinnovabili.

Di M.Romagno http://www.alternativasostenibile.it/articolo/bioshopper-biodegradabile-o-compostabile-1401.html

Revet: come sottrarre le plastiche meno nobili all’incenerimento

fotoGermania 0, Italia 1. Nella complicata partita del riciclo, in cui il nostro Paese di solito figura sempre in coda rispetto ai paesi nordici,  un gruppo di aziende toscane, capitanate da Revet, ha segnato un gol. Il progetto in questione si chiama appunto Ri-prodotti in Toscana, e sta permettendo di utilizzare, per la realizzazione di vari prodotti, quelle plastiche eterogenee normalmente avviate al termovalorizzatore. Anche in Germania, dove non vengono neanche raccolta in modo differenziato.

Ma facciamo un passo indietro. Revet è un’azienda  specializzata nella raccolta, selezione e trattamento di materiali destinati al riciclaggio, che opera soprattutto in Toscana (219 le amministrazioni servite, 80% della popolazione). Nei suoi impianti si selezionano vetro, plastica, barattoli di ferro, lattine in alluminio, imballaggi in tetrapak, che poi vengono avviati al riciclo attraverso i diversi consorzi. La sede è a Pontedera (Pisa), la città della Piaggio.

L’idea di provare a riciclare anche quella plastica meno nobile (vaschette di polistirolo, sacchetti ecc), denominata plasmix, a Revet è venuta nel 2009. Di solito, infatti, vengono solo riciclate bottiglie e flaconi, che sono fatti in materiale nobile, tipo PET e HDPE. «Tutta la plastica meno nobile che raccoglievamo e davamo a Corepla, veniva destinata alla termovalorizzazione. Parliamo di una percentuale significativa sul totale della plastica raccolta, circa il 56%», spiega il presidente di Revet Valerio Caramassi. Con il progetto Ri-prodotti in Toscana, oltre a evitare le emissioni legate alla combustione, «si eliminano dunque anche quelle per il trasporto, perché queste plastiche venivano portate agli impianti del Nord Italia, o addirittura in Austria».

La svolta c’è stata quasi tre anni fa. «Abbiamo iniziato a cercare aziende del territorio che producevano prodotti in plastica vergine e che fossero disposte a fare ricerca insieme a noi per capire come riutilizzare una percentuale di plasmix nei loro prodotti». L’investimento in ricerca è stato cospicuo, oltre 1 milione di euro in tre anni: «Revet e la Regione Toscana hanno messo mezzo milione a testa, a cui si aggiungono alcune centinaia di migliaia di euro stanziati da Corepla». Nel progetto sono stati coinvolti enti e consorzi di ricerca, come l’Università di Pisa, Pont-Lab e Pon-Tech. E così, una dopo l’altra, sono nate partnership innovative.

All’inizio del 2010, la Utilplastic, azienda del distretto della plastica vicino a Pistoia, ha lanciato la linea Utilgreen: cesti, scope, vasi, fioriere prodotti con una percentuale di plasmix in media del 50%. «Con Revet, ci siamo trovati. Loro stavano cercando aziende disposte a usare il plasmix e noi volevamo fare qualcosa nel settore del riciclaggio», racconta il titolare di Utilplastic Stefano Desideri. Oggi i prodotti Utilgreen, distribuiti in collaborazione con Unicoop,  si trovano nei supermercati e ipermercati Coop di Lazio, Toscana e Campania (per ora solo ad Avellino), «ma ci stiamo impegnando per allargare la nostra rete di vendita. Stiamo anche studiando nuovi prodotti per ampliare la gamma».

Al richiamo di Revet ha risposto anche l’azienda di casa, la Piaggio. Con il plasmix, oggi vengono prodotte gran parte delle componenti plastiche degli scooter MP3 (quello con tre ruote), Liberty e Vespa. La casa motociclistica utilizza circa il 30-40% di plastiche eterogenee per realizzare sottoscocca, bauletti, contro scudi, pedane e altri pezzi, che alla fine si sono dimostrati di qualità migliore rispetto a quelli prodotti solo con plastiche vergini.

Shelbox, impresa della provincia di Firenze che produce case mobili, usa il plasmix per realizzare le persiane delle abitazioni prefabbricate. Segis (Siena) utilizza le plastiche eterogenee per realizzare arredi da esterni, mentre la Urbantech (Pisa), che produce barriere antirumore, sta lavorando a dei pannelli fonoassorbenti con una percentuale di plasmix che Sat, la società che gestisce l’autostrada tirrenica, potrà utilizzare nei tratti di sua competenza. «Con altre aziende abbiamo dei contatti già avviati, e siamo in fasi diverse», spiega Caramassi, che sottolinea come non sia sempre facile trovare imprese disposte a investire nei materiali riciclati: «Per la combustione dei rifiuti, equiparata a energia rinnovabile, ci sono degli incentivi, che però mancano per il riciclaggio. Quando contattiamo le imprese, la prima cosa che ci chiedono è quanto si risparmia con il progetto. È un problema di strategia e di politica industriale: in Germania e in Austria esistono dei contributi per le aziende che riciclano, e c’è anche una direttiva europea che vede nei giacimenti urbani il primo veicolo di approvvigionamento di materie prima per il futuro. Se per il riciclo si spendesse la metà di quello che serve per incentivare la combustione dei rifiuti, il settore decollerebbe».

Veronica Ulivieri Green News

 

 

Natale: troppi sprechi sulle tavole

fotoE’ rimasto sulle tavole circa un quarto delle portate preparate per la vigilia e per il pranzo di Natale, per un valore di oltre mezzo miliardo che rischia di finire nel bidone della spazzatura, nonostante una maggiore attenzione alla riduzione degli sprechi.

 

E' quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che ad essere gettati sono soprattutto i prodotti già cucinati e quelli piu’ deperibili come frutta, verdura, pane, pasta, latticini e affettati.Secondo la Coldiretti polpette, frittate, pizze farcite, ratatouille e macedonia sono un'ottima soluzione per utilizzare gli avanzi secondo le preziose ricette della nonna. In un momento didifficoltà economica è infatti importante raccogliere l'invito alla sobrietà e - sottolinea laColdiretti - ad utilizzare la fantasia e il tempo libero delle feste per recuperare con gusto i cibi rimasti sulle tavole.

Polpette o polpettoni a base di carne o tartare di pesce sono una ottima soluzione per recuperare il cibo del giorno prima, ma anche le frittate possono dare - continua la Coldiretti - un gusto nuovo ai piatti di verdura o di pasta, senza dimenticare la ratatouille. La frutta secca in piu' può essere facilmente caramellata per diventare un ottimo “torrone” mentre con quella fresca si ottengono pasticciate, marmellate o macedonie. E per dare un nuovo sapore ai dolci piu' tradizionali, come il pandoro o il panettone, si ricorre spesso alla farcitura con creme mentre lo spumante avanzatopuo’ essere utilizzato per fare un buon risotto o per rendere piu’ saporito il pollo alla cacciatora.

Recuperare il cibo è una scelta che - conclude la Coldiretti - fa bene all'economia e all'ambiente con una minore produzione di rifiuti in un momento come le festività di  Natale in cui peraltro c'è una maggiore disponibilità di tempo libero e sono in molti a cogliere l'occasione per dedicare un po' piu' di tempo ai fornelli.


 

Piatti e bicchieri di plastica : dal 1° luglio 2012 pagano il contributo ambientale e andranno nella raccolta differenziata

fotoIl Consiglio di amministrazione Conai ha deliberato l’applicazione del contributo ambientale a piatti e bicchieri in plastica monouso a partire dal 1° luglio 2012. Intervista di Eco dalle Città a Gianluca Bertazzoli, responsabile comunicazione e relazioni esterne Corepla (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio ed il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica)

Dal 1° luglio piatti e bicchieri dovranno essere gettati nei contenitori della plastica?
Siamo arrivati ad una definizione dal lato contributivo ed è in corso un confronto collaborativo con Anci per trasformare questa modifica contributiva in una modifica sull’apertura della raccolta a piatti e bicchieri di plastica. Se va bene, il via libera speriamo di averlo prima di luglio. Diciamo che la deadline è il primo luglio se riusciremo a trovare una soluzione che vada bene a tutti. E’ in corso con Anci un confronto che sta andando positivamente. Speravamo di partire il 1° gennaio ma il Conai ha chiuso la discussione lo scorso novembre. Poi c’era da parlare con Anci su come trasformare la decisione in un allargamento della raccolta. Grossi problemi non dovrebbero essercene. Speriamo quindi di partire anche prima di luglio.

In base a quanto scritto nell’informativa Conai, il contributo ambientale non viene però applicato a tutti i soggetti. Ci può spiegare cosa significa?
Questo era il problema di base. Piatti e bicchieri sono imballaggi se vengono usati per contenere e somministrare bevande e cibi. Non sono imballaggi se vengono usati per fini privati, se ad esempio in casa mangiamo nei piatti di plastica, quello non è un imballaggio. Se invece mangio ad una sagra o in una mensa il piatto che mi viene dato è un imballaggio anche se è esattamente lo stesso piatto che possono comprare al supermercato. Questa era la grossa difficoltà per piatti e bicchieri dal punto di vista contributivo. Poi rispetto alla raccolta ci sono tutte le criticità dal punto di vista pratico.

Quali sono le criticità pratiche?
La nostra grande paura, l’abbiamo già detto, è che la raccolta di piatti e bicchieri si trascini dietro del rifiuto organico. Anche da parte di Anci e Federambiente c’è questa preoccupazione. Su questo aspetto ci sarà bisogno di informazione e comunicazione. Bisognerà lavorare molto sulla sensibilizzazione, facendo capire alla gente che dovrà fare un piccolo sforzo: non si tratta di lavare piatti e bicchieri ma di certo, come tutti gli imballaggi, vanno svuotati senza lasciare avanzi di cibo.

C’è il rischio di un aumento dei costi…
Non è solo un problema di costi. Dal punto di vista “economico-fiscale” c’è il pericolo che la raccolta diminuisca qualitativamente e quindi che diminuiscano i corrispettivi che i Comuni ricevono. Prima di tutto c’è un problema di natura igienico-sanitaria, trattandosi di avanzi di cibo. E’ un problema per gli addetti che lavorano negli impianti di selezione.

di Giuseppe Iasparra
Eco delle Città

Per un Natale green a prova di...rifiuti

foto 1Bastano alcune semplici attenzioni per trasformare un regalo ricevuto in una buona pratica per l'ambiente. Ecco qualche consiglio del Gruppo Hera all'insegna della sostenibilità.

 

Carta colorata, fiocchi, cartoncini e involucri di ogni tipo: a Natale, come ogni anno, sotto l'albero arrivano i regali e, con loro, anche tanti rifiuti. Ovviamente, non vanno cestinati tutti insieme: per fare un dono all'ambiente e vivere un Natale "green" e più ecologico, vanno conferiti in maniera corretta, stando attenti a riconoscere i diversi materiali. Per questo, è importante seguire alcune regole. Gli imballaggi voluminosi in cartone devono essere ridotti di volume e gettati insieme alla carta. Gli imballaggi in plastica o polistirolo vanno invece inseriti nei contenitori della plastica: se grossi, la destinazione è la stazione ecologica del proprio comune. Nel caso siano sporchi, vanno insieme all'indifferenziato. La carta regalo, se argentata, va nell'indifferenziato così come i nastri che decorano i pacchi dono. Il vetro si può riciclare all'infinito: le bottiglie, dopo il brindisi, vanno conferite negli appositi contenitori.
Le luci di Natale, se non più utilizzabili, diventano Raee (Rifiuti da Apparecchiature elettriche ed elettroniche) e devono essere portate alle stazioni ecologiche.

Gli alberi di Natale senza radici, non più trapiantabili, possono essere trasformati in ottimo fertilizzante da riutilizzare in agricoltura. Hera invita i cittadini a conferirli presso la stazione ecologica del proprio Comune. Nel caso sia attivo nel proprio Comune il servizio di ritiro dei rifiuti verdi è possibile anche chiederne il ritiro gratuito a domicilio chiamando il numero verde 800.999.500. In ogni caso, è indispensabile evitare che finiscano nei cassonetti dell'indifferenziato o, addirittura, ammassati vicino ai contenitori per la raccolta dei rifiuti. Gli alberi di Natale sintetici, se non più utilizzabili, vanno portati alla stazione ecologica. I rifiuti organici corrispondono a circa il 30% di tutti i rifiuti prodotti: dove è presente il servizio di raccolta, è necessario conferirli nel contenitore della frazione organica. In alternativa, possono essere riutilizzati attraverso l'uso della compostiera, un contenitore che trasforma gli scarti organici (residui dei pasti, erba e fogliame) in concime attraverso un processo di degradazione naturale.

 

A Natale capita spesso di ricevere (o donare) cellulari, pc, palmari, televisori e altro ancora: smaltire questi apparecchi elettronici è dunque all'ordine del giorno. La prima cosa da fare è cercare di riutilizzarli, magari regalandoli a qualcuno a cui possano fare comodo. In seconda battuta, possono essere portati alle stazioni ecologiche del territorio dove vengono avviati a recupero. Queste apparecchiature, infatti, contengono metalli come piombo, cadmio, oro, cobalto, risorse esauribili in natura che, attraverso la raccolta differenziata, possono invece essere recuperate e riutilizzate. Attualmente lo si fa ancora poco: in Italia, secondo una recente indagine, solo il 42% degli italiani che buttano via un piccolo elettrodomestico lo fa adottando comportamenti corretti, cioè recandosi alla piazzola ecologica o facendo ritirare il rifiuto dal negoziante. Il restante 58% lo butta nell'indifferenziato oppure lo stipa da qualche parte in casa, inutilizzato I metalli sono invece interamente riciclabili: possono essere usati varie volte, riducendo le nuove estrazioni e l'impatto ambientale delle trasformazioni delle materie vergini.

 

Gestore unico rifiuti

Il Tirreno  cronaca di Pisa:
Con la firma davanti al notaio di 95 sindaci (sui 111 delle province Massa Carrara, Lucca, Pisa e Livorno) è nata ieri a San Michele degli Scalzi la società “RetiAmbiente”, ultimo atto pubblico prima della gara per individuare il socio privato dell’Ato Costa, l’Ambito territoriale ottimale che gestirà il ciclo dei rifiuti nei quattro territori.
 
 Il prossimo passo della newco, entro il 31 dicembre, è pubblicare la gara per individuare il socio privato. L’obiettivo finale è costituire un gestore unico di tutti i servizi dell’Ato, sostituendo le attività oggi affidate a trenta diversi operatori senza ripercussioni sui circa 1.800 impiegati. A regime, raccolta e smaltimento avranno un unico soggetto, un’unica tariffa per i cittadini e costi minori.  Il gestore integrato costituirà una delle cinque maggiori realtà italiane nel settore: servirà 1,35 milioni di abitanti e tratterà circa un milione di tonnellate annue di rifiuti per un ricavo di circa 260 milioni di euro.
 

Spazzatour: inquietante servizio di Report sui rifiuti ed i giocattoli per bambini

ASSOLUTAMENTE DA VEDERE

 

Per smaltire e riciclare i materiali plastici i produttori pagano un contributo all’origine, che ricade di fatto su tutti i cittadini. Ma i rifiuti prima di essere lavorati spariscono dal nostro Paese, prendono altre vie - soprattutto quelle della Cina - e ritornano sotto forma di giocattoli e altro che compriamo a basso prezzo. A volte però vengono sequestrati perché sono contaminati da sostanze tossiche, cosa accade?

 

Ce lo racconta l’inchiesta di Emilio Casalini.

 

Clicca sull'immagine per vedere la puntata del 20-11-2011 sul sito ufficiale di Report

report

 

Ripresa oggi la raccolta dei rifiuti urbani

Oggi Se.Ver.A. ha ripreso la raccolta dei rifiuti a Gallicano

Falsi sacchetti bio. Quibio: "Continua la speculazione della plastica"

fotoSi riaccende l'attenzione attorno alle buste usa e getta bio, divenute obbligatorie dal 1 Gennaio 2011. Quibio, sito web impegnato nella diffusione di prodotti biodegradabili e compostabili, denuncia la circolazione sul mercato di 'biosacchetti' contenenti una percentuale di plastica, quindi non biodegradabili al 100 per cento.

 

Subito dopo l'entrata in vigore della legge che ha introdotto l'obbligo di utilizzo dei sacchetti biodegradabili e compostabili, il sito Quibio.it aveva manifestato speranze ma soprattutto timori. Il rischio maggiore riguardava l'immissione sul mercato di biosacchetti contenenti una percentuale di plastica non bio, quindi non compostabili. Cosa puntualmente avvenuta, spiega in una nota Quibio, da dieci anni impegnato nella diffusione di prodotti biodegradabili e compostabili, che adesso riaccende l'attenzione attorno alle buste usa e getta bio, divenute obbligatorie dal 1 Gennaio 2011. “Ad inizio anno avevamo salutato con grande soddisfazione l'entrata in vigore dell'obbligo all'utilizzo dei biosacchetti - scrive Quibio in una nota-. La notizia era ed è ancora molto positiva, prima di tutto per l'ambiente: grazie a questa norma ogni giorno vengono prodotte centinaia di migliaia di tonnellate di plastica in meno”.

“Allo stesso tempo avevamo suonato un campanello d'allarme relativamente al rischio di speculazione sul possibile business che si sarebbe innescato, ossia alla possibile immissione sul mercato di biosacchetti contenenti una percentuale di plastica tradizionale per aumentare i guadagni. Con enorme dispiacere, dobbiamo constatare che ciò è avvenuto, e la rabbia che sta montando tra i consumatori dimostra che molti se ne stanno accorgendo” sono le parole del fondatore di Quibio.

Il responsabile del sito continua: “Cosa sta accadendo esattamente? Per tenere bassi i costi di produzione del sacchetto e speculare sulla loro vendita, molti sacchetti vengono tagliati con una percentuale di plastica non bio all'interno. Ciò, però, non li renderebbe più biodegradabili al 100% e quindi non compostabili. È arrivato il momento di sollevare il problema, per evitare che ciò che abbiamo fatto uscire dalla porta non ci rientri dalla finestra. Da una nostra indagine, infatti, solo la grande distribuzione e pochi esercenti minori stanno andando nella giusta direzione, utilizzando biosacchetti che rispettano la norma 13432 Ok Compost”.

Fonte: Quibio

Il Comune di CASTELNUOVO permette a SEVERA di ripartire

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Se.Ver.A. da oggi riattiva il servizio di igiene urbana

severa

Pronti 200mila euro per Se.Ver.A.

Da il Tirreno 20/11/2011:

I soldi ci sono, ma la raccolta dei rifiuti si è bloccata. Il nuovo capitolo di Se.Ver.A. vive una fase paradossale. Mentre il servizio è sospeso, i comuni hanno pronto il denaro che serve per sbloccare la situazione.

 

Lo dice Elena Picchetti, assessore alle partecipate di Castelnuovo. «Gallicano deve versare 150mila euro, noi abbiamo pronti 200mila euro che da martedì saranno a disposizione di Se.Ver.A. - spiega Elena Picchetti - abbiamo avuto un incontro con l'azienda. La Rea, società di smaltimento di Livorno, ha pignorato a Se.Ver.A. un credito nei nostri confronti. L'udienza c'è a febbraio e fino ad allora potremmo stare con le mani in mano, ma siccome abbiamo a cuore le sorti dei dipendenti, abbiamo proposta un'apertura per dare ossigeno.

 

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